Domani la sentenza Cappato-Welby per il suicidio di Davide Trentini

L'aiuto offerto a D.Trentini è punibile? Tre gli scenari possibili. Presidio del Popolo della Famiglia davanti al tribunale di Massa, dove si celebra il processo. L'evento verrà trasmesso in diretta sul sito di Radio Radicale.


La mattina di lunedì 27 luglio si terrà, presso il tribunale di Massa, l'udienza del processo Cappato-Welby, per il concorso al suicidio di Davide Trentini, in Svizzera. La seduta sarà dedicata alle arringhe della difesa e della Pubblica Accusa. I giudici decideranno se l'aiuto al suicidio assistito offerto a chi non dipende da macchinari sia punibile, o no.

Sono tre i requisiti certamente posseduti da Davide Trentini (patologia irreversibile, fonte di sofferenze intollerabili e capacità di intendere e volere), quella che rimane da dimostrare è la quarta condizione prevista. Dopo la rivoluzionaria sentenza della Corte Costituzionale dello scorso settembre, che legalizza l’accesso al suicidio assistito alla presenza di 4 “Criteri oggettivi”, la disobbedienza civile di Mina Welby e Marco Cappato - rispettivamente co-presidente e Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni -punta ora alla effettiva affermazione del diritto all'autodeterminazione. Davide Trentini, 53enne malato di sclerosi multipla da trent’anni, nell’aprile del 2017 decise di metter fine alle proprie sofferenze optando per il trasferimento in Svizzera, dove ricorse al suicidio assistito. Per riuscirci contattò Marco Cappato e Mina Welby. Quest'ultima fornì aiuto per completare la documentazione necessaria e lo accompagnò fisicamente, mentre l'altro lo sostenne economicamente, attraverso l’associazione Soccorso Civile di cui fanno parte entrambi insieme a Gustavo Fraticelli. Il giorno dopo Mina Welby e Marco Cappato, si presentarono presso la Stazione dei carabinieri di Massa per autodenunciarsi.

LO STALLO PARLAMENTARE

Nonostante le indicazioni della Consulta, che a seguito della sentenza si rivolse al legislatore sottolineando l’urgenza di una legge sul tema, fino ad ora il Parlamento non ha fatto altro che qualche giornata di audizioni degli esperti, senza nemmeno arrivare alla formazione di un testo base su cui incardinare un dibattito sul tema. Questa sentenza giunge in assenza di legge sulla materia e in presenza di una sentenza della Corte Costituzionale che ancora il diritto all'autodeterminazione alla costituzione e a leggi esistenti rendendo non punibile l'aiuto al suicidio fornito a malati determinate condizioni.

Davanti al tribunale vi sarà, anche stavolta, un presidio del Popolo della Famiglia. Il referente del PdF per la Toscana, Pier Luigi Tossani, dichiara: "Un uomo è stato aiutato a uccidersi. Il suo nome era Davide. Davide Trentini. Già questa è una grande sconfitta per l'umanità. Se è vero che chi salva una vita, salva il mondo intero (Talmud di Babilonia), dunque, chi collabora attivamente a sopprimere una vita, condanna a morte il mondo intero. Ordinariamente, nel relativo processo penale, il ruolo del Collegio Giudicante dovrebbe semplicemente essere quello di accertare se gli imputati sono o meno colpevoli, a norma di legge, del reato di suicidio assistito. Nel caso specifico dovrebbe esservi condanna, poiché Trentini non era attaccato ad apparecchi di sostegno vitale, come prescritto dalla Corte Costituzionale, affinché l'aiuto al suicidio non costituisca reato. In realtà, secondo la consueta strategia dell'Associazione Luca Coscioni, Cappato e Welby, collaborando al suicidio di Trentini, hanno voluto appositamente e deliberatamente far saltare l'ultimo dei quattro paletti posti dalla Consulta al suicidio assistito. Poi, dopo essersi auto-denunciati, hanno già anticipato che nella prossima udienza compiranno l'azione propagandistica di ricorrere nuovamente alla Consulta medesima, affinché essa dichiari la totale illegittimità costituzionale dell’art. 580 del codice penale. Per compiere questa operazione ideologica, una vita umana - quella di Trentini - è stata soppressa. E questo è gravissimo. Vedremo, a suo tempo, cosa vorrà deliberare la Corte Giudicante di Massa. In conclusione della vicenda, se l'istanza di Cappato e Welby di adire la Consulta fosse accolta, e, terminato il lungo e complesso iter, gli imputati dovessero malauguratamente andare assolti, questo comporterebbe che la Consulta avrebbe smentito sé stessa, che in sostanza le sue determinazioni ben poco contano negli equilibri costituzionali e istituzionali, e che, nel nostro Paese, le cateratte della morte assistita sarebbero spalancate. Infine, il Popolo della Famiglia pone alla società civile una riflessione su una evidenza inquietante: Il suicidio assistito, secondo la versione integrale dell'art. 580 C.P., era un reato penale punibile con la reclusione da cinque a dodici anni. In poco tempo, la Consulta lo ha già parzialmente depenalizzato, e vi è la concreta possibilità che possa essere completamente liberalizzato. Ovvero, da delitto, l'aiuto al suicidio sta passando a diritto. Come è potuto avvenire questo completo ribaltamento del parametro di civiltà?... E' davvero questo lo huxleyano mondo nuovo che vogliamo per noi e per i nostri figli?..."

Redazione Nove da Firenze