Della Valle: Prandelli ha tradito la Fiorentina

Cittadella viola: iniziata la discussione commissione Territorio e ambiente della Regione, ma per il proprietario della società -oggi al al Grand Hotel Villa Medici di Firenze- l'argomento è chiuso


VIDEO — Firenze– Cittadella viola: occorre verificare quali sono le proposte del Comune di Firenze. Atti ufficiali in Regione non sono arrivati ma sono in corso approfondimenti per individuare, anche attraverso la Valutazione ambientale strategica, “limiti territoriali e di carico ambientale”. Questo è quanto emerso in commissione Territorio e ambiente presieduta da Vincenzo Ceccarelli (Pd), nel corso della discussione sulla mozione presentata da Marco Carraresi (Udc) circa la “localizzazione di un parco a tema incentrato sullo sport” nell’area di Castello. Discussione a cui ha partecipato anche l’assessore all’Urbanistica Anna Marson che ha ricordato la necessità di “concludere il percorso di integrazione al Pit (Piano di indirizzo territoriale) prima di valutare altri progetti”. Su stadio, parco a tema e progetto Fuskas, idee precise non ce ne sono, quindi manca la possibilità di poter esprimere ipotesi. Elementi che la commissione presieduta da Ceccarelli ha intenzione di acquisire invitando nei prossimi giorni Comune di Firenze, Sesto Fiorentino e Campi.

Diego Della Valle, proprietario della Fiorentina, ha tenuto questo pomeriggio una conferenza stampa a cui erano invitati i giornalisti, ai quali però inizialmente non era consentito porre domande. Al termine delle dichiarazioni dell'ex patron, lo stesso ha accolto gli interventi da parte della stampa dichiarandosi "aperto alle domande serie".
L'appuntamento è stato fissato in risposta ad un articolo del giornalista Oliviero Beha, pubblicato dal quotidiano Il Fatto. Questa la posizione della proprietà sulla storia dell'acquisto della società, sullo sviluppo del centro sportivo e della Cittadella.

L'acquisto della società
"Mi è stato chiesto dal sindaco Domenici di evitare che una squadra sparisse e ero meravigliato che nessuno in città si fosse preso carico di questa cosa. Ci siamo presentati un pomeriggio piovoso davanti al notaio e pensavo di comprare una cosa che si chiamava Fiorentina, invece non c'era nulla: solo un titolo sportivo che permetteva di giocare in C2. Ci siamo messi alla ricerca dei simboli, del nome che non volevano restituirci e poi abbiamo iniziato a giocare, con lo Stadio pieno e un tifo incredibile. Abbiamo cominciato un percorso che ci ha spinti in fretta dalla C2 alla B, costringendoci a costruire di sana pianta una Società competitiva. Non aveva più nulla la società: avevano polverizzato tutto ed è costata qualche decina di milioni di euro, quando dicono che l'abbiamo presa a poco forse non se ne rendono conto che mancava totalmente il settore giovanile, eravamo senza vivaio. Punto primo era metterla al riparo da potenziali crisi finanziarie e la nostra società oggi non ha debiti, ha un bilanciamento di costi sostenuto ogni anno con investimenti mirati: dai 150 ai 170 milioni di euro. Non è vero che l'abbiamo avutas gratis: i bilanci sono certificati, trasparenti, limpidi".

Il rapporto con Firenze
"Con la città abbiamo avuto un feeling straordinario che ha fatto arrabbiare qualcuno: quelli che io ho chiamato rosiconi che non hanno capito come mai noi venuti da fuori abbiamo creato un legame forte con la gente semplice, e siamo sempre in giro per lavoro, non facciamo snobismo, o vita agiata. Pensate a quanti umori avremmo potuto spostare, ma non lo abbiamo mai fatto, non abbiamo mai cercato guadagni occulti. Anche l'idea immobiliare era rivolta a terzi, cercando di portare soldi alla città. Dal fair play in poi abbiamo lanciato grandi cambiamenti nel calcio, con l'aiuto di una tifoseria che ha regito con qualità anche ai torti che abbiamo subito nelle passate stagioni".

Operazione Incisa
"Dicono che abbiamo acquistato terreni a prezzo stracciato per fare un centro sportivo e io vorrei conoscere quel fesso che ce li ha venduti. Noi abbiamo acquistato dei terreni per fare un centro sportivo dedicato a Firenze, vicino alla città, in una zona che non è tra le più belle, ce ne sono tante altre migliori. Il sindaco di Incisa purtroppo non c'è più, grande persona, ci ha ascoltati quando proponevamo il nostro modello di gestione di un centro che doveva autofinanziarsi. Morto Auzzi, la burocrazia ha avuto dei momenti di step e non è stato più possibile proseguire. Era un modello che avrebbe portato una cosa utile ma con costi elevati. Abbiamo fatto una speculazione? Se qualcuno vuol ricomprarsi i terreni allo stesso prezzo mi farebbe un grande regalo. Nonostante l'incremento di cubatura ottenuto, nonostante il maggior valore acqusito, nessuno si è avvicinato per ricomprare i terreni. Hanno poi detto che a Firenze avremmo voluto fare una grande speculazione con la Cittadella".

