Coronavirus, Saccardi: "I test sierologici? Da valutare con prudenza, possono essere un indizio, non una prova"

L'assessore regionale interviene mentre è in corso il braccio di ferro tra Regione e Istituto Superiore Sanità


“I test sierologici possono essere un indizio, ma certamente non una prova di positività al coronavirus. Consistono nel fare un buchino nel dito e in un quarto d’ora se ne conosce l’esito. Ma ancora oggi se ne sta sperimentando la funzionalità. Serve ancora tempo per capirne l’attendibilità. Ed è in corso una sperimentazione a Careggi, così come lo Spallanzani sta lavorando con un’azienda di Siena che fa parte del gruppo Toscana Life sciences che potrebbe darci nei prossimi giorni un quadro più certo sui test sierologici”. Lo ha spiegato l’assessore al Diritto alla Salute della Regione Toscana, Stefania Saccardi, nel corso di una diretta Facebook “a due” organizzata dalla consigliera regionale Monia Monni. Questi test sono al centro di un braccio di ferro tra l’'Istituto superiore di sanità e la Regione Toscana, che va avanti nella sperimentazione. Secondo il presidente dell'Iss Silvio Brusaferro, i test sierologici ad oggi non hanno raggiunto livelli di affidabilità tali da poter essere utilizzati e quindi non ne viene raccomandato l'utilizzo. 

Dobbiamo in effetti sgombrare subito il terreno dall’idea che grazie a questi test si possa rapidissimamente sapere se si è positivi o meno. Loro grande sponsor in questi giorni è Matteo Renzi, forse alla ricerca di scorciatoie un po’ troppo facili da mettere in pratica. “Facciamo allora il test sierologico, che ci dice se hai o meno sviluppato gli anticorpi. Puoi così già capire se hai già preso il Covid, o meglio se hai sviluppato gli anticorpi e oggettivamente sei più forte e in grado di tornare fuori. E questa cosa va fatta subito. Facciamo il test a tutti gli studenti prima di tornare a scuola”, aveva detto Renzi due giorni fa. Ma ecco la puntualizzazione di Saccardi: “abbiamo introdotto i test sierologici ma naturalmente sotto stretto controllo sanitario. C’è una letteratura piuttosto controversa sulla sicurezza assoluta di questi test. Sono degli indizi ma non sono delle prove. Noi li facciamo al personale sanitario per avere quell’indizio che ci consente poi eventualmente di eseguire il tampone, che è merce più rara. Non hanno una sicurezza automatica. La Asl Centro si è convenzionata con un laboratorio privato che fa questi test. I laboratori devono essere accreditati e convenzionati col sistema sanitario, quindi bisogna evitare laboratori magari spuntati fuori dal nulla. Bisogna essere molto prudenti. Quindi la corsa a fare i test non è risolutiva. Ad ogni modo, se uno fa il test ed è negativo, deve continuare a rispettare le regole di comportamento, che valgono per tutti e che sono l’unica certezza che ad oggi abbiamo per tenere sotto controllo la diffusione del virus”.

Saccardi è tornata anche sul tema di quella che si può definire accoglienza intermedia, sul territorio, né a casa né in ospedale: “il nostro obiettivo è quello di portare in ospedale chi ne ha stretta necessità, d’altra parte non possiamo lascare le persone a casa per giorni coi sintomi senza fare niente. Per questo ci stiamo attrezzando per strutture con le cure intermedie, che abbiano una sorveglianza sanitaria abbastanza forte, sia pur non come in ospedale. Sono quei letti che ci consentono di dimettere le persone dall’ospedale, che stiano meglio ma non così bene da poter tornare a casa, e, viceversa, per quelle persone che ancora non sono gravi da essere ricoverati in ospedale. Lo stesso vale per persone anziane che possano aver bisogno di un’assistenza diversa da quella delle Rsa. Abbiamo fatto convenzioni anche onerose con tanti alberghi in modo da poter ospitare le persone che non possono stare a casa. Ma questi alberghi possono servire anche per le persone che non vogliono rischiare di infettare i familiari”.

Poi il tema del personale sanitario: “a differenza di altre Regioni -ha osservato Saccardi- abbiamo una graduatoria di infermieri e una di Oss dalle quali attingiamo. Diamo alle persone sette giorni per entrare in servizio, perché ne abbiamo bisogno subito. Chiamiamo lavoratori anche da altre parti d’Italia e quindi anche per loro, in accordo con gli ordini degli infermieri e dei medici e i sindacati, abbiamo messo a disposizione pure per loro gli alberghi. E così per quanti del personale sanitario che, pur essendo in Toscana, per vari motivi possono non sentirsela di tornare a casa, a fine turno. Dobbiamo ringraziare su questo le categorie, da Federalberghi a Cna e Confesercenti”.

“C’è una bella politica -afferma in conclusione Monia Monni- che ancora può farcela in questo Paese fatta non solo di competenze, ma anche di sensibilità e di capacità di farsi carico delle sofferenze delle persone. Credo che ne usciremo profondamente modificati. Ci ha fatto scoprire anche questa generazione, che non aveva conosciuto le grandi difficoltà della vita. Cambierà anche il modo di produrre, a pensare che le filiere devono essere più corti, più locali, più green”.

Marco Bazzichi