Rubrica — LifeStyle

Andrea Gamannossi presenta "Cose per non dormire"

L’autore di gialli domani sarà al Teatro Niccolini con il suo ultimo libro


Domani, venerdì 6 luglio alle ore 17,30 presso il Caffè letterario del Teatro Niccolini, Andrea Gamannossi con Antonio Pagliai, presenteranno il libro “ Cose per non dormire”, della collana Giallo&nero, Mauro Pagliai Editore.

Il noto autore fiorentino di gialli e thriller, incontrerà il pubblico per introdurre il suo ultimo lavoro composto da una serie di racconti uniti tra loro da un unico filo conduttore: il brivido.

Le 9 storie presenti nel libro fondono realtà e fantasia, percorrono il filo sottile che divide il mondo concreto e visibile dall’irreale, muovendosi in libertà su dimensioni temporali e spaziali. Un continuo gioco di specchi in tridimensione, un salto nella parte ombrosa dell’animo umano. Inquietante e spaventoso.

Ogni racconto ha un suo specifico mondo, un diverso protagonista e un tempo differente.

Dalla misteriosa e orrida creatura in una notte sferzata dal gelo invernale, a un patto di sangue con una strega ammaliatrice alle follie disperate di personaggi solitari, tutto conduce a un incubo…

Ecco una piccola anticipazione:

“Un istante dopo (o forse qualche minuto dopo) avanzava lentamente nel corridoio. Era sola, proprio come quella volta in ascensore. Il rumore della porta di collegamento fra un vagone e l’altro che si apriva, la fece sobbalzare e il cuore le arrivò in gola. Aveva la bocca arsa, avrebbe desiderato un bel bicchiere d’acqua.

Non era paura, solo un senso di disagio.

Era immobile, incapace di proseguire, e nello stesso tempo quasi certa che sarebbe apparso qualcosa di mostruoso, di orribile come nei film di Romero. Deglutì.

La porta del vagone si richiuse.

Cosa è stato?

Aprì uno dei finestrini, gettò quello che restava della sigaretta nel vuoto della galleria, e si sporse con lo sguardo teso a cogliere, nella direzione degli altri finestrini, qualcuno che magari si stesse affacciando per un attimo. Qualcosa di gelatinoso, di viscido le accarezzò il collo. Gridò. Urlò con quanto fiato aveva in gola, e con uno scatto repentino si lanciò indietro e chiuse il finestrino.

Si accasciò a sedere per terra e si passò una mano sul collo.

Avvertì che era bagnato, e quella constatazione la sconvolse ulteriormente.

Appoggiò la schiena alla parete; il suo respiro era affannato, ansimante.

Ora non era più soltanto un senso di disagio.

Aveva paura, tanta paura.

… e poi il buio!

Guardò l’ora e il suo piccolo orologio da polso segnava le venti.

Non è possibile il treno è arrivato alla stazione alle venti e trenta.

Osservò di nuovo l’orologio; i quarzi liquidi mostravano le diciannove e cinquantanove”.

Redazione Nove da Firenze