Cittadella Viola
"L'idea partiva dalla convinzione di costruire un sistema che desse alla società entrate da poter reinvestire, per poter parlare un giorno di Scudetto. Guardate le entrate delle grandi squadre, compresi i diritti televisivi. Noi abbiamo pensato di costruire qualcosa che potesse dare introiti sicuri ogni anno così da avere un fondo sicuro per gli investimenti ed usare solo quello. Sempre considerando i rischi. Ma se ci fossero stati introiti in più avevamo previsto una Fondazione per deviare i maggiori guadagni verso l'impegno sociale. Come e dove fare tutto questo? Ci siamo messi il cuore in pace scoprendo i tempi lunghi lunghissimi della burocrazia: noi avevamo solo chiesto lo spazio e l'avremmo fatto in prima persona, con integrità ed onestà. E possiamo comunque essere orgogliosi in questi anni di esserre arrivati dove siamo. Abbiamo chiesto un progetto di massima per rendere a voi l'idea. Siamo finiti in un tritacarne di politica, di gente che litiga e ci siamo trovati al centro di qualcosa che non ci interessa. Ci siamo sentiti in imbarazzo. Ci hanno chiesto, i rosiconi, di spostarci altrove perché qualcuno ha i terreni belli pronti, ma noi non porteremo la squadra fuori da Firenze. L'argomento oggi per noi è totalmente chiuso e consiglio a qualche politico in buona o mala fede di non riaprire l'argomento per spostare un certo consenso di parte".

I Campini
"I campini? Abbiamo chiesto da anni di poterli avere e stiamo investendo alcuni milioni di euro su qualcosa che non è nostro, ma che potrà tornare utile alla città ed abbiamo ritardato perché volevamo sistemare i campi affinché fossero agibili per tutti anche per i disabili".

Cesare Prandelli
"Questa società fino a qualche mese fa aveva un motto che funzionava Uno per tutti e tutti per uno. Poi ad un certo punto è venuto a mancare un tassello. Io annuso le situazioni e capisco quando la lealtà viene a mancare. Ci siamo trovati in una città divisa tra buoni e cattivi. Si era creata una rottura con una persona che è venuta a Firenze con buona reputazione personale, pur non avendo vinto quasi nulla, che ha avuto con me un rapporto di rispetto e con mio fratello quasi di amicizia tra coetanei. Ha realizzato qualcosa di buono e noi felici che fosse così. Poi è accaduto qualcosa che mi ha fatto male, ho scoperto che erano in corso dei contatti che il mio allenatore dialogava con i vertici bianconeri, ho soltanto chiesto con la forza della lealtà a Cesare Prandelli se intendeva, o meno, lasciarci ed ho trovato il modo meno traumatico per la società per far fermare le macchine. Gli ho buttato il salvagente dopo le voci sul suo trasferimento alla Juve e lui doveva solo rispondere che non ci sarebbe andato.
Tutto questo invece ha fatto scaturire una strategia mediatica attraverso la quale noi eravamo i cattivi che non riconoscevamo la leadership a qualcuno. La città l'ha presa male, come una decisione della società anche se era tutto, meno che una lettera di licenziamento, come disse il mister. Da lì i due partiti schierati, tra chi aveva fatto cose buone ed una società che voleva liberarsi del tecnico. L'ho accasato alla Nazionale e non si finisce a fare il CT dopo aver conquistato un undicesimo posto, ma perché si è avuto un buon team attorno e perché si è stati sostenuti da tutti, dalla gente ai reparti societari. Non voleva lasciare Firenze ed allora quando è arrivata la Nazionale non lo abbiamo trattenuto, avremmo potuto io e mio fratello e per lui il treno sarebbe passato, invece no. Gli ho impedito di commettere un grosso errore.
Poi ho visto che qualche giorno fa la squadra è stata presa di punta dall'ex allenatore che ha detto che i nostri sono ragazzini viziati. Ma come si fa a dire a dei ragazzi di 22, 23 e 24 anni in un momento in cui sono demoralizzati perché non rendono quanto ci si aspetta da loro, che sono dei viziati? A me piaceva il primo Prandelli, questo no".

In serata un lancio dell'agenzia Ansa riporta la reazione a caldo di Cesare Prandelli cheamareggiato sostiene ancora una volta di non essersi mai presentato per ricoprire ruoli in altri Club, di non aver destabilizzato l'ambiente, invitando il fratello minore di DDV, Andrea a parlare quale persona informata dei fatti, per mettere la parola fine.


Antonio Lenoci

Redazione Nove da Firenze