Dario Nardella: "La Città Metropolitana è altra cosa rispetto alle Province"

Attuazione Legge Delrio, stamani a Firenze la prima seduta dell'Osservatorio regionale. Biagiotti: "L'attribuzione delle funzioni deve andare di pari passo con le risorse". In Toscana 4500 lavoratori proclamano lo stato di agitazione. Convegno a palazzo Bastogi venerdì 14 novembre


"La legge Del Rio affida alle Città Metropolitane funzioni specifiche e aggiuntive. Ecco perché non sono Province con un altro nome, ma enti costituzionali". Il Sindaco Metropolitano di Firenze Dario Nardella chiede alla Regione Toscana "di prendere atto di questa differenza tra Province e Città Metropolitana. Vi è una rosa di funzioni che possono essere dislocate con discernimento. E' inutile ripartire competenze se non sono chiare le risorse disponibili sulla base della legge di stabilità". In qualità di responsabile del coordinamento delle Città Metropolitane, Nardella ha annunciato stamani nel Consiglio metropolitano di Firenze di aver aperto una trattativa col Governo sui nuovi Enti: "Non si può pensare che il taglio delle risorse possa abbracciare in modo indistinto due diversi enti come Province, che vanno ad alleggerirsi in vista di un loro superamento, e Città Metropolitane che hanno un'altra missione. Dunque chiediamo il riconoscimento della specificità delle Città metropolitane e del loro ruolo nel contesto nazionale". Si tratta anche di stabilire gli strumenti fiscali della Città Metropolitana. Per Nardella la strada da percorrere è quella di assorbire in una sola local tax anche i cespiti dal destinare alla Città: "Il Governo dovrebbe tenere conto della specificità degli Enti che sono stati virtuosi nella tassazione e nell'uso delle risorse". Si tratta anche di stabilire gli strumenti fiscali della Città Metropolitana. Per Nardella la strada da percorrere è quella di assorbire in una sola local tax anche i cespiti dal destinare alla Città: "Il Governo dovrebbe tenere conto della specificità degli Enti che sono stati virtuosi nella tassazione e nell'uso delle risorse".


Sette titoli e 28 articoli per uno Statuto snello che concretizza ruolo e funzioni della Città Metropolitana di Firenze. La bozza, "una proposta aperta", è stata illustrata stamani dal Sindaco metropolitano Dario Nardella nel Consiglio convocato nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio. Pur facendo riferimento al modello proposto dall'Anci, lo Statuto metropolitano di Firenze presenta caratteristiche originali e innovative in ordine, ad esempio, alla pianificazione strategica, per "realizzare uno sviluppo territoriale, economico e sociale condiviso con i Comuni ad essa appartenenti" (art.5), e al Piano territoriale metropolitano che costituirà "il quadro di riferimento per i piani di competenza dei Comuni e dei loro strumenti regolativi" (art. 6). Il Piano definisce le scelte per il governo del territorio nel medio e lungo termine. In sintesi, rispetto al "vecchio" Ptcp (Piano territoriale di coordinamento), lo Statuto recepisce le novità della legge Del Rio (che affida alla Città metropolitana il coordinamento della pianificazione territoriale generale) e consente di associarle alla legge regionale 49/214. Di fatto lo Statuto prefigura la possibilità per i Comuni di scrivere insieme le regole urbanistiche. Nei rapporti tra Città Metropolitana ed altri Enti "per lo svolgimento di funzioni, servizi o specifiche attività, singoli Comuni o Unioni di Comuni possono avvalersi degli uffici della Città metropolitana" e viceversa, in base a convenzioni "che definiscono obiettivi, modalità, durata dell'avvalimento, disciplinando i rapporti finanziari tra le amministrazioni coinvolte" (Art.22). Un segnale molto forte il Sindaco Metropolitano lo ha voluto lanciare in direzione di "enti e società strumentali "marcando una novità e differenziandoci dal passato, perché non ci si allarghi in ambiti non appropriati". In base all'art. 20, infatti, "la Città Metropolitana non può istituire enti strumentali e società di diritto privato o assumere partecipazioni in enti e società diverse da quelle già esistenti". La Città Metropolitana, inoltre, promuove "l'accorpamento, la fusione e la dismissione delle società e delle partecipazioni non funzionali ai fini istituzionali allo scopo di conseguire risparmi o una migliore funzionalità nello svolgimento delle attività". Nell'organizzazione degli uffici e dei servizi, il nuovo Ente persegue "obiettivi e criteri di coordinamento, responsabilità, efficienza, efficacia, contenimento dei costi, flessibilità, valorizzazione delle professionalità di dirigenti e dipendenti, promozione delle pari opportunità e rispetto delle relazioni sindacali" (art.25). In presenza di ragioni eccezionali di necessità e urgenza il Sindaco metropolitano "può esercitare con provvedimento d'urgenza i poteri del Consiglio". Questi provvedimenti dovranno essere sottoposti a ratifica del Consiglio' nella prima seduta utile e, in caso di mancata ratifica, perdono efficacia sin dal momento della loro adozione (art. 15). Nella bozza di Statuto si specificano i compiti della Conferenza metropolitana, organo collegiale composto da tutti i Sindaci dei Comuni compresi nella Città, con poteri propositivi e consultivi, nonché quelli deliberativi riconosciuti dalla legge. La Conferenza dovrà dotarsi di un regolamento per disciplinare il proprio funzionamento. Nardella ha sottolineato, nell'illustrazione dello Statuto, non solo il ruolo dei Quartieri (alcuni dei Presidenti, peraltro, hanno seguito i lavori del Consiglio: Maurizio Sguanci per il Q1, Mirko Dormentoni per il Q4, Cristiano Balli per il Q5), ma anche le richieste di integrazione nella Città Metropolitana di Firenze avanzate da Comuni della provincia di Siena, di Arezzo e Prato, confinanti con la provincia fiorentina. Mercoledì 26 novembre e mercoledì 10 dicembre le prossime sedute del Consiglio metropolitano, nelle quali, possibilmente, chiudere il lavoro sullo Statuto. Entro cinque giorni prima dello svolgimento delle assemblee, sarà possibile per i gruppi presentare gli emendamenti. Nella discussione si procederà per articolo e per ordine di presentazione degli emendamenti. Accolta la proposta di Marco Semplici (Forza Italia) di una riunione organizzativa con il Sindaco metropolitano per stabilire l'ordine del giorno e la programmazione dei lavori del Consiglio.



