Domani il Partito Radicale rientra a Sollicciano

Lunedì 11 giugno il garante regionale dei diritti dei detenuti Corleone in visita al penitenziario di Livorno. Carcere di Ranza: obiettivo ridurre l'isolamento. Il sindacato di polizia penitenziaria si occupa del personale di Gorgona


A distanza di due mesi dall’ultima visita, lunedì 11 giugno una delegazione del Partito Radicale, insieme a esponenti del mondo politico e associazionistico fiorentino, tornerà a visitare il carcere di Sollicciano. Prosegue, quindi, il lavoro di controllo e verifica che il Partito Radicale sviluppa costantemente in tutte le situazioni carcerarie particolarmente critiche, con l’autorizzazione del DAP. Lo scorso aprile, infatti, la situazione dell’istituto penitenziario fiorentino aveva destato forte preoccupazione tra i membri della delegazione. La delegazione sarà composta da Rita Bernardini (Presidenza del Partito Radicale), Donella Verdi, (consigliere comunale - Firenze riparte a Sinistra), Sandra Gesualdi (Fondazione Don Lorenzo Milani), Grazia Galli, Emanuele Baciocchi, Maurizio Morganti e Massimo Lensi, militanti radicali dell’Associazione “Andrea Tamburi”, e da due studenti universitari, Beatrice Laurita e Carlo Resta.

Lunedì 11 giugno alle 9, il garante regionale dei diritti dei detenuti Corleone visiterà le Sughere. “La vittima è un detenuto di alta sicurezza trasferito dal carcere di Fossombrone nelle Marche a quello di Livorno contro la sua volontà, adducendo la necessità di una osservazione psichiatrica. Siamo al trionfo del surreale. Si tratta di un suicidio annunciato”. Così Franco Corleone esprime tutta la sua amarezza di fronte alla tragedia avvenuta mercoledì, nel carcere delle Sughere dove un detenuto di 58 anni che stava scontando una condanna all’ergastolo si è tolto la vita. “La Toscana – afferma Corleone - non ha ancora risolto il problema dell’istituzione di sezioni adeguate per detenuti con problemi psichiatrici e non è in grado di accogliere persone con gravi problematiche da altre regioni”. Il garante attribuisce una “grave responsabilità al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria”, quella di “avere assunto una decisione che si è rivelata sconsiderata”, e ribadisce quanto sia “indispensabile recuperare dal decreto di riforma dell’Ordinamento penitenziario le misure sulla salute psichica in carcere”. Corleone ha ribadito le problematiche del penitenziario, sia strutturali che di vita interna, sia nell’alta sicurezza che nella media sicurezza. Tra le priorità più volte ribadite dal garante regionale ci sono nell’alta sicurezza la messa in funzione della cucina, gli spazi per studio e socialità, una maggiore attenzione per assicurare permessi e misure alternative; nella media sicurezza, il ripristino delle docce e poi, assicurare l’inizio dei lavori per gli alloggi della polizia penitenziaria, la ristrutturazione di due padiglioni chiusi e la riapertura di una sezione femminile.

Abbattere l’isolamento della Casa di Reclusione di Ranza garantendo ai detenuti e al personale di sicurezza i servizi essenziali pur nel rispetto delle normative in materia di sicurezza. E’ questo l’obiettivo del Comune di San Gimignano secondo quanto emerso dal consiglio comunale aperto che si è tenuto martedì 5 giugno in carcere e al quale hanno partecipato anche i rappresentanti del mondo del volontariato, l’Assessore Regionale alla Salute Stefania Saccardi ed il Provveditore Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria Antonio Fullone. Gli amministratori hanno preso atto del percorso virtuoso intrapreso negli ultimi anni in merito al calo del numero dei detenuti e alla collaborazione con enti e associazioni nelle azioni trattamentali dei detenuti. La seduta si è poi concentrata su quelle che sono le maggiori criticità legate a comunicazione, approvvigionamento idrico, accesso ad alcuni servizi sanitari e trasporti da e per la Casa di Reclusione. Senza dimenticare l’annoso problema della mancanza di una dirigenza stabile. Per quanto riguarda la carenza idrica l’amministrazione penitenziaria ha calendarizzato l’impegno per l’intervento su un secondo pozzo. Proficua poi la collaborazione con la Regione Toscana e con gli enti locali che porterà il 12 giugno all’inaugurazione del marciapiede che collega l’ingresso del carcere al parcheggio. L’amministrazione comunale di San Gimignano è già al lavoro, inoltre, per implementare il servizio di trasporto da e per la Casa di reclusione. Sul tema del difficile accesso ad alcuni servizi sanitari la Regione Toscana si è impegnata a monitorare la questione delle visite specialistiche favorendo l’uso del centro clinico del carcere di Pisa per velocizzare l’accesso dei degenti. Non solo, al vaglio dell’amministrazione comunale la previsione urbanistica che possa permettere la realizzazione di alloggi destinati alla Polizia Penitenziaria e, in collaborazione con la Regione, un progetto per portare la banda larga fino a Ranza.

