Festa regionale Sel, Firenze ha ricordato il G8 del 2001

Proiezione del documentario "Bella Ciao" di Carlo Freccero, Marco Giusti e Roberto Torelli. Il film “fantasma” sul G8 di Genova, prodotto dalla RAI e mai trasmesso. Palco centrale alla Festa regionale di Sinistra Ecologia e Libertà


DOCUMENTARIO —
Sono passati dieci anni, ma bastano i primi fotogrammi del film documentario "Bella Ciao" per vedere i volti tesi, le mani che soffocano singulti di spavento al solo ricordo di quei tristi giorni. Ma non per tutti è così.
Alcuni, quelli che c'erano, quelli che erano lì sono in un certo senso ancora lì. Non sono mai tornati, rimasti a conservare la memoria, ad urlare ancora la rabbia per tutto ciò che è stato fatto e vissuto e soprattutto visto e registrato dai mille occhi delle telecamere presenti.

Punti di vista che compongono il film “Bella Ciao” di Carlo Freccero, Marco Giusti, Roberto Torelli. Il film “fantasma” sul G8 di Genova, prodotto dalla RAI e mai trasmesso. Prodotto da Carlo Freccero, infatti, il film non è mai entrato nella programmazione della Televisione di Stato. Il direttore della seconda rete cambiò e con lui si persero le tracce dell'opera, apparsa in seguito durante incontri 'informali'.

Parco gremito a Firenze, lì dove c'era il Kon Tiki, a pochi passi dal Saschall, presso la Festa regionale di SEL, in diversi hanno ripercorso quei giorni fianco a fianco a Giuliano Giuliani, padre di Carlo Giuliani, il ragazzo rimasto ucciso durante gli scontri e Lorenzo Guadagnucci, autore assieme a Vittorio Agnoletto del libro “L’eclisse della democrazia. Le verità nascoste sul G8 2001 a Genova”

La Scuola Diaz, la Caserma Bolzaneto, luoghi emblematici di una notte che non è mai stata raccontata per come è stata vissuta da chi c'era dentro (tanti i film girati tra i quali "Se non ora quando"), se non adesso, che Lorenzo Guadagnucci ha deciso di ripercorrere quei momenti.
"Io ero dentro, Agnoletto era fuori - racconta - eravamo vicinissimi, io dovevo uscire e lui voleva entrare".

Agnoletto lo si riconosce nei video, con la sua corporatura minuta che cerca di farsi spazio tra gli agenti ed i manganelli e gli scudi ed i caschi. Attorno a lui giornalisti ed avvocati tutti con le tessere dei rispettivi ordini in mano, ignorati dai poliziotti. "Chi è il capo di piazza, chi l'ufficiale più alto in grado?". Silenzio.
"Il Questore mi ha detto che posso entrare". Ancora silenzio.

Ragazzi trasportati su barelle di fortuna che attraversano ali di agenti in tuta da sommossa, sangue e volti spaventati. Chi alza un pugno, chi urla qualcosa, chi chiama la mamma. Magari lo stesso che durante il corteo di quei giorni girava con il cartello "Tranquilla ma' solo tu me puoi menare".

La gente abbassa lo sguardo, si indigna, stringe il pugno e lo batte sul ginocchio. Ci si guarda attorno, si cercano segnali di sconforto e di rimprovero. Nei tanti video compare una signora che urla "Siete degli idioti" ai ragazzi in fuga dalle Forze dell'Ordine. Ma per una che li rimprovera altri lanciano secchiate alla folla stretta nella morsa del caldo ed incitano la manifestazione, pacifica negli intenti.

Cassonetti mandati in fiamme, auto capovolte, negozi svaligiati, disordini di ogni tipo all'interno di un labirinto inconcepibile, dove vedere ragazzi che sfogliano una mappa turistica sembra talmente assurdo da lasciare impietriti. C'erano i black bloc. I black chi? Bloc.. fermiamoci un attimo. Non si è mai capito chi fossero, è materia di attuale discussione nei forum, resta una ferita aperta il ruolo degli agenti ed il fenomeno bisbigliato delle 'infiltrazioni'.

Intanto Carlo è disteso a terra e la folla è incredula. Troppi scontri, troppi fumogeni per capire con lucidità in pochi istanti quello che è accaduto. Ma dopo 10 anni, dopo 10 anni i fumogeni sono ancora lì?
"Noi ci siamo battuti - dirà Giuliano Giuliani - non contro il carabiniere accusato dell'omicidio di mio figlio... non vogliamo nulla da lui. Sono ancora convinto che non sia stato un giovane ausiliario, ma una mano esperta persino di un ufficiale, a sparare. A 10 anni di distanza vedo quella pistola puntata, orizzontalmente al terreno. Ma mi si parla ancora di colpo sparato in aria per avvvertimento"

"Non è possibile - continua Giuliani - che i protagonisti di quei giorni siano stati condannati dallo Stato, a vario titolo, ma siano ancora ai loro posti, alcune alte cariche sono state addirittura promosse e dislocate altrove. Questo non lo posso accettare e non lo possiamo permettere in un paese che voglio continuare a definire democratico. Così come non posso accettare quelli che, in divisa, cantavano 'Faccetta nera'.
Non è una marcia da ragazzi in divisa, è vietata dalla Costituzione. Ma anche se fosse 'Bella ciao' sarebbe vietata, in divisa si può cantare solo 'Fratelli d'Italia'. Cantare, poi.."

Cantare cosa? Il silenzio per Carlo allo Stadio in cui stanziavano i disobbedienti, le sirene lungo le burelle cittadine che non avevano più niente delle strade urbane. Donne, anziani, bambini con le mani in alto sul lungomare ligure e pestaggi nei cespugli, dietro gli alberi, persino manganellate alle telecamere.

"Dobbiamo poter capire, oggi, quello che è accaduto" dirà ancora Guadagnucci che conserva i segni di quel 2001 e si ricorda delle 'armi' portate via dalla Scuola Diaz. Martelli, punteruoli, paletti di ferro. Ma nella scuola c'erano i cantieri per la ristrutturazione. Fatti, appunti, scartoffie.

"Stanno entrando.. - gridano i ragazzi della Radio che trasmette il Forum sociale, prima dell'irruzione - ma noi continueremo ad informarvi".


Ant. Len.

Redazione Nove da Firenze