Arpat ai Consorzi di Bonifica: "Azioni troppo invasive sono contro l'ambiente"

Solo il 40% dei corsi d'acqua è in buono stato, percentuale ancora più bassa per laghi (28%) e lagune (8%). Marini (WWF): "Laghi, torrenti, fiumi vanno considerati nostri alleati contro gli effetti dei cambiamenti climatici e la perdita di biodiversità e non trattati alla stregua di pericolosi ambienti da imbrigliare e distruggere"


Non ci sono ottime notizie per le acque toscane. Dal Report di Arpat riferito al trienno 2016-2018 sulla qualità dei corsi d'acqua e delle lagune della Toscana emerge un quadro preoccupante: solo il 40% dei corsi d'acqua analizzati risulta essere in stato ecologico soddisfacente e solo il 63% in stato chimico buono. Inoltre, solo il 28% dei laghi presi in considerazione e l'8% delle lagune costiere raggiunge lo stato buono o elevato.

"Complessivamente - sottolineano i tecnici Arpat - i tratti a monte dei vari corsi d'acqua raggiungono lo stato buono, in alcuni casi anche stato ecologico elevato (sorgenti dell’Arno e 4 punti del bacino del Serchio); proseguendo verso valle la qualità, soprattutto ecologica, passa a sufficiente/scarsa. Nei bacini meridionali quali Ombrone grossetano, Albegna, Arbia, la qualità chimica presenta minori criticità, mentre su molti corsi d’acqua risulta uno stato ecologico da sufficiente a scarso. Relativamente ai bacini costieri, si evidenzia uno stato chimico non buono nel bacino del Cecina e uno stato ecologico buono sul Cornia. La porzione dei bacini interregionali ricadente in Toscana complessivamente presenta minori criticità, grazie anche al fatto che si considerano tratti a monte del Magra, Tevere, Fiora, oltre a una porzione limitata del Lamone Reno".

Le motivazioni di questo stato non ottimale, secondo l'Agenzia regionale per la Protezione ambientale della Toscana, sono da attribuire anche all'azione di alcuni consorzi di Bonifica, enti che ironia della sorte sono a loro volta controllati dalla Regione. Arpat segnala "situazioni di forte alterazione dell’ambiente di pertinenza fluviale, anche a seguito di attività altamente invasive operate da parte di alcuni Consorzi di Bonifica, che, pur dettate dalle necessità di prevenzione del rischio idrogeologico, determinano un degrado ambientale che contribuisce al progressivo allontanamento dall’obiettivo previsto dalla Direttiva Europea 2000/60 EU di raggiungere lo stato ecologico buono su tutti i corpi idrici naturali entro il 2021 (o 2027, tenendo conto delle deroghe applicate nel vigente Piano di Gestione)".

Sulla questione interviene Roberto Marini, Delegato regionale del WWF per la Toscana: "Evidentemente la Regione non ritiene importante avere sotto controllo un bene primario come l'acqua e gli ecosistemi fluviali che la mantengono pulita e utilizzabile. Preoccupante è anche l'impatto sui fiumi dei tagli della vegetazione e delle riprofilature, che ormai ben conosciamo e che ARPAT denuncia come altamente impattanti, al punto di impedire la realizzazione delle analisi perché dove vengono fatti questi interventi non rimane praticamente più niente da analizzare. Più volte - prosegue Marini - tali interventi sono stati denunciati dalle Associazioni e dai cittadini, ma sono stati sempre ritenuti "in linea con le leggi" dai nostri governanti. Evidentemente qualcosa non torna, perché il risultato di questa politica è stato chiaramente descritto da ARPAT: i nostri corsi d'acqua, già provati da reflui di depuratori poco efficenti o inesistenti e dai pesticidi agricoli, sono ulteriormente attaccati dai Consorzi di Bonifica ma anche da tagli boschivi di privati sempre ritenuti "in regola" (vedi i recenti tagli sul torrente Farma). I cittadini e le Associazioni si interrogano e cominciano a mettere in dubbio l'operato della Regione Toscana, dato che persino l'ARPAT, solitamente cauta nel dare giudizi, giunge ad accusare esplicitamente altre istituzioni regionali. Forse è giunto finalmente il momento di riconsiderare le politiche di gestione dei corsi d'acqua; forse è giunto il momento di considerare laghi, torrenti, fiumi come nostri alleati contro gli effetti dei cambiamenti climatici e la perdita di biodiversità, invece che trattarli alla stregua di canali e pericolosi ambienti da imbrigliare e distruggere. Il materiale da leggere sul tema è ormai tanto, non resta che impegnarsi un po' per capire di più e pretendere un migliore governo del nostro territorio e del nostro futuro", conclude il Delegato WWF per la Toscana.

Redazione Nove da Firenze