Piove, e la Toscana continua a franare e andare sott'acqua

Non si parla di prevenzione del territorio, neppure in campagna elettorale? Maria Teresa Fagioli: «Se non fosse per queste piogge, di territorio e dissesti non se ne parlerebbe. Si preferisce sempre affrontare la situazione in emergenza»


MALTEMPO —
«Ancora una volta per una pioggia intensa, ma tutt’altro che eccezionale, il territorio è in allarme». Ad analizzare la situazione dopo alcuni giorni di pioggia, caduta con picchi di 70mm tra Pisa e Livorno, è la presidente dell'Ordine dei Geologi della Toscana, Maria Teresa Fagioli. Per ora qualche smottamento e frana con qualche centinaio di sfollati, in particolare due nell'aretino e una ventina di famiglie in Versilia, di queste tre a Carrara, sei a Pietrasanta, sei a Serravezza, otto a Camaiore, Serchio ai livelli di guardia, Arno e Lago di Massaciuccoli a livelli minacciosi. «Niente di nuovo per gli addetti ai lavori, ma viene spontaneo domandarsi: se non fosse per queste piogge, di territorio e dissesti si parlerebbe?».

La Toscana ha delle buone regole ma nessuno controlla. «In Toscana abbiamo buone norme – continua Fagioli - ma gli Enti locali, invocando la crisi, non solo curano a malapena la manutenzione ordinaria del territorio, ma quando c’è da intervenire lo fanno, salvo eccezioni, prediligendo la minimizzazione della spesa e tagliando su tutto ciò di cui i signori Amministratori e il loro staff, ovviamente senza geologi, non capiscono la necessità». Di qui «l’uso diventato ormai regola dei Comuni di interpretare l’analisi di mercato come un mezzo per predisporre gare al ribasso senza per nulla occuparsi della qualità, di qui il pilatesco, burocratico “basta ci sia un foglio” tanto poi nessuno controlla».

Calamità solo come emergenze. Il problema è che le calamità naturali si preferisce trattarle quando diventano emergenze. Non si fa programmazione, prevenzione. «Anche nella recente campagna elettorale – commenta la presidente dei Geologi - si è parlato di tutto, tranne che di dissesti e manutenzione ordinaria del territorio. Evidentemente non hanno appeal, pare, non portino voti. I temi legati alla manutenzione e salvaguardia sono stati appena sfiorati da non più di tre soggetti che si presentavano agli elettori, accenni marginali, la stessa parola “acqua” è citata solo per garantirne la natura pubblica. Ma non vorrei che l’accezione dell’aggettivo fosse quella più corrente e triviale, leggasi “di nessuno”. Alcuni hanno inserito le questioni inceneritori o TAV, ma solo per affermare opposizioni preconcette, di improbabile realizzazione come insegna il caso inceneritore di Parma». Insomma, «si parla di risanare le banche, di lottare contro il malaffare, ma mai di risanare il territorio o di prevenire disastri. Eppure credo che i cittadini sarebbero interessati».

La crisi economica come scusa per non fare. Per la presidente Fagioli, «nessuno pare rendersi conto di ciò che per noi professionisti del settore è sin troppo chiaro: che la crisi viene usata da molte Amministrazioni locali, prima di tutto, come scusa per non intervenire sul territorio o intervenire in modo minimale».

La necessità di maggiore attenzione. Il problema e che «se poi la prima pioggia ci mette in crisi o alla prima debole scossa di terremoto siamo tutti fuori casa non ci resta che piangere. O magari, la prossima volta, forse anche troppo prossima, votare quegli aspiranti governanti che nel loro programma abbiano dato il giusto spazio, peso e cura a quel minimo di attenzione al territorio, magari suffragata da competenza e non da slogan; attenzione che riduca almeno un poco, la probabilità di finire, per noi elettori, alla prossima pioggia o scossa sismica, come topi: affogati o sepolti vivi».

Prevenzione anche per far ripartire l'economia. «E sì che il riassetto idrogeologico del territorio – conclude Maria Teresa Fagioli - e l’adeguamento antisismico degli edifici esistenti, o la loro rottamazione laddove non ci sono alternative, sarebbero una ricetta eccezionale. Di sicuro successo anche per rimetter in moto l’economia. Ma è mai possibile che solo noi geologi ce ne rendiamo conto»?

Redazione Nove da Firenze