Rubrica — Agroalimentare

Confagricoltura Toscana: “Bene le modifiche alla legge sulla caccia”

Il presidente Neri: “I danni che la fauna selvatica arreca alle colture sono un'emergenza, adesso procedure più snelle per il rimborso”. Roberto Salvini: «norma filoanimalista, bocciati tutti miei emendamenti a favore del mondo venatorio»


La proposta di legge regionale 430 è stata approvata la scorsa settimana, sulle modifiche alla legge regionale 3 del ’94 3, a sua volta recepimento della legge nazionale 157 del ‘92 (“Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio”). Le nuove regole mirano a una gestione degli ungulati finalizzata al mantenimento delle densità sostenibili, tenuto conto degli effettivi danneggiamenti alle coltivazioni agricole e ai boschi, attraverso nuove funzioni per gli ambiti territoriali di caccia, l’introduzione di zone di rispetto venatorio, nelle quali la Regione potrà autorizzare la caccia oltre che agli ungulati anche alla volpe, alla cornacchia grigia e alla gazza, l'istituzione di un comitato di esperti per analizzare le dinamiche della popolazioni di specie di fauna selvatica sul territorio regionale.

“Accogliamo con favore le modifiche alla legge sulla caccia, ora attendiamo al più presto le normative attuative”. Così Marco Neri, presidente di Confagricoltura Toscana, commenta le modifiche alla legge regionale sulla caccia approvate dal Consiglio regionale nell'ultima seduta. Per il presidente Neri “la priorità deve rimanere la tutela dell'attività agricola”: riportare la densità della fauna selvatica a livelli sostenibili per le culture e il territorio, e limitare al massimo i danni che gli animali selvatici e soprattutto gli ungulati e i cinghiali, arrecano alle coltivazione. “Gli ungulati distruggono indisturbati le nostre colture: ogni giorno gli agricoltori contano i danni provocati dai cinghiali e dagli ungulati.” Le modifiche alla legge regionale sulla caccia sono una prima risposta alle esigenze degli agricoltori per fronteggiare quella che è “diventata ormai una vera e propria emergenza, ma devono essere attuate al più presto e accompagnate da procedure più snelle e veloci per il rimborso dei danni alle colture. Gli agricoltori sono molto attenti anche alle nuove metodologie di prevenzione, ma con le densità attuali i raccolti sono in serio rischio, come l'incolumità pubblica”.

Una legge filoanimalista e contraria alla funzione equilibratrice di ambiente e paesaggio che ha la caccia: così il consigliere regionale Roberto Salvini (Gruppo misto) e candidato presidente per alle prossime regionali per il Patto per la Toscana la definisce, dopo essersi visto respingere tutti gli emendamenti apportati in favore del mondo della caccia. «Lo spirito originario della legge 157 era quello di incrementare la fauna nobile stanziale sul territorio – spiega Salvini – Per questo, furono istituite le zone di ripopolamento e cattura, le zone di rispetto venatorio e gli istituti di produzione della selvaggina. Dalla sua uscita nel ‘92 a oggi questa legge è stata totalmente stravolta. Queste zone sono state lasciate nel declino più assoluto, mentre il territorio cacciabile è passato da 67% previsto a neppure il 40%. I finanziamenti che pagati dal mondo venatorio non vengono più spesi per contenere i predatori e incrementare la fauna dove è più carente, ma prendono altre direzioni, contrariamente a quanto era previsto dalla legge. Il rilascio delle licenze di caccia è diventato difficilissimo da sostenere, quasi fosse una laurea, mentre la vigilanza è quintuplicata: così da una parte si scoraggiano gli aspiranti nuovi cacciatori, mentre dall'altra si reprime gli attuali».
«Viene portata avanti una politica filoanimalista della peggior specie – continua il consigliere – Nemmeno in Europa si riscontra una pressione così protezionista a discapito del mondo il venatorio. E poiché gli animali selvatici non conoscono la politica, si continuano a riprodurre a dismisura. E questo, oggi è più controproducente che mai. Dal momento che abbiamo tutto il manifatturiero, il turismo e il commercio fermi e si sta puntando al rilancio dell’agricoltura è addirittura miope non mettere sotto controllo tutte le specie selvatiche che danneggiano le attività agricole e scoraggiano una delle poche forme d’imprenditoria che offre prospettive di rilancio economico». «In questo il cacciatore sarebbe dovuto diventare protagonista – conclude Roberto Salvini – Come accade in tutto il mondo, il controllo da parte del mondo venatorio e la forma tradizionale di contenimento della fauna, non i veleni, né le catture per poi farla abbattere. Ho portato otto emendamenti per dare indirizzo di legge a questa direzione, ma sono stati tutti respinti».

Redazione Nove da Firenze