Asili nido: nascite al minimo storico e genitori troppo poveri

Alla ripresa dell’anno scolastico Save the Children rileva che solo un bambino su quattro avrà la possibilità di frequentare un asilo nido


All’apertura degli asili nido nel nostro Paese, Save the Children - l’Organizzazione dedicata dal 1919 a salvare i bambini e garantire loro un futuro - sottolinea come, in base agli ultimi dati disponibili. Nonostante le nascite al minimo storico, solo 1 bambino su quattro potrà frequentare un servizio dedicato alla prima infanzia, tasso che comprende i servizi a titolarità pubblica, quelli in convenzione e quelli a titolarità privata.

Il dato risulta ancor più grave in alcuni territori dal momento che, in base agli ultimi dati elaborati dall’Istituto degli Innocenti, si registrano ancora profonde diseguaglianze su scala nazionale.

A parte alcune eccezioni virtuose come Valle d’Aosta, Emilia Romagna, Toscana e Umbria, che hanno registrato i tassi di copertura più alti, in alcuni casi anche superiori all’obiettivo europeo del 33%, tutta l’Italia del centro-nord ha percentuali di copertura appena superiori al 20%, percentuale che si abbassa drasticamente per il mezzogiorno dove solo circa 12 bambini su 100 riusciranno ad accedere agli asili nido o ai sevizi alternativi. La situazione più critica in Campania dove nemmeno 1 bambino su cento ha la possibilità di accesso (6,8%).

“Frequentare un asilo nido di qualità è un elemento chiave per il corretto sviluppo del bambino, sia dal punto di vista della salute che su quello educativo. Questo vale ancor di più per i bambini delle famiglie più svantaggiate, dove la frequenza al nido – è dimostrato – abbatte fortemente il rischio di non raggiungere, a quindici anni, le competenze minime in matematica e in lettura e allo stesso modo riduce il tasso di dispersione scolastica”, ha commentato Raffaela Milano, Direttrice Programmi Italia Europa di Save the Children

“Allo stesso tempo, l’asilo nido è un indispensabile strumento di conciliazione tra tempi di vita e di lavoro ed è grave che le Regioni con il più basso tasso di occupazione femminile siano anche quelle dove gli asili nido di fatto non sono disponibili”.

Mentre fino a qualche anno fa, in questa stagione le cronache registravano interminabili liste di attesa per l’accesso ai nidi ovunque in Italia, oggi in molti casi le liste sono scomparse, ma questo non significa che il numero dei bambini che usufruiscono del servizio sia cresciuto. Semplicemente, le famiglie hanno rinunciato al servizio pubblico, spesso a causa dei costi troppo elevati.

Se si vuole contrastare efficacemente la povertà minorile – in un Paese dove sono in povertà assoluta più di un milione e 200mila minori – è fondamentale partire dai più piccoli, investendo in modo continuativo sulla rete dei servizi per la prima infanzia. A questo scopo è innanzitutto urgente impiegare efficacemente le risorse (209 milioni) stanziate dalla L. 107/2015 (cd. Buona Scuola) e assegnate alle Regioni con il Piano di azione per l’attuazione del sistema integrato. I Fondi, erogati direttamente ai Comuni dal Miur, devono assicurare il progressivo sviluppo stabile della rete, a costi accessibili per tutte le famiglie. Ad oggi, nonostante le dichiarazioni di intenti, nei fatti siamo purtroppo lontani dall’obiettivo di garantire che l’accesso all’asilo nido o ad altri servizi educativi per la prima infanzia sia un diritto soggettivo, equiparabile agli altri gradi di istruzione in Italia.

Save the Children è attivamente impegnata, in Italia, nella cura dei bambini 0-3 con gli “Spazi mamme”, presenti in zone di periferia delle grandi aree urbane e in realtà come San Luca, nella Locride, e Casal di Principe nel casertano. Nell’ambito del programma di contrasto alla povertà educativa “Con i bambini” è inoltre impegnata con l’associazione “Pianoterra” e altre organizzazioni territoriali, in una sperimentazione, avviata a Milano, Roma, Napoli e Bari, di centri per la prima infanzia come veri “hub eucativi” a disposizione delle famiglie e delle comunità locali.

Sull'argomento interviene Aduc: "Come i famosi polli di Trilussa, siccome ci sono Regioni come Valle d'Aosta, Emilia Romagna, Toscana e Umbria, che sono virtuose, con coperture quasi totali, va da sé che la possibilità che un bimbo possa frequentare un asilo nido è molto bassa in alcune regioni (tipo Campania) e, per le regioni restanti, praticamente peggiore. Lascia perplessi il fatto che “Save the Children”, ONG che siamo abituati a considerare meritoria e presente per l’aiuto ai Paesi più diseredati del mondo (di cui l’Italia non fa parte), oggi si sia messa ad occuparsi del nostro Paese. I casi sono due: o la ONG ha deciso di estendere la sua azione -più di quanto già facesse prima- anche ai Paesi del cosiddetto mondo ricco, oppure l’Italia viene considerata nel novero dei Paesi disgraziati, tipo zone come Sahel, Siria, Africa varia, etc. Col dubbio di questa considerazione (non tanto campata in aria, ci sembra), entriamo nel merito della questione. Cosa succede? Dove sono finiti i fondi stanziati dal precedente governo con tanta acclamazione, e cosa intende fare il governo attuale e i singoli governi delle specifiche Regioni più disastrate? Ovviamente, la nostra è una domanda al vento e generica, nella speranza che la nostra voce si sommi a tante altre sì da stimolare le necessarie risposte e le conseguenti iniziative.
Per noi questa è occasione per ricordare che gli investimenti sulla scuola, anche prima del famoso obbligo come nel nostro caso, sono fondamentali per costruire una società delle pari opportunità in cittadinanza ed in economia. E non a caso mettiamo al primo posto la cittadinanza e solo dopo l’economia: crediamo che la tendenza sempre più diffusa in questi ultimi decenni di educare e guidare per una futura occupazione, relegando la cittadinanza quasi all’ultimo posto (dove sono le ore di lezione, anche nella scuola dell’obbligo, per la cosiddetta educazione civica? Che anche quando erano obbligatorie erano una barzelletta) sia una politica deleteria: non si possono educare i bimbi e i giovani (e non solo nella scuola dell’obbligo) solo a crearsi una capacità per il proprio futuro economico, ma occorre prepararli ad essere gestori di se stessi e della società in cui vivono. L’attuale situazione della scuola ci ha portato ad una sostanziale mancanza di amministratori, legislatori e governanti (a tutti i livelli della nostra democrazia partecipativa) in grado di esser tali, creando spazi al populismo e alla brutalizzazione della gestione della cosa pubblica. A scuola si insegna solo per acquisire le capacità al raggiungimento di obiettivi individuali economici, e non per formare individui che contribuiscano -pur sempre a partire dalle proprie esigenze- al mantenimento, al miglioramento e alla costruzione della cosa pubblica. 
I dati che “Save the Children” oggi ha diffuso sono una eclatante denuncia di questo metodo a-civico di gestire, proporre e organizzare la cosa pubblica. Certo, stiamo parlando di bimbi (e quello che diciamo diventa molto più grave a livello di istituti superiori e università), ma è proprio dal primo approccio di un bimbo che si comincia a forgiare il cittadino che domani dovrà partecipare e gestire nella cosa pubblica" conclude l'associazione dei consumatori italiani.

Redazione Nove da Firenze