Il ricordo porta immediatamente con sé le immagini drammatiche dell'autunno del 1966, quando l'Arno travolse Firenze e l'intera regione, sommergendo capolavori, case e vite under una coltre di fango. Per decenni la risposta alle fragilità idrogeologiche del nostro Paese si è consumata nell'alveo della pura emergenza: intervenire ex post, rincorrere i danni, ricostruire dove la forza della natura aveva già spezzato i legami territoriali. In un'epoca segnata dall'accelerazione dei cambiamenti climatici e da eventi meteo sempre più estremi e imprevedibili, quella logica rischia di rivelarsi del tutto anacronistica.
Serve un cambio di paradigma radicale, culturale ancor prima che tecnico. In questo scenario si inseriscono i Contratti di Fiume, strumenti innovativi di governance territoriale e pianificazione partecipata. Nati per superare la frammentazione degli interventi, questi accordi volontari permettono di unire la sicurezza idraulica con la tutela ecosistemica, la riqualificazione ambientale e lo sviluppo socio-economico delle comunità locali. Non più decisioni calate dall'alto o interventi isolati, ma una responsabilità condivisa che trasforma i corsi d'acqua da minaccia temuta a risorsa viva di democrazia ecologica.
Per fare il punto sul percorso compiuto e tracciare le linee guida della gestione idrica del futuro, si terrà a Firenze l'Assemblea regionale dal titolo “Sessant'anni dall'alluvione dell'Arno: esperienze, risultati e nuove prospettive per i Contratti di fiume”. L'appuntamento è fissato per mercoledì 28 ottobre, dalle ore 9.00 alle 13.30, nella cornice della Sala Pegaso di Palazzo Strozzi Sacrati (Piazza Duomo 10, Firenze).
L'evento non vuole essere una mera commemorazione formale, bensì un cantiere aperto di riflessione e azione. Il valore della memoria acquista senso solo se convertito in capacità strategica di prevenzione e conoscenza capillare del reticolo idrografico.
Superare l'era dei soccorsi significa fondare una nuova cultura della cura del territorio, dove la sicurezza del bacino idrico e la partecipazione della cittadinanza avanzano di pari passo.
Il successo dei Contratti di Fiume risiede nella capacità di aggregare competenze, livelli istituzionali ed esigenze locali all'interno di una visione d'insieme. L'iniziativa di Firenze nasce proprio da una cooperazione corale promossa da Anbi Toscana, Anbi nazionale, Tavolo nazionale dei Contratti di Fiume e Autorità di bacino distrettuale dell'Appennino settentrionale, con il convinto sostegno della Regione Toscana. L'apertura dei lavori vedrà una convergenza istituzionale di primo piano con i saluti di:
- Eugenio Giani, Presidente della Regione Toscana;
- Stefania Saccardi, Presidente del Consiglio regionale della Toscana;
- Gaia Checcucci, Segretario dell'Autorità di Bacino Distrettuale dell'Appennino Settentrionale;
- Massimo Gargano, Direttore Generale di Anbi;
- Paolo Masetti, Presidente di Anbi Toscana;
- Massimo Bastiani, Coordinatore del Tavolo nazionale Contratti di fiume.
Dalle parole si passerà poi alla concretezza dell'operatività sul campo. I Consorzi di Bonifica della Toscana occupano infatti una posizione strategica nella gestione e nella cura costante del reticolo idraulico minore, quel fitto reticolato di torrenti e fossi che costituisce il primo baluardo di difesa dalle piene.
Nel corso della mattinata, attraverso una sessione moderata da Elisa Conti del CNR, verranno illustrati i casi pratici e le buone pratiche già avviate nei diversi bacini toscani. Questi progetti dimostrano come l'intervento manutentivo, se coniugato con il coinvolgimento attivo dei cittadini, degli agricoltori e delle amministrazioni locali, possa restituire naturalità ai fiumi e garantire una protezione attiva, capillare e duratura.
Oltre alla dimensione regionale, l'Assemblea proietterà il proprio sguardo sul livello nazionale ed europeo, inserendosi nel percorso verso il ventennale del Tavolo nazionale Contratti di fiume. Un traguardo significativo che invita a valutare l'efficacia degli strumenti attuali in rapporto agli obiettivi di sostenibilità e adattamento ai cambiamenti climatici stabiliti dall'Unione Europea.
La presenza della Commissione Europea colloca le buone pratiche sviluppate in Toscana e in Italia nel più ampio quadro delle politiche europee di resilienza idrica e ripristino della natura.
Il tavolo di dibattito, guidato dalla moderazione di Massimo Bastiani, vedrà la partecipazione coordinata dei principali attori tecnici e politici del settore:
- Fedra Francocci, Commissione europea – Direzione generale per la Ricerca e l'innovazione;
- Massimo Gargano, Direttore generale di Anbi nazionale;
- Elena Bartoli, Autorità di bacino distrettuale dell'Appennino settentrionale;
- Marco Masi, Dirigente del Settore Tutela acqua e costa della Regione Toscana;
- Giulia Bellesi, Direzione Difesa del suolo e Protezione civile (Settore Difesa del suolo della Regione Toscana);
- Marina Lauri, Anci Toscana;
- Maurizio Ventavoli, Anbi Toscana.
Un confronto di sistema fondamentale per integrare finanziamenti, ricerca scientifica e normative regionali con le istanze di chi vive e amministra i territori.
I Contratti di fiume dimostrano che la difesa idrogeologica non può più essere confinata a mere opere ingegneristiche o a interventi di emergenza a disastro avvenuto. Rappresentano una vera e propria infrastruttura sociale ed ecologica, capace di coniugare il rigore della pianificazione idraulica con la sensibilità ambientale delle comunità locali.