«Dobbiamo abbattere le barriere ideologiche per poter inquadrare Ranza come una frazione da 400 abitanti del comune di San Gimignano – ha sottolineato il sindaco Giacomo Bassi -. Tra istituzioni, ognuna per propria competenza, abbiamo il dovere di garantire sicurezza ma al tempo stesso dignità nel percorso di riabilitazione dei detenuti». «Il Comune, per quanto non abbia competenza diretta in materia, si è fatto portavoce di una necessità, quella di non lasciare il carcere "lontano dagli occhi e dal cuore" ma di far sentire tutti parte di una comunità; i problemi non si risolvono se non sentendoci tutti responsabili, ognuno per la propria parte – ha evidenziato l’assessore alle politiche sociali Ilaria Garosi -. A ciascuno di noi spetta il compito di rompere l'isolamento. L'isolamento fisico dato dall'assenza dei trasporti, quello frutto dei collegamenti telefonici ed internet che vanno e vengono, quello dato dal senso di abbandono che talvolta vive chi ci lavora, quello accresciuto dalla mancanza di una dirigenza stabile».

Nei giorni scorsi di Gorgona hanno parlato giornali e TV anche nazionali. Ma nonostante la grande attenzione da aprile 2017 per tre mesi, la mensa del personale rimase chiusa ed i Poliziotti penitenziari hanno dovuto “arrangiarsi come possibile” per potersi garantire i loro normali pasti giornalieri. Da oltre un anno la FNS CISL chiede il rispetto di questo diritto del personale, ma mentre l’Amministrazione Penitenziaria e la Ditta appaltatrice si scrivono tra loro e si rimpallano l’adempimento, gli unici penalizzati restano i lavoratori della Polizia penitenziaria.

E’ stata approvata a maggioranza una proposta di risoluzione che impegna l’assemblea regionale ad assicurare, attraverso il garante dei detenuti Franco Corleone, la finalità rieducativa della pena e il reinserimento sociale dei condannati. Nell’atto si chiede, inoltre, che venga sostenuta e rafforzata l’efficienza dell’ufficio del garante regionale nel compimento delle funzioni assegnategli dalla legge 69/2009 “Norme per l’istituzione del Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale”, anche con un incremento di personale. Approvato anche un ordine del giorno, presentato dal Partito democratico, per sollecitare l’istituzione di Garanti dei detenuti in tutti quei comuni dove sono presenti strutture carcerarie. Su 28 presenti in aula 21 hanno votato a favore e 7 contro. Il presidente della commissione Affari istituzionali, Giacomo Bugliani, ha illustrato in aula la relazione annuale svolta nel 2017 e fornito alcuni numeri: nell’anno passato si registra una tendenza all’aumento dei detenuti a livello nazionale mentre in Toscana c’è stabilità nell’ordine delle 3.300 unità, ma nonostante non ci siano punte di sovraffollamento, la condizione di vita quotidiana nelle carceri non è migliorata in maniera significativa. Tra le carenze più evidenti spicca quella di Arezzo dove la casa circondariale è ancora semichiusa, Pisa dove il Don Bosco presenta una situazione intollerabile e Livorno dove Le Sughere sono ancora in fase di ristrutturazione. Tra gli aspetti positivi, è stato ricordato che nel 2018-2019 saranno realizzati alcuni lavori negli istituti toscani per il ripristino degli impianti e l’installazione di pannelli fotovoltaici per la generazione di energia e per la realizzazione del nuovo spazio trattamentale nel carcere di Lucca. Nella geografia penitenziaria toscana si sono consolidati i cambiamenti avvenuti nel 2016: la Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza di Volterra è ormai a pieno regime, mentre stanno prendendo avvio i lavori per realizzare la seconda Rems provvisoria nella struttura che ospitava il carcere femminile di Empoli. Ancora numeri sulla composizione della popolazione detenuta: resta bassa la presenza di detenute femminili al 3,7 per cento, inferiore alla media nazionale del 4,2 per cento. Alla fine di marzo 2018 le donne detenute erano in tutto 124, di cui 92 a Firenze Sollicciano e 32 a Pisa. Molto alta, invece, la percentuale di popolazione detenuta straniera in Toscana, il 49,5 per cento rispetto ad una media nazionale del 34 per cento. Nel 2017 sono diminuiti i suicidi in carcere, da 6 ad 1, e anche i tentati suicidi, da 125 a 104, e gli atti di autolesionismo da 1103 a 854. Per quanto riguarda la posizione giuridica dei detenuti, la Toscana presenta un quadro migliore di quello nazionale: la percentuale dei detenuti condannati in via definitiva è del 72,5 per cento a livello regionale, mentre è del 64,8 per cento a livello nazionale. Alta la percentuale di detenuti tossicodipendenti, il 30 per cento al 31 dicembre 2017, con 988 presenze e quella dei detenuti condannati per violazione dell’art. 73 della Legge sulle droghe il 35 per cento del totale. Per gli interventi di esecuzione penale esterna al 31 marzo 2018 si avevano 7.414 soggetti in carico agli Uffici di esecuzione penale esterna con un incremento notevole rispetto all’anno precedente (6.420 in carico al UEPE nel 2016); complessivamente nel 2017 si sono avuti 1.824 affidati in prova al servizio sociale, 1.445 detenuti domiciliari, 227 semiliberi, oltre a 2.388 messi alla prova e 1.576 lavori di pubblica utilità. Tra gli impegni programmatici per il 2018, anche il rinnovo del patto siglato due anni fa con l’Amministrazione penitenziaria, per collaborare al miglioramento delle condizioni di detenzione negli istituti toscani e la diffusione della conoscenza sui rimpatri assistiti. Riguardo alla salute, il livello di attenzione deve rimanere alto sulle problematiche psichiche e sui trattamenti sanitari obbligatori.

Redazione Nove da Firenze