VideoPoker: i tabaccai fiorentini chiedono rinvio del decreto Balduzzi

"Le nuove norme sui tabacchi e i videopoker previste dal decreto sanità non risolvono i problemi di salute pubblica, ma puniscono ingiustamente imprese e consumatori"


FUMO E GIOCO D'AZZARDO — Il provvedimento mette in luce la contraddizione di fondo della politica dello Stato che da un lato si dà al proibizionismo, e dall’altro utilizza le imposte sui due comparti per aumentare le entrate fiscali". (I due settori, nel solo 2011, hanno fruttato quasi 28 miliardi di gettito: circa 13,7 miliardi sono le entrate totali legate al gioco, in tutte le sue forme, mentre 14 arrivano da Iva e accise sul tabacco. E sono entrambi in crescita: tra il 2000 e il 2011 le entrate legate al fumo sono aumentate del 58%, mentre quelle del gioco hanno guadagnato l’8,4% in un solo anno.)

E' quanto sostiene Assotabaccai-Confesercenti Firenze, l’associazione di categoria che riunisce la maggior parte dei tabaccai del nostro territorio, che attaccano il Decreto Balduzzi per due motivi principali, trasforma la categoria in "in agenti di polizia" chiamati a far rispettare un divieto facilmente aggirabile ( quello sulla vendita di sigarette ai minori di 18 anni) e costringe, di fatto, a spostarsi i concessionari che hanno legalmente acquisito la licenza dei videopoker, nella speranza che pochi metri di distanza in più da scuole e ospedali possano prevenire le ludopatie e il gioco compulsivo.

Dal Governo aspettiamo, invece di un ritorno al semplice proibizionismo, un piano legislativo organico di lotta alle dipendenze e al gioco d’azzardo illegale, che faccia opera di prevenzione ed educazione alla salute presso i cittadini e impedisca il proliferare di attività criminali.

I tabaccai fiorentini confidano che vi sia, all'interno del Governo, un ripensamento sull'approvazione di tali norme (per esempio l'obbligo delle distanze solo ed esclusivamente per i videopoker di "nuova istituzione."...), già a partire dal prossimo C.D.M.; ancor meglio se vi fosse uno slittamento per poi avviare un serio confronto con le categorie economiche interessate.

Redazione Nove da Firenze