Chiusura del Cementificio Testi: anche i sindaci danno battaglia

Sconcertati e indignati, i rappresentanti dei Comuni sedi dell’impianto, rilevano l’atteggiamento di indifferenza assunto da Buzzi Unicem nei confronti delle istituzioni. Paolo Sottani e Roberto Ciappi: “Restare al fianco dei lavoratori significa adesso creare le condizioni di un percorso di ricollocazione che ci impegniamo a sostenere”. Il consigliere metropolitano Gandola di FI nel Centrodestra chiede di conoscere subito "i costi per riqualificare l'ambiente" e attribuirli all'azienda


Buzzi Unicem ha annunciato di voler chiudere, assicurando una prospettiva ai 75 lavoratori che da mesi sono in presidio davanti alla fabbrica. Si è svolto ieri il faccia a faccia tra il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani e il management della multinazionale italiana che produce cemento. Con il presidente, Valerio Fabiani, consigliere delegato al lavoro e alle crisi aziendali; dall'altra parte, in videoconferenza, Antonio Buzzi, che per l'azienda si occupa del mercato italiano.

Nelle mani di Giani la lunga nota di denuncia dei sindacati, che il presidente ha incontrato lunedì scorso davanti a palazzo Strozzi Sacrati e che ieri mattina, al tavolo nazionale, si sono sentiti annunciare la chiusura dello stabilimento. Tra gli argomenti che la Regione ha indicato all'azienda anche l'individuazione di un advisor specializzato nel ricollocamento territoriale dei lavoratori e nel rilancio di Testi.

“Il modo peggiore di fare impresa in Italia è quello rivelato, nell’ombra della pandemia, dal gruppo Buzzi Unicem: un percorso indecoroso trascinato nell’incertezza per mesi a scapito dei lavoratori e del territorio, privo di un piano industriale caratterizzato da investimenti e obiettivi di sviluppo seri e duraturi, muto e sordo di fronte alle richieste di dialogo e confronto delle istituzioni”.

Sono indignati e pronti a dare battaglia con tutti gli strumenti di loro competenza, nel rispetto della legge, i sindaci Paolo Sottani e Roberto Ciappi dei Comuni sedi dell’impianto dove lo stabilimento, acquistato nel 2018 da Italcementi S.p.A., è passato poi al gruppo Buzzi Unicem S.p.A. nel luglio 2019, l’attuale proprietario del cementificio, che lo ha gestito per poco più di un anno con la Società denominata Testicementi Srl.

Per i sindaci di Greve in Chianti e San Casciano in Val di Pesa Paolo Sottani e Roberto Ciappi sono due gli aspetti da denunciare nella complessità di una vicenda che ha assunto contorni inaccettabili nei confronti dei lavoratori, sul piano sociale e occupazionale. “La decisione del gruppo di chiudere lo stabilimento a poche settimane dalla scadenza del blocco dei licenziamenti – attaccano i sindaci - i cui termini non sappiano ancora se saranno prorogati dal Governo, è ingiustificabile in primis per la volontà netta di sbarrare la strada al futuro di 75 famiglie che con l'indotto arrivano a oltre 100 famiglie”. “Dipendenti, molti dei quali residenti nel nostro territorio e di un’età lavorativa lontana dal pensionamento – continuano - che finiscono nel baratro della disoccupazione, senza alcuna prospettiva di riassorbimento e ricollocazione nel mercato del lavoro, cosa che ci saremmo aspettati nella forma di una proposta alternativa da parte della proprietà”.

“La conseguenza di un impianto, così rilevante nel nostro territorio – si domandano - che viene smantellato in un momento difficilissimo, come quello della pandemia, è che i lavoratori vadano a casa? No, noi non ci stiamo. Si è verificato purtroppo ciò che temevamo, l’intenzione di Testicementi di dismettere lo stabilimento fin dalla sua acquisizione. E facciamo ancora fatica a credere nelle ragioni espresse dal gruppo Buzzi Unicem rispetto alla ricostruzione di una crisi del settore. Com’è possibile che uno storico stabilimento, posizionato strategicamente al centro della Toscana, in grado di fornire clinker e cemento a ciclo continuo, veda fermare la propria produzione fino alla disfatta? Impediremo che le logiche del profitto e delle quote di mercato da innalzare, probabilmente l’unico interesse ad essere realmente coltivato dal gruppo, sin dal suo insediamento, schiaccino i diritti dei lavoratori e mettano a rischio i percorsi di vita dei 75 dipendenti. Restare al fianco dei lavoratori significa adesso creare le condizioni di un percorso di ricollocazione che ci impegniamo a sostenere, insieme agli altri enti pubblici, attraverso la richiesta di una riqualificazione ambientale dell’area di cui Buzzi Unicem ha piena responsabilità”.

Altro aspetto negativo, messo in luce dalle amministrazioni comunali, è l’assenza totale di un dialogo con le istituzioni. “Oltre a non aver fatto chiarezza sulle proprie intenzioni – aggiungono i sindaci - ignorando le richieste dei lavoratori che per quattro mesi hanno vissuto notte e giorno sotto un gazebo, accampati in un presidio permanente nei pressi dei cancelli dello stabilimento, Buzzi Unicem ha incredibilmente assunto un atteggiamento di indifferenza alle nostre ripetute e frequenti sollecitazioni mostrando di fatto disprezzo del ruolo delle istituzioni sul territorio. Alle tante richieste di un confronto Buzzi Unicem ha fatto vergognosamente muro. La lotta dei lavoratori è anche la nostra”.

Alla presa di posizione dei Comuni si unisce la determinazione del consigliere regionale Massimiliano Pescini a dare seguito al percorso di sostegno a favore dei lavoratori. “La Regione Toscana, a partire dal suo Presidente, ha fatto e continuerà a fare proposte concrete, attuabili, basate sui fatti. Lo sconcerto dei Sindaci e dei sindacati è quello di tutti noi. Saremo al fianco dei lavoratori e delle istituzioni comunali nella loro sacrosanta battaglia, piena di dignità. Il comportamento dell’azienda non è accettabile, useremo tutti gli strumenti a disposizione perché le persone e il territorio vengano rispettati”.

"E1 grave ed inaccettabile. Serve una forte reazione di tutte le Istituzioni del territorio, Comune di Greve in Chianti e Città Metropolitana in testa, nonché l'immediata sommaria quantificazione dei costi di riqualificazione e bonifica ambientale dell'area che, qualora permanesse la malaugurata ipotesi di chiusura, dovranno essere totalmente imputati all'azienda". Dovranno così "comprendere come sia costoso disfarsi di storiche e qualificate maestranze, chiudendo un sito produttivo fondamentale per il territorio". Così si esprime Paolo Gandola, consigliere metropolitano di Forza Italia nel Centrodestra per il cambiamento. Agli oltre 70 lavoratori coinvolti e a tutto l'indotto "giunga dunque, ancora una volta, la nostra piena solidarietà e sostegno con l'invito rivolto a tutte le sigle sindacali di coinvolgere nelle iniziative di protesta, da realizzare il prima possibile, tutte le Istituzioni e le forze politiche, senza alcuna distinzione, affinché si elevi una voce forte ed univoca in difesa della produzione del cementificio, proprio in un momento in cui appare evidente che nei prossimi mesi il cemento sarà sempre più richiesto in ragione dei tanti nuovi investimenti infrastrutturali che saranno avviati grazie alle risorse del Recovery Fund".

Redazione Nove da Firenze