Prima riunione questa mattina a Firenze dell'Osservatorio regionale per l'attuazione della legge Delrio, a cui Anci Toscana partecipa insieme a Upi Toscana, ai Presidenti delle Province e al sindaco metropolitano. L'Osservatorio, secondo quanto previsto dall’accordo dell’11 settembre 2014 (in Conferenza unificata Stato, Regioni, Comuni e Province) e dal DPCM emanato ai sensi della legge l. 56/14,rappresenta la sede di coordinamento per la ricognizione delle funzioni amministrative provinciali e formulerà proposte per la loro riallocazione al livello istituzionale più adeguato: comunale, intercomunale (comuni associati in Unione o Convenzione), provinciale, regionale. "L'attribuzione delle funzioni deve andare di pari passo con le risorse - ha detto la presidente di Anci Toscana Sara Biagiotti – Lavoriamo sin da ora ad una posizione condivisa e unitaria per il riassetto del sistema di governo toscano, in grado di mantenere alta l’offerta dei servizi ai cittadini e fare investimenti sui territori".


Pesantemente in ritardo nel riassetto, senza soldi e con lo spettro del default finanziario. Sono le Province che la ‘riforma Del Rio’ ha trasformato in enti di secondo livello, quindi non più elettivi, ma per le quali la politica non ha ancora indicato come dovranno essere riorganizzate, chi dovrà svolgere le loro funzioni, con quali soldi e che fine faranno i loro dipendenti.In Toscana si parla di 4500 persone, che hanno proclamato lo stato di agitazione, perché la fine dell’anno, scadenza per il riassetto, è ormai vicina ma solo oggi dovrebbero iniziare i lavori dell’Osservatorio regionale (composto da Regione, Anci, Upi, presidenti delle Province e sindaco della città metropolitana) che dovrà sciogliere l’intricato nodo. Intanto però una certezza c’è: 132 milioni di euro di tagli per il 2015 per effetto della bozza della Legge di stabilità (96 milioni) e dei tagli già decisi dal governo nei mesi scorsi (36 mln); una fetta consistente della spesa corrente, quella cioè che consente di erogare servizi ai cittadini.Tante infatti sono le competenze delle Province, dai trasporti locali ai centri per l’impiego, dalla rete stradale provinciale (9800 km nella nostra regione) all’edilizia scolastica per le superiori (450 edifici in Toscana), dalla polizia provinciale alla tutela dell’ambiente, con la delicatissima partita dell’assetto idrogeologico, che la cronaca di questi giorni ci ricorda quanto sia importante.Per questo i sindacati regionali di categoria, Fp-Cgil, Cisl-Fp e Uil-Pa hanno lanciato oggi la mobilitazione, con una serie di assemblee, presidi e volantinaggi (e un corteo a Grosseto) e una conferenza stampa in cui i segretari regionali Debora Giomi (Cgil), Marco Bucci (Cisl) e Paolo Becattini (Uil), hanno denunciato la situazione.Che è di “grandissima gravità –hanno detto- per effetto dei ritardi nell’attuare la riforma e dei tagli draconiani della Legge di stabilità: in Italia 1 miliardo nel 2015, 2 nel 2016, 3 nel 2017. Tagli cherischiano paradossalmente di far fallire per mancanza di risorse proprio la riforma Del Rio. E che –stando così le cose- porterebbero le province dritte al dissesto finanziario.”“Non vogliamo frenare la riforma, anzi –hanno detto Giomi, Bucci e Becattini- ma per realizzarla davvero bisogna che la politica si assuma la responsabilità dei provvedimenti che le diano gambe e braccia e che ad oggi non ci sono. I lavoratori finora sono stati fin troppo responsabili, anche grazie ai sindacati confederali che hanno accettato la sfida della riforma e si sono resi disponibili al confronto. Ma il tempo passa e la politica, in primo luogo nazionale, dopo aver messo in mare questa barca non ha trovato ancora i remi per spingerla.”Per questo i sindacati lanciano due forti appelli: al governo, perché riveda i tagli della Legge di stabilitàe alla politica tutta, nazionale, regionale e ai comunale, perché porti a compimento la riforma delle Province che è stata annunciata ma che è ancora a metà del guado.


