Democrazia paritaria: una Carta d’intenti toscana

Riforma della legge elettorale toscana: inammissibilità per chi non rispetta i meccanismi. Vittoria Franco: “Patto tra donne e uomini per rendere l’Italia un paese più moderno”


REGIONE — Firenze – Una nuova legge elettorale della Regione Toscana, per una democrazia paritaria e una effettiva rappresentanza di genere: uguale presenza di donne e uomini nelle liste elettorali, inammissibilità delle stesse nel caso non rispettino la parità di genere. Questi i punti principali della Carta d’intenti proposta dalle consigliere del Consiglio regionale della Toscana e dalla Rete regionale del coordinamento dei comitati Senonoraquando della Toscana. Una “alleanza tra donne che hanno scelto di darsi obiettivi comuni, da perseguire insieme e separatamente nei propri ambiti di azione”, si legge nella Carta, che è stata presentata nel seminario nazionale sulla Democrazia paritaria, ieri mattina a palazzo Panciatichi. “Consideriamo la scarsa presenza delle donne nelle istituzioni e nello specifico nel Consiglio Regionale della Toscana non solo antidemocratica, ma anche un segno di inefficienza del sistema”.

Per essere meglio rappresentate, le donne “debbono gestire in prima persona la rappresentanza, trasformando in politica le proprie esperienze e le proprie necessità”. Nella convinzione che le donne “grazie ad un’ottica di genere in tutte le politiche, che siano economiche o sociali o altro, possono contribuire al cambiamento di questo Paese”.

Vedere “affermati e praticati valori come competenza, onestà, etica, trasparenza, legalità”, si legge ancora nella Carta, rivedere le regole che governano l’accesso nelle istituzioni e nei partiti politici, in cui resistono condizionamenti “sia nella loro organizzazione, ancora completamente a misura maschile, sia nei loro metodi di selezione delle candidature”.

Di qui, le richieste: modifica della legge elettorale regionale, introduzione nella nuova legge di “strumenti di garanzia della parità di genere (50&50), sia nella presentazione delle liste, sia nella elezione”. Nel caso di reintroduzione del voto di preferenza, “all'interno di un sistema elettorale plurinominale, operando decisamente in favore della ‘doppia preferenza’, tassativamente diversa per genere, pena l'annullamento della stessa”. Nel caso di opzione per il sistema uninominale, “operando in favore della presentazione, all'interno del medesimo schieramento, di un numero paritario di candidature di donne e di uomini, ovvero in favore del così detto meccanismo ‘binominale’, che prevede la doppia candidatura uomo/donna per ogni schieramento in ogni collegio”. E ancora: inammissibilità delle liste che non rispettino questi meccanismi e “obbligo ai soggetti politici di assicurare la presenza paritaria (50&50) di candidati di entrambi i generi nei programmi di comunicazione politica”.

Di questi temi, dei risultati già raggiunti nel faticoso cammino verso una effettiva democrazia paritaria e di quelli ancora lontani si è parlato nella tavola rotonda con le parlamentari Vittoria Franco (Pd), Deborah Bergamini (Pdl), Giuliana Carlino (Idv) e con Fabiana Pierbattista, del coordinamento nazionale Senonoraquando. L’Italia si rivela un paese “non moderno per la bassa attività femminile in alcuni settori della società”, ha detto Vittoria Franco, che ha sostenuto la necessità di un “patto” tra donne e uomini “in politica, nelle istituzioni, in famiglia, per condividere e cooperare non solo in famiglia, ma anche nella sfera pubblica”. Di “guerra di potere che sta attraversando il paese” ha parlato Deborah Bergamini, secondo la quale quanto alla partecipazione delle donne in politica “sta emergendo la necessità di un cambiamento all'interno dei partiti”, e ha indicato esempi di buone pratiche da seguire, come la destinazione di una parte del budget alla questione della emancipazione femminile, alla organizzazione delle riunioni in orari compatibili, fino alla cura dei bambini quando le mamme sono impegnate nell'attività politica. “La differenza nel modo di fare politica delle donne rispetto agli uomini – ha osservato poi – si è vista con la Polverini, che si è dimessa da presidente della Regione Lazio”. Di quote rosa come “strumento valido per il raggiungimento di un primo livello di partecipazione delle donne” ha parlato Giuliana Carlino, precisando che “la quota del 30 per cento è stata un primo passo, dobbiamo puntare al 50 per cento”.

“Gli uomini non amano l’indipendenza delle donne, ancora oggi. Dobbiamo far sentire la nostra voce nei luoghi deputati, partecipando numerose”, ha osservato la consigliera regionale Marina Staccioli (Gruppo misto), che ha rilevato la scarsa presenza di uomini al seminario di questa mattina e ha ricordato come “al Forum delle elette a Roma eravamo presenti dalla Toscana soltanto io, la consigliera Lastri e la presidente della commissione Pari opportunità, Rossella Pettinati”. Proprio Rossella Pettinati ha ricordato come anche in Toscana ci sia ancora molto lavoro da fare, basti considerare che “ancora 22 comuni nella nostra regione non hanno donne in Giunta e le donne sindaco sono ancora pochissime”.

(s.bar-ps)

Redazione Nove da Firenze