'Per non morire di mafia', alla Pergola

Dal 12 al 17 aprile al Teatro della Pergola in scena lo spettacolo tratto dal libro dell'ex procuratore antimafia Piero Grasso. Il 12 aprile alle 18 l'appuntamento con Grasso


FIRENZE — Firenze - Pietro Grasso al Teatro della Pergola per l'esclusiva toscana dello spettacolo 'Per non morire di mafia', tratto dal suo libro, interpretato da Sebastiano Lo Monaco per la regia di Alessio Pizzech. Quando comincia la nuova mafia? Come ha cambiato la vita della Sicilia e dell’Italia? Che cosa ci resta ancora da fare e da sperare per sconfiggerla? Sono solo alcuni degli interrogativi che il Procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso si pone nel suo libro “Per non morire di mafia”. Sebastiano Lo Monaco ed Alessio Pizzech hanno raccolto il richiamo e l'appello a una nuova battaglia di civiltà e legalità e grazie alla versione scenica di Nicola Fano, giornalista e drammaturgo da sempre impegnato nel teatro sociale, hanno dato voce alle parole del libro e le hanno affidate all'eco della scena, sollecitando un rinnovato ascolto. All'elenco delle cose di cui Pietro Grasso ha bisogno per combattere la mafia si accompagna la preziosa voce del teatro.
Pietro Grasso non mancherà al debutto fiorentino, e prima dello spettacolo parteciperà ad un incontro con le istituzioni e con le realtà e le associazioni che operano da anni in progetti informazione, sensibilizzazione e recupero virtuoso dei territori sottratti alla mafia, come l'ARCI, la Fondazione Antonino Caponnetto, Libera e i ragazzi che hanno partecipato alla realizzazione dei campi antimafia.
Sarà un'altra occasione per ribadire un concetto fondante come sempre ricorda Pietro Grasso: «Finché la mafia esiste bisogna parlarne, discuterne, reagire. Il silenzio è l'ossigeno grazie al quale i sistemi criminali si riorganizzano e la pericolosissima simbiosi di mafia, economia e potere si rafforza. I silenzi di oggi siamo destinati a pagarli duramente domani, con una mafia sempre più forte, con cittadini sempre meno liberi»
Per questo Per non morire di mafia è il monologo vibrante di un uomo contro.
Che mette la sua vita in prima linea per salvare la speranza di un futuro possibile.
Se Falcone e Borsellino teorizzarono che per combattere la mafia è necessario conoscerla, il loro “erede”, a propria volta impegnato da trent'anni contro la criminalità organizzata, aggiunge che oggi per contrastare la mafia è indispensabile avere la percezione esatta della sua pericolosità, soprattutto nel tentativo di parlarne alle coscienze dei più giovani.
Perciò, dalla Procura nazionale antimafia, organismo che coordina le indagini sui fronti interni e internazionali, nelle pagine del libro Pietro Grasso ripercorre le stagioni della guerra alla cupola siciliana in modo schietto, affrontando anche rapporti delicati: i legami tra mafia e politica, gli scontri all'interno della magistratura, le carenze legislative e di mezzi. Infine, Grasso affronta gli intrecci attuali con la 'ndrangheta e la camorra e traccia una mappa delle nuove mafie (cinesi, russe, albanesi, nigeriane, colombiane), individuando le strade e gli strumenti che ci permetteranno di non morire di mafia, di non sottometterci al suo potere.
Sebastiano Lo Monaco è in scena Pietro Grasso, sul palco solo elementi essenziali: una sedia, una scrivania con la foto di Falcone in cornice e una maxi lavagna dove passeranno una dopo l'altra le parole chiave dello spettacolo: mafia, potere ma anche Utopia, Libertà e Democrazia. Contro il silenzio.


Pietro Grasso, di origine licatese (Ag), incomincia il proprio cursus honorum nel 1969, quando entra in magistratura. Nel 1984 ricopre l'incarico di giudice a latere nel primo maxiprocesso a Cosa nostra (10 febbraio 1986 -10 dicembre 1987), 475 imputati. In questo contesto, a fianco del presidente Alfonso Giordano è stato l'estensore della sentenza (oltre 8 mila pagine) che comminò 19 ergastoli e oltre 2.500 anni di reclusione.
Successivamente, Grasso è stato consigliere del Ministero di Grazia e Giustizia (Guardasigilli era Claudio Martelli), quando Giovanni Falcone era alla Direzione Affari Penali.
Come Procuratore aggiunto presso la Procura nazionale antimafia (guidata da Pier Luigi Vigna), ha seguito e coordinato le inchieste sulle stragi del 1992 e del 1993.
Dall'11 ottobre 2005 ricopre l'incarico di Procuratore Nazionale Antimafia.
Il Libro "Per Non Morire di Mafia" di Pietro Grasso e Alberto La Volpe è edito da Sperling & Kupfer S.p.A.

Redazione Nove da Firenze