Bilancio di Firenze, no aumenti, salvaguardati istruzione, cultura e sociale

L’assessore Petretto: "a Firenze abbiamo mantenuto intatte le aliquote dell’Imu, dell’addizionale Irpef, dell’imposta di soggiorno e della Cosap. Anche le tariffe dei servizi sono calate di 800mila euro rispetto all’accertato del 2012"


TARIFFE —
Mantenere intatta l’offerta qualitativa e quantitativa dei servizi. Non aumentare la pressione fiscale. Riprendere gli investimenti in relazione alle necessità di Firenze e alle esigenze dei cittadini. Questi, per l’assessore Alessandro Petretto, i punti cardine del bilancio 2013 redatto «nonostante la forte riduzione delle risorse e l’incertezza che costringe anche il Comune di Firenze a navigare nell’incertezza».
«In un momento nel quale la crisi grava in modo rilevante sulle famiglie e si allarga la platea dei cittadini in condizioni di disagio – ha rilevato l’assessore Petretto nella sua relazione in consiglio comunale - ai settori istruzione, cultura e sociale, al netto della spesa per il personale, sono destinati quattro milioni e mezzo di euro in più. Ciò consentirà alle direzioni interessate di mantenere alto il livello qualitativo e quantitativo dei servizi, senza peraltro determinare corrispondenti aumenti tariffari».
«Mentre a livello centrale siamo arrivati una pressione fiscale del 45% - ha ricordato l’assessore al bilancio – qui a Firenze abbiamo mantenuto intatte le aliquote dell’Imu, dell’addizionale Irpef, dell’imposta di soggiorno e della Cosap. Anche le tariffe dei servizi sono calate di 800mila euro rispetto all’accertato del 2012».
«In bilancio abbiamo stanziato 166 milioni di euro per gli investimenti contro i 28 milioni del 2012 - ha sottolineato – e cambia in maniera significativa quello che mi sembrava essere uno degli elementi più critici nel bilancio consuntivo 2012, ovvero il rapporto tra la spesa corrente e quella per investimenti. Ora la prima sarà pari a quasi quattro volte la spesa in conto capitale. Si tratta di un rapporto più adeguato alle condizioni della città visto che in precedenza era 24 volte superiore»
«Evidentemente questi tre obiettivi richiedevano interventi di manovra – ha spiegato Petretto – che si sono concentrati anzitutto su risparmi di spesa per personale, assicurazioni, affitti, acquisto di servizi intermedi e interessi passivi. In questo modo la spesa corrente, pur rimanendo nelle stesse dimensioni di quella accertata nel 2012, ha cambiato la sua composizione e ciò ha consentito di salvaguardare maggiormente i servizi alla persona. Il bilancio ha potuto contare anche su 8 milioni di euro di dividenti dalle società partecipate, soprattutto da Toscana energia. C’è stato anche un grande lavoro delle direzioni welfare, che hanno saputo meglio responsabilmente governare i loro settori, e delle direzioni tecniche per quanto riguarda gli investimenti».
«Nel bilancio di quest’anno abbiamo inserito 23 milioni di euro come proventi da alienazioni, una cifra prudente per quanto pur sempre una previsione. Rimane la sofferenza sui pagamenti per gli investimenti rimane anche nel 2013 essendo il patto di stabilità ancora operativo nei termini rigidi e ciechi stabiliti a suo tempo»
«Non è facile descrivere i passaggi che hanno portato dalla legge delega sul federalismo fiscale del 2009 a quel disastro istituzionale che è la finanza locale del 2013 – ha concluso - hanno operato l’emergenza finanziaria, e quindi l’urgenza di usare l’accetta laddove era più facile, una volontà di ridurre la spesa comunale, un revanscismo delle burocrazie centrali che hanno cercato di recuperare spazi e, infine, incompetenze a vario livello. Ci vorranno molti anni per recuperare e intanto il Comune di Firenze, come tutti gli altri, sarà costretto a navigare in un mare di incertezze».

Redazione Nove da Firenze