Le organizzazioni sindacali di Cgil, Cisl e Uil hanno proclamato oggi lo stato di agitazione dei dipendenti della Provincia di Firenze per le gravi ricadute sui lavoratori di Città metropolitane e province dei tagli della legge di stabilità e delle incertezze sul riordino delle funzioni. La decisione è stata assunta a conclusione di un'assemblea nella Sala di Luca Giordano di Palazzo Medici Riccardi, con la partecipazione di alcune centinaia di lavoratori, che subito dopo hanno raggiunto gli uffici della Prefettura e consegnato al Prefetto la dichiarazione dello stato di agitazione. Il Prefetto ha convocato Rsu e Rsa della Provincia per domattina alle 10. Successivamente la dichiarazione è stata consegnata anche al Sincaco della Città Metropolitana Dario Nardella e all'assessore Vittorio Bugli, mentre era in corso in Regione la prima riunione dell'Osservatorio regionale che dovrà decidere sulla riorganizzazione delle funzioni delle Province.



Il presidente emerito della corte costituzionale, Ugo de Siervo, il costituzionalista Paolo Caretti. E, ancora,Giovanni Tarli Barbieri, Antonio Brancasi, Ginevra Cerrina Feroni, autorevoli docenti dell’ateneo fiorentino. L’avvocatoPaolo Carrozza della scuola superiore Sant'Anna di Pisa. Antonino Spadaro dell’Università mediterranea di Reggio Calabria. A loro, illustri e autorevoli giuristi, il compito di inquadrare lo stato dell’arte del processo di riforma dell’ordinamento in atto nel nostro Paese. L’appuntamento è per il convegno ”Le regioni dalla costituente a nuovo Senato della Repubblica”, promosso dall’Associazione degli ex parlamentari della Repubblica, in collaborazione con la Fondazione del Consiglio regionale della Toscana, venerdì 14 novembre in Consiglio regionale (Sala delle Feste – via Cavour, 18, dalle 9,30). Alla luce dell’approvazione in prima lettura da parte del Senato della riforma costituzionale proposta dal Governo, si cercherà di fare il punto sul quadro istituzionale in essere e sulle prospettive insite nel ddl Boschi. I lavori si apriranno con un messaggio di saluto del presidente del Consiglio regionale, Alberto Monaci, sono previsti gli interventi di Gerardo Bianco, presidente dell’Associazione nazionale degli ex parlamentari e di Stefano Priolo, coordinatore delle associazioni degli ex consiglieri regionali. Previsti gli interventi della presidente di Anci Toscana, Sara Biagiotti, dell’assessore regionale alla presidenza Vittorio Bugli, dell’assessore Federico Gianassi in rappresentanza dell’amministrazione comunale di Firenze. Queste le relazioni previste: “Il difficile regionalismo: dalla Costituente ad oggi” (Ugo De Siervo), “Il quadro delle competenze normative nell’evoluzione del Titolo V” (Caretti), “La forma di governo regionale” (Giovanni Tarli Barbieri), “L’autonomia finanziaria regionale” (Antonio Brancasi), “Gli strumenti di raccordo tra Istituzioni statali e regionali” (Ginevra Cerrina Feroni), “Le città metropolitane: tra sogno e realtà” (Antonino Spadaro), “I rapporti delle Regioni con gli enti locali e l’esperienza toscana” (Paolo Carrozza), “L’Assemblea legislativa regionale: prospettive e nuove funzioni” (Alberto Chellini).

Redazione Nove da Firenze