Caccia: vittoria inattesa degli ecologisti

Lo stop del TAR al prelievo degli storni

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
09 Ottobre 2026 14:09
Caccia: vittoria inattesa degli ecologisti

Quando un privato cittadino sceglie di proteggere la biodiversità del proprio terreno o un'associazione decide di difendere la fauna selvatica locale, l'aspettativa è quella di percorrere una strada lineare.

In base al Regolamento 36/R/2022, approvato con decreto del Presidente della Giunta regionale Eugenio Giani, un privato cittadino che desidera richiedere l'esclusione dei propri terreni dall'attività venatoria deve possedere una superficie minima di ben 200 ettari accorpati.

Questa soglia crea un paradosso, messo in luce dalla petizione promossa dalla Lega per l'Abolizione della Caccia. Diverse riserve naturali riconosciute e tutelate nella stessa regione hanno infatti un'estensione complessiva di gran lunga inferiore al limite dei 200 ettari imposto ai singoli proprietari:

  • Bosco di Montalto: 20 ettari
  • Oasi della Contessa: 22 ettari
  • Lago di Sibolla: 64 ettari

A fronte di questi requisiti, la struttura fondiaria del territorio toscano parla chiaro: la stragrande maggioranza delle proprietà private non supera i 10 ettari. Di conseguenza, l'asticella dei 200 ettari annulla nei fatti l'esercizio del diritto di divieto di caccia per la quasi totalità dei residenti. Come evidenziato nel testo della petizione, questo vincolo ostacola concretamente i cittadini,

Oltre all'ostacolo dell'estensione geografica, la normativa impone una barriera procedural-digitale: le istanze di esclusione dei fondi possono essere inoltrate esclusivamente tramite il portale regionale, previa autenticazione con SPID, CIE o CNS. Sono state tassativamente escluse le modalità di invio cartaceo tradizionale e persino la Posta Elettronica Certificata.

La risposta popolare a questo blocco burocratico non si è fatta attendere. In vista della scadenza del 30 ottobre, quasi 30.000 persone hanno firmato nell'arco di una sola settimana la petizione "Toscana: basta abusi e ostacoli ai diritti dei cittadini!" lanciata su Change.org.

Sotto il profilo amministrativo, la questione presenta un dettaglio decisivo: per modificare il Regolamento 36/R/2022 non occorre un passaggio legislativo in Consiglio regionale, ma è sufficiente un atto di giunta promosso dal Presidente Giani. Per questo motivo, la mobilitazione ha seguito un preciso piano di escalation istituzionale: dopo la lettera formale inviata il 30 settembre a Giani da sette grandi sigle ambientaliste (ENPA, GRIG, LAC, LAV, Lipu, LNDC e WWF Italia), la coalizione ha scelto di consegnare a mano il corposo pacchetto di firme direttamente nelle mani del Presidente e della Giunta.

Il secondo fronte di scontro riguarda il rispetto dei pareri scientifici nella gestione della fauna. Il 7 ottobre 2026, la Seconda Sezione del TAR della Toscana ha accolto il ricorso cautelare presentato da LAV e LNDC Animal Protection, sospendendo l'efficacia della Delibera Regionale n. 751 del 22 giugno 2026.

Il provvedimento regionale finiti sotto scacco autorizzava l'abbattimento in deroga di 20.000 esemplari di storno (Sturnus vulgaris) su tutto il territorio regionale fino al 13 dicembre 2026, disponendo contestualmente l'apertura anticipata del prelievo.

La censura del TAR si fonda sul vizio di motivazione: la Regione Toscana non ha adeguatamente giustificato lo scostamento dalle prescrizioni contenute nel parere scientifico dell'ISPRA del 17 giugno 2026, che fissava stringenti paletti territoriali, quantitativi e temporali.

A questo si aggiunge un incastro temporale determinante: il Tribunale ha fissato l'udienza di merito per il 15 dicembre 2026. Poiché l'autorizzazione regionale scadeva il 13 dicembre, gli storni toscani sono definitivamente salvi: al momento della decisione di merito, l'atto impugnato avrà già esaurito ogni efficacia giuridica.

Come dichiarato congiuntamente da LAV e LNDC Animal Protection: "La tutela degli animali selvatici non può essere sacrificata sulla base di autorizzazioni prive di un’adeguata motivazione e in contrasto con le prescrizioni dell’ISPRA."

L'ordinanza di sospensione emessa dal TAR non è maturata nel vuoto, ma rappresenta il coronamento di un meticoloso lavoro d'inchiesta e pressione amministrativa svolto sul campo da realtà territoriali di base, in particolare Atto Primo Salute Ambiente Cultura ODV e Giardino Dei Fenicotteri Piana Di Lecore ETS.

Fin dal mese di luglio, queste associazioni locali hanno attivato una rigorosa offensiva procedurale, depositando un'Istanza Cumulativa di Accesso Civico Generalizzato, Accesso agli Atti, Atto di Diffida, Messa in Mora e Istanza di Riesame in Autotutela presso la Direzione Agricoltura e Sviluppo Rurale, adendo contemporaneamente il Difensore Civico Regionale.

Questo percorso sul territorio evidenzia il valore strategico della sinergia tra la vigilanza degli enti locali e i ricorsi patrocinati dalle grandi organizzazioni nazionali davanti alla giustizia amministrativa. Sottolineando l'efficacia di questa cooperazione, le associazioni territoriali hanno richiamato il valore del lavoro di squadra:

"Nel ringraziare di cuore LAV e LNDC Animal Protection per il fondamentale risultato ottenuto, ci auguriamo che in futuro si possa costruire una rete sempre più forte, dove il contributo di ogni singola realtà associativa possa essere valorizzato"

L'ostacolo dei 200 ettari e lo stop giudiziario alla caccia allo storno segnano un punto di svolta nel livello di vigilanza democratica in Toscana. Di fronte a prassi burocratiche restrittive e a delibere regionali prive di solida istruttoria scientifica, la convergenza tra cittadini, gruppi locali di volontariato e grandi sigle nazionali sta dimostrando di poter ripristinare il rispetto delle regole.

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