Decreto sicurezza, i sindaci dell'area fiorentina: misure contraddittorie, illegittime e discriminatorie

I primi cittadini scrivono al presidente Rossi chiedendo che le istanze dei Comuni vengano raccolte nell'impugnativa presentata dalla Toscana nelle scorse settimane


Il decreto sicurezza? “Viola il principio di uguaglianza, introduce discriminazioni rispetto agli stranieri, crea incertezze per gli enti locali ed è chiaramente contraddittoria” convinti di questo i sindaci dei 15 Comuni dell'area a sud-est di Firenze, firmano una lettera inviata al presidente della Toscana Enrico Rossi in cui chiedono che la Regione raccolga anche le loro istanze nel ricorso al decreto presentato nelle settimane scorse alla Corte costituzionale.

La lettera è sottoscritta dal sindaco di Bagno a Ripoli, presidente della Conferenza zonale dei sindaci, Francesco Casini, Giacomo Trentanovi sindaco di Barberino Valdelsa, Anna Ravoni sindaco di Fiesole, Giulia Mugnai sindaco di Figline Incisa Valdarno, Paolo Sottani sindaco di Greve in Chianti, Alessio Calamandrei sindaco di Impruneta, Aleandro Murras sindaco di Londa, Renzo Zucchini sindaco di Pelago, Monica Marini sindaco di Pontassieve, Cristiano Benucci sindaco di Reggello, Daniele Lorenzini sindaco di Rignano sull'Arno, Mauro Pinzani sindaco di Rufina, Massimiliano Pescini sindaco di San Casciano Val di Pesa, Alessandro Manni sindaco di San Godenzo, David Baroncelli sindaco di Tavarnelle Val di Pesa.

Nel mirino dei sindaci, in particolare, l'articolo 13 del decreto sicurezza, che abroga l'iscrizione anagrafica degli stranieri richiedenti asilo. Una misura, scrivono nella missiva, “che appare viziata da manifesta illegittimità costituzionale per violazione del principio di uguaglianza poiché introduce una irragionevole discriminazione rispetto agli altri stranieri in possesso di permesso di soggiorno che in presenza di dimora abituale o domicilio effettivo (come quello dei richiedenti asilo), sono obbligatoriamente iscritti alle anagrafi delle popolazioni residenti a condizione di parità coi cittadini italiani”. La norma contenuta nel decreto, secondo i sindaci, “crea incertezze per gli enti locali”, impedisce agli amministratori “di conoscere con certezza il numero delle persone presenti sul proprio territorio e di determinare i servizi pubblici e sociali che i Comuni hanno l’obbligo di garantire e rischia di riaprire il contenzioso giudiziario per stabilire quale debba ritenersi la dimora abituale del richiedente”.

L'abrogazione dell'iscrizione all'anagrafe dei richiedenti asilo, sostengono i sindaci, appare inoltre “contraddittoria”, dal momento che il permesso di soggiorno rilasciato per la richiesta di asilo è “l'unico documento di riconoscimento che può essere chiesto allo straniero che ha chiesto protezione internazionale per l’accesso ai diritti riconosciuti dalla legge”.

“In sostanza – spiega Casini – con le nuove norme introdotte dal governo non solo non si risolvono i problemi ma si aggravano, creando più clandestini e senza dare una risposta reale al vero tema sicurezza. Maggiore sicurezza si ottiene solo inviando sul territorio più agenti delle forze dell'ordine a presidio delle nostre città e con una vera riforma della giustizia. Il resto è demagogia”.

Redazione Nove da Firenze