​Cosa fare quando il cuore non pompa a sufficienza, meeting a Pisa

 “Dottore, ho l’affanno dopo pochi gradini, ho il fiato corto, mi si gonfiano i piedi e le caviglie, non riesco a fare quello che potevo pochi mesi fa….”


Lo scompenso cardiaco è una prigione le cui pareti si chiudono gradualmente intorno al paziente che trova un impedimento crescente alle sue attività solite. Lo stesso quadro di sintomi e segni può essere sostenuto da un deficit della capacità di pompa, di contrazione, ovvero della “sistole” cardiaca, come dopo un infarto, ovvero – e questa è una condizione meno nota al pubblico e anche a una larga fetta degli operatori medici - da una malattia della “diastole” ovvero della fase di rilasciamento del cuore. In altre parole il cuore si contrae normalmente, ma è più rigido e stenta ad accogliere il sangue che proviene dagli atri.

E’ lo “scompenso diastolico”, la malattia della diastole di cui è oggetto un Convegno (“Diastole Diseased” dal 3 al 5 marzo a Pisa) che, grazie alla Fondazione Menarini, offre l’opportunità a studiosi di livello internazionale di incontrarsi in una delle più belle città della Toscana sotto la regia di Stefano Taddei e Michele Emdin, docenti di Medicina Interna e Cardiologia presso l'Università di Pisa e la Scuola Superiore Sant'Anna e Direttori delle Unità di Medicina Interna e Cardiologia, rispettivamente presso l'Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana e la Fondazione Toscana Gabriele Monasterio.

Il convegno avrà sede presso l'Area della Ricerca del CNR, a sottolineare il legame necessario tra clinica e ricerca traslazionale per l'avanzamento dei processi di diagnosi e cura e coinvolgerà volutamente oltre ai più affermati esperti del settore, giovani ricercatori under 40, che presenteranno in uno spazio dedicato ricerche sul tema del congresso e saranno giudicati da pari grado. Il focus sarà sulle cause, sull’approccio diagnostico (recentemente notevolmente migliorato, con la combinazione di ultrasuoni, marcatori cardiaci e di imaging avanzato, tra cui la risonanza magnetica cardiaca) e sulle prospettive terapeutiche, un problema, ancora insoluto, che deve essere modernamente affrontato pensando l’insufficienza cardiaca diastolica non come un fenotipo unico, ma piuttosto come uno spettro di malattie, data l'eziologia diversa, il diverso grado di compromissione, e l'eventuale presenza di comorbidità, cercando un approccio medico "di precisione", per garantire la migliore cura del singolo paziente, anche con le terapie attualmente disponibili.

Ci si attende dal Convegno, cui interverranno centinaia di cardiologi, internisti, generalisti, "il passo in avanti" necessario per rivendicare un maggiore sforzo dalla comunità scientifica, come base per future ricerche nel campo delle malattie della diastole.

Redazione Nove da Firenze