Morte a Forte Belvedere, Domenici condannato, ma la colpa è della vittima

La famiglia esce dall'Aula amareggiata, striscioni "La legge è uguale per tutti" polemiche dopo la sentenza per il processo


FIRENZE — Leonardo Domenici ex sindaco di Firenze, oggi Europarlamentare è stato condannato a 10 mesi, con sospensione della pena. Gli altri imputati responsabili a vario titolo dell'organizzazione e della sicurezza sono stati assolti.
Le Sentenze si rispettano, si aspettano le motivazioni e si vive nel ricordo, ciascuno con il suo punto di vista. Le Sentenze si rispettano, ma si possono commentare.
Leonardo Domenici più volte ha avuto modo di dimostrare la propria sensibilità di uomo, diversa la vicenda politica che lo ha visto discusso protagonista di una calda stagione fiorentina tra piccole e grandi opere criticate al centro di una vera bufera urbanistica. In questo caso il politico ha una responsabilità che deriva dal ruolo di sindaco e su questo la giustizia valuta. Una giustizia che poi divide la colpa ed attribuisce a Veronica Locatelli l'80% delle responsabilità. La madre amareggiata abbandona l'aula.
Tutta Firenze avrebbe potuto abbandonare quell'Aula, perché dire ad una madre che la figlia è la vera colpevole della propria morte è roba per chi ha lo stomaco forte.

Veronica Locatelli, la vittima di 37 anni che si trovava quella notte del luglio 2008 al Forte di Belvedere è, secondo il giudice, la più colpevole di tutti.
Da quegli stessi bastioni era caduto ed è morto anche Luca Raso. In tanti si erano prodigati per segnalare la scarsa presenza di luce e di controllii atti ad evitare incidenti. Erano in corso due eventi distinti, ma egualmente partecipati; l'agibilità per 150 persone è apparsa quella notte di luglio subito insignificante per le presenze effettive.

Nulla da fare, dopo due anni dal terrapieno che finiva a ridosso delle mura di cinta è caduta anche Veronica.
Voleva suicidarsi? Perché all'osservatore esterno questa sentenza potrebbe fare pensare anche questo. No, non aveva nessuna intenzione di morire Veronica. Veronica voleva raggiungere il fidanzato che si trovava sul lato opposto della struttura, tra loro un salto nel vuoto impossibile da scorgere.

Il Forte è rimasto chiuso per parecchio tempo: riaperto l'estate scorsa solo dopo aver svolto un completo restyling per garantirne la sicurezza. Sono stati arretrati i terrapieni, sono stati inseriti elementi ottici di sicurezza e fari di segnalazione, sono state anche rialzate alcune strutture ed inserite inferriate. Le questioni sono due: o prima non c'era nulla, oppure si sono spesi soldi inutilmente.

"Veronica non ha scelto di morire - le parole Anna Maria Bettini e Massimiliano Locatelli, rispettivamente madre e fratello di Veronica - non era imprudente e quindi non è minimamente responsabile della sua morte. Ed è bene che sia chiaro a tutti. Veronica è stata uccisa da chi non ha messo in sicurezza il Forte Belvedere pur avendone la responsabilità, da chi ha tenuto aperto al pubblico e permesso l'utilizzo di un luogo pericoloso. Non si tenti di infangare la personalità di una ragazza che amava la vita, che non ha commesso nessuna imprudenza e mai avrebbe corso inutili e pericolosi rischi. L'assessore alla cultura Gozzini in Consiglio Comunale, solo pochi giorni prima della morte di Veronica, dichiarava di “navigare a vista” proprio sulla questione della messa in sicurezza del bastioni. Non è accettabile che si scarichino sulla vittima di un omicidio le gravissime responsabilità di chi ha permesso l’utilizzo di Forte Belvedere in quelle condizioni di totale insicurezza: nella zona della cannoniera, il buio era pressoché totale, tanto da non permettere di vedere dove si mettevano i piedi, come documentato dalle perizie effettuate dagli ufficiali di Polizia Giudiziaria della Asl e dalle perizie di parte. Come si possono allora imputare a Veronica, che ha perso la vita per colpa dell’incuria e della negligenza altrui, le responsabilità di chi doveva vigilare sulla sicurezza dei cittadini? Al processo di appello, che auspichiamo imparziale e rapido, affinché si eviti il rischio prescrizione, spetta l'opportunità di ristabilire la verità dei fatti".

Due piante di ulivo sono state inserite all'ingresso del Forte per ricordare i giovani deceduti, questo può fare la società civile dopo una perdita traumatica. Una bella cerimonia, parole toccanti proferite anche dall'attuale assessore alla Cultura il professor Sergio Givone a significare due ragazzi ancora presenti nelle radici di piante secolari simbolo da sempre di vita e di fortificazione. Ad ascoltare le famiglie delle vittime. Vittime, non colpevoli.


Antonio Lenoci

Redazione Nove da Firenze