Cave, lavoratori senza stipendio a causa della chiusura

Rossi e Ceccarelli: "Pronti a fare la nostra parte. Ma la legalità e il contributo delle imprese sono prioritarie". Cisl e Filca: "Usare anche il ‘fondo marmo’ per sostenere i mandati a casa"


FIRENZE- Il presidente Enrico Rossi e l'assessore Vincenzo Ceccarelli intervengono sulla vicenda dei lavoratori attualmente senza stipendio a causa della chiusura delle cave. "In primo luogo - affermano - è importante che sia stata ripristinata la legalità. Oggi quando le autorità rilevano una società che contravviene alle disposizioni della licenza le attività di escavazione vengono fermate e viene elaborato un nuovo piano che prenda in considerazione la risistemazione, la messa in sicurezza e le questioni ambientali. Un fatto di sostanza, non meramente formale". "È ovvio - continuano - che compito degli enti preposti deve essere quello di accelerare quanto più possibile l'approvazione delle nuove richieste. È ciò che sta avvenendo tra Regione e Comune di Carrara che hanno già chiuso le procedure per una nuova autorizzazione. Allo stesso tempo è altrettanto ovvio e giusto che eventuali difformità rispetto alle autorizzazioni nella coltivazione delle cave non siano pagate dai lavoratori privandoli dello stipendio. Siamo pertanto sensibili alla richiesta dei sindacati e disposti a fare fino in fondo la nostra parte", affermano Rossi e Ceccarelli, "ci permettiamo tuttavia di rilevare che responsabile della difformità è l'impresa, che quindi si dovrebbe far carico in modo determinate della situazione e anche della creazione dell'eventuale fondo di ammortizzazione sociale. Detto questo, e per quanto riguarda il ruolo delle istituzioni, ribadiamo comunque la nostra disponibilità a contribuire al fondo. Informiamo però che il Comune di Carrara riceve introiti di rilievo dal contributo di estrazione e dal canone di connessione delle cave che sono stati recentemente rivisti e aumentati anche ai sensi della legge regionale". Le risorse destinate al Comune di Carrara ammontano a circa 15 milioni di euro, provenienti dal contributo di estrazione, a cui vanno aggiunti gli incassi derivanti dal canone, anche essi nell'ordine di diversi milioni. "Cifre che il governo regionale ha invece deciso di lasciare sul territorio, sempre grazie alla legge sulle cave", concludono Rossi e Ceccarelli". La Regione introita solo il 4% del contributo di estrazione pari a un importo di 900 mila euro. Importo che viene primariamente utilizzato per il personale, transitato in Regione, adibito al settore".

Utilizzare anche le risorse della bilateralità, già presente ed operativa con il ‘Fondo marmo’, per aiutare i lavoratori che sono o saranno temporaneamente senza lavoro, in questa difficile fase di riconversione produttiva delle cave.E’ la proposta della Cisl e della Filca-Cisl, regionale e territoriale Toscana Nord, per fronteggiare le conseguenze temporanee del blocco dell’attività estrattiva determinato dall’applicazione urgente e indifferibile della nuova normativa regionale sull’escavazione e per offrire un ammortizzatore sociale ai lavoratori che si ritrovano a casa in attesa che le aziende si adeguino alle prescrizioni della nuova norma, escavando nei perimetri già autorizzati o autorizzabiliOccorre costituire un fondo che finanzi un ammortizzatore sociale ad hoc per questi lavoratori e che venga finanziato con risorse da parte della Regione, delle autonomie locali interessate e dalle imprese, in una logica anche di bilateralità.Tutti gli interventi determinati dalla nuova normativa, ed anche dall’applicazione del nuovo piano cave, devono essere improntati alla ricerca della compatibilità tra escavazione e ambiente, alla sicurezza sul lavoro, in un contesto che ha causato numerosi e ripetuti lutti sul lavoro, e al mantenimento e ridistribuzione sul territorio della ricchezza prodotta, sviluppando la filiera anche con strumenti come il marchio del marmo di cui tanto si parla e poco finora si è concretizzato. A questo proposito è utile l'adozione di un sistema premiante, come la patente a punti, che evidenzi le buone pratiche delle aziende virtuose.Così come è utile prevedere una salvaguardia per tutti i lavoratori nel caso di subentro di altra azienda nella coltivazione della cava, per non disperdere le professionalità esistenti nei bacini marmiferi.La Cisl, che ha sempre partecipato alle attività regionali di istruttoria e concertazione delle normative via via approvate, ritiene che queste proposte debbano essere oggetto urgente di approfondimenti ai vari livelli per dare una risposta, che sia tempestiva e concreta, ai bisogni dei lavoratori.

Redazione Nove da Firenze