Bekaert di Figline, a Roma lavoratori e sindacati

Bekaert, Enrico Rossi

L’obiettivo: reindustrializzazione del sito di Figline Valdarno e salvaguardia occupazionale


Incontro questa mattina presso il Ministero dello Sviluppo Economico e manifestazione dei lavoratori Bekaert a Roma.

A margine dell'incontro che si è svolto oggi al Ministero dello Sviluppo Economico per la Bekaert di Figline e Incisa Valdarno (FI) la Segretaria Generale della Fiom Cgil Francesca Re David e il Segretario Generale della Fiom Cgil di Firenze Daniele Calosi hanno rilasciato la seguente dichiarazione: "Il Governo ha ribadito oggi che la cassa integrazione straordinaria per cessazione di attività sarà reinserita con l'emanazione di un decreto che a giorni verrà pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Questo è un primo risultato costruito e raggiunto grazie alla lotta dei lavoratori della Bekaert che porterà un beneficio per tutti coloro che si trovano nella stessa condizione. Per la Fiom la cassa integrazione è condizione necessaria per far ripartire la trattativa, senza ammortizzatore non potrà esserci accordo. Il decreto darà anche il via al percorso di re industrializzazione rispetto al quale aspettiamo ancora un'assunzione di responsabilità da parte di Pirelli perché riteniamo paradossale che Bekaert abbia acquisito lo stabilimento da un competitor ma non intenda vendere a un concorrente. Il Governo si è impegnato a riconvocare il tavolo prima del 3 ottobre, giorno in cui scade la procedura. Auspichiamo una convocazione tempestiva e in presenza del decreto".

"C'è un'ipotesi di lavoro, da concretizzare ma percorribile – spiega il presidente della Toscana Enrico Rossi, che ha partecipato all'incontro oggi tra sindacati e azienda - . Aspettiamo però ancora il decreto, che chiaramente è una questione dirimente perché permetterebbe di garantire la cassa integrazione ai dipendenti. Il ministero ha ribadito l'impegno ad approvarlo velocemente, ma ancora non c'è". E il decreto dovrà arrivare prima del 3 ottobre, termine entro cui potrebbero scattare i licenziamenti e su cui l'azienda non è disponibile a nessuna ulteriore proroga se non interverrà prima un accordo. Gli scenari su cui si lavora sono due: reindustrializzazione e ricollocazione, magari tutti e due insieme. Si cercano e già ci sono stati contatti preliminari con alcuni possibili compratori. Ci sono incentivi che l'azienda è disponibile a mettere in campo per l'esodo o verso chi comprerà o sarà disposto a riassumere. C'è un'apertura dell'azienda, che era stata richiesta dalla Regione e dalle altre istituzioni, a valutare adesso la vendita anche a possibili concorrenti, sia pur solo nel campo del filo tubi. Un passo sicuramente in avanti. Si sta considerando anche la possibilità di dividere il sito in più insediamenti. Ma il decreto per l'appunto che sta in cima a tutto e che dovrà stabilire le modalità di accesso dei lavoratori alla cassa integrazione per cessazione – non più prevista dalle norme oggi in vigore – ancora non c'è e non è stato pubblicato, nonostante che esponenti dell'ufficio di gabinetto del ministro allo sviluppo economico, al tavolo anche loro stamani, ribadiscano che ci sarà.

"Da parte della Regione ci sono porte aperte ad ogni tentativo di reindustrializzazione in sito – sottolinea il presidente della Toscana Enrico Rossi - Siamo pronti a mettere in campo tutti gli strumenti e le risorse a disposizione. Siamo favorevoli anche alla ripartizione dello stabilimento in più aree produttive. Non ugualmente favorevoli ci trova una mera politica di ricollocamento".

Sulla stessa lunghezza d'onda del presidente toscano è la sindaca di Figline Incisa Valdarno, Giulia Mugnai. C'era anche lei oggi a Roma e c'erano, assieme ai sindacati, anche tanti lavoratori, giù in strada con le loro magliette amaranto e quel numero, 318 (ovvero i lavoratori a rischio di licenziamento), stampato ben in evidenza sul davanti. Erano lì prima ancora dell'inizio della riunione, a rivendicare una soluzione e la concessione della cassa integrazione da settimane promessa. Sono rimasti fuori del portone d'ingresso del ministero per tutta la durata dell'incontro, un paio di ore. Il riverbero dei megafoni arrivava fino al quinto pianto di via Molise, dove era in corso la riunione. E si sono trattenuti anche dopo, per capire dai rappresentanti sindacali quali e se c'erano stati passi in avanti, in una storia di delocalizzazione simile a molte altre ma anche diversa, "per il modo in cui si è deciso di operarla – chiosa il presidente Rossi – senza alcun rispetto per gli operai, la storia della fabbrica e il paese che la ospita".

  Presso la CISL di Firenze si è riunito ieri il collettivo FIM-CISL della Bekaert alla presenza del segretario nazionale FIM-CISL Ferdinando Uliano, del segretario regionale FIM-CISL Alessandro Beccastrini e al segretario UST Cisl Firenze Fabio Franchi.

“Un appuntamento importante per la vertenza Bekaert – ha ribadito con forza Ferdinando Uliano - ci sono di mezzo 381 lavoratori che rischiano di essere licenziati il 4 di ottobre senza alcuna prospettiva. L’obiettivo di reindustrializzazione del sito di Figline Valdarno e la salvaguardia occupazionale dei lavoratori è l’obiettivo che come Fim-Fiom-Uilm ci siamo posti con la firma del verbale in sede regionale del 7 agosto 2018 che ha scongiurato i licenziamenti il mese scorso.Ormai è chiaro ed evidente a tutti che Bekaert ha deciso la chiusura del sito produttivo e che Pirelli, nonostante le manifestazioni e le pressioni nostre e quelle ministeriali, si è completamente disimpegnata.

Dobbiamo evitare di dare il pretesto a Bekaert di procedere tra 10 giorni ai licenziamenti senza un confronto e una trattativa con il sindacato. Se Bekaert dovesse procedere ai licenziamenti non sarà possibile nemmeno utilizzare la cassa integrazione per cessazione di attività, che la lotta dei lavoratori Bekaert è riuscita ad ottenere come impegno da parte del Governo.
Abbiamo condannato la decisione di Bekaert di chiudere l’attività, è una decisione che non condivideremo mai, ma è inaccettabile il comportamento di chiusura di Bekaert, è necessario costringere la multinazionale Belga alle sue responsabilità verso i lavoratori e il territorio, la multinazionale Belga deve assumersi tutte le responsabilità economiche e sociali e metterle sul tavolo per dare continuità e prospettive industriale e occupazionale al sito di Figline, anche mantenendo parte dell’attività attuali.
Il fattore tempo nel processo di reindustrializzazione non è indifferente, quindi allungare l’attività lavorativa ed utilizzare gli ammortizzatori che il governo dovrà garantirci nell’incontro di domani sono indispensabili”.

Redazione Nove da Firenze