Confartigianato: “Incomprensibile l'inizio della zona arancione di domenica”

Giusti presidente Toscana: “Ritardare di appena 24 ore era segnale positivo per molte imprese”. Confcommercio: "Decisione perversa, paghiamo sempre noi". Lettera di Marcheschi (Fdi) al Presidente Giani: "Faccia un regalo alle imprese toscane, chieda al Governo Draghi chiarezza sui codici Ateco"


“Davvero incomprensibile come non si riesca a capire che ritardare di sole 24 ore il via alla zona arancione in Toscana, avrebbe avuto grandi benefici, sia psicologici per le persone che economici per i gestori di bar e ristoranti”. Luca Giusti, presidente di Confartigianato Imprese Toscana commenta così la decisione del Ministero della Salute di estendere la zona arancione in Toscana fin da domani, domenica 14 febbraio, festa di San Valentino. “Per quanto ovvio e importante fare di tutto per contenere i contagi e l’espandersi della pandemia - aggiunge -, sono convinto che un rinvio di appena 24 ore avrebbe portato molto più benefici rispetto alla chiusura. Cittadini e imprese stanno vivendo questa situazione in modo critico anche a livello psicologico: poter festeggiare questa ricorrenza avrebbe offerto sicuramente un segnale positivo. Per i gestori di bar e ristoranti, senza contare l’indotto, si sarebbe trattato di una boccata di ossigeno importante, per la quale molto probabilmente si erano anche riforniti e adesso si vedono beffati e danneggiati”, conclude Luca Giusti.

E' una decisione al limite del perverso, che condanna un'altra volta ristoranti e pubblici esercizi al disastro economico. Confcommercio Provincia di Pisa per bocca del suo direttore Federico Peragnoli lancia il suo j'accuse alla politica per aver cancellato San Valentino: “Purtroppo è il solito ritornello che si ripete da un anno a questa parte. Si prendono decisioni sulla pelle degli operatori, senza un briciolo di buon senso e di rispetto del lavoro altrui. Sono giorni che andiamo ripetendo al Governo e al presidente Giani di tener conto di San Valentino, una domenica particolare, che poteva essere una vera boccata d'ossigeno per molti ristoratori. E invece, dopo un tempo interminabile di incertezza, si è deciso diversamente, a spese di tantissime imprese che avevano già investito migliaia di euro. Siamo purtroppo alla farsa, dalle conseguenze incalcolabili. Pensiamo che nel 2020 sono chiuse 300 mila imprese e scomparsi altri 200 mila tra autonomi e partite Iva, mentre il blocco dei licenziamenti ha evitato fino ad oggi la perdita di altri 600 mila posti di lavoro. Sono numeri agghiaccianti, e pur non inclinando al catastrofismo, consapevoli che l'emergenza sanitaria è determinante, siamo convinti che questa politica ha le sue gravissime responsabilità”.

“Ci sono regioni che hanno fatto valere le proprie ragioni fino in fondo, pensiamo a Sicilia e Trentino Alto Adige dove le misure restrittive si attueranno da lunedì 15, mentre noi in Toscana non siamo stati capaci di fare lo stesso, penalizzando un intero e fondamentale settore economico – aggiunge e conclude con amarezza il direttore: evidentemente la sorte di migliaia di imprenditori della filiera eno-gastronomica non è nelle priorità del governo regionale e di questo ce ne rammarichiamo. Abbiamo tuttavia la certezza che prima o poi tutti i nodi verranno al pettine e in quel caso nessuno di noi sarà li a darvi una mano”.

Il caso eclatante dei bar e pasticcerie

"Il Presidente Giani faccia un regalo ai tanti esercenti toscani che chiedono solo di lavorare in tranquillità. Purtroppo la Regione Toscana da domani tornerà in zona arancione e così torna in evidenza la questione di fare chiarezza sulle norme ed i codici ateco. Ho scritto al Presidente Giani affinché si faccia portatore in Conferenza Stato Regione delle istanze di molte categorie economiche che vedono penalizzante, la scelta del Governo Conte, di utilizzare i Codici Ateco quali criteri per determinare limitazioni sull'attività delle imprese. Norme confuse - dichiara MARCHESCHI - mettono in difficoltà sia chi lavora sia chi, poi, deve applicare le sanzioni. Si vive e si lavora nell'incertezza più assoluta. L' ultimo Dpcm ha creato confusione non solo tra chi voleva lavorare, ma anche tra le forze dell'ordine che avrebbe dovuto controllare il rispetto delle norme, ecco perché è necessario rivedere i criteri sul loro utilizzo. A breve scadrà il Dpcm ed è quanto mai opportuno che il nuovo Governo Draghi faccia il punto sui codici Ateco.

Per l'ultimo Dpcm in vigore, in zona arancione, le attività che svolgono 'prevalentemente' attività di Bar (codice Ateco 56.30) devono chiudere tassativamente alle 18.00. Ma la norma non chiarisce i parametri per stabilire cosa si debba intendere per 'prevalentemente'. Quindi i tanti Bar/Pasticceria con codice ateco generico 56.30 per evitare le sanzioni sono stati costretti a chiudere, non solo il bar, ma anche la pasticceria alle 18.00. Questo è un esempio, ma ce ne sono altri.
L'utilizzo dei Codici Ateco tout court, senza norme chiare e puntuali, è una scelta inopportuna e penalizzante, e lo sarà anche se verranno utilizzati per attribuire i c.d. "ristori".
Chiediamo, quindi, - conclude MARCHESCHI - al neo Governo Draghi di fare chiarezza sui codici Ateco e, sentite le categorie economiche, formulare dei criteri non penalizzanti per le nostre imprese. Giani porti la questione in Conferenza Stato Regioni e faccia un regalo a tutte le imprese toscane".

Redazione Nove da Firenze