Andrea Orlando a Firenze per l'iniziativa della minoranza Dem

Il sindaco renziano, Dario Nardella, non saluta il ministro della Giustizia


(DIRE) Firenze, 21 apr. - "Tutti i modi in cui ci si puo' confrontare dentro e fuori il partito sono utili, compresa l'ipotesi di un congresso. Io credo che noi dobbiamo trovare le sedi ed i modi per allargare il piu' possibile la discussione". Lo spiega il ministro della Giustizia Andrea Orlando impegnato a Firenze in un'iniziativa organizzata dalla minoranza dem nel giorno deputato per l'assemblea del Pd, poi saltata. "L'importante- aggiunge- e' che questa discussione non si faccia soltanto con quelli che sono rimasti, ma anche con chi se ne e' andato. E non mi riferisco alle sigle politiche, ma ai milioni di elettori". Invece il Pd, in questa fase "non riesce ad imboccare la strada per una discussione che era gia' urgente il giorno dopo del voto ed ora diventa drammaticamente urgente. Io credo che non bisogna avere paura di discutere, di riflettere, di trarre tutte le conseguenze dai messaggi che sono arrivati dal voto. Oggi noi vogliamo ribadire questo".

Una convergenza tra il Pd e il Movimento 5 stelle sul governo "non mi sembra sia un argomento dell'oggi. Nel senso che mi sembra che oggi il M5S stia alacremente lavorando per costruire un'asse con la destra, ed e' una cosa sulla quale e' giusto che anche i molti elettori di centrosinistra che hanno votato per il M5s riflettano". Lo sottolinea il ministro della Giustizia Andrea Orlando a margine di un'iniziativa organizzata a Firenze dalla minoranza dem. "I loro voti- aggiunge- dati spesso anche come elemento di critica al centrosinistra e al Pd, oggi saranno utilizzati per costruire un rapporto con Salvini".

L'ex segretario del Pd Matteo Renzi, con largo anticipo, ha lanciato la nona edizione della Leopolda: appuntamento dal 19 al 21 ottobre. Un annuncio accolto con freddezza dal ministro della Giustizia Andrea Orlando, che, a margine di un'iniziativa organizzata a Firenze dalla minoranza 'dem', commenta secco: "La Leopolda? Non e' un tema che onestamente mi appassioni particolarmente".

Per il governatore Toscano Enrico Rossi il Pd e' "un marchio morto", mentre il progetto Leu "e' fallito". Secondo il ministro della Giustizia Andrea Orlando, pero', "il Pd e' stato l'investimento piu' importante che hanno fatto le famiglie riformiste di questo paese". Il problema, spiega a margine di un'iniziativa convocata a Firenze dalla minoranza dem, "e' che il Pd, oggi, cosi' come lo abbiamo concepito non basta piu'. E' giusta l'idea di costruire un contenitore unitario, ma non basta piu' un trattino per tenere insieme pezzi di societa' che ormai hanno domande radicalmente diverse". Quel "pezzo di inclusi che guardano con fiducia al futuro e un pezzo di esclusi che invece guardano con preoccupazione crescente, non li si tiene insieme con un trattino. Ci vuole un'idea i societa' e ci vuole anche una critica ai meccanismi di produzione, distribuzione e concentrazione della ricchezza che hanno caratterizzato la dinamica economica di questi anni". Perche', prosegue il ministro, "quando noi diciamo che abbiamo difeso e abbiamo salvato il sistema economico italiano diciamo una cosa vera. Ma dobbiamo sapere anche che per molti questo non e' un merito perche' molti sono in qualche modo tagliati fuori dai meccanismi di inclusione sociale, dalla mobilita' sociale e questo e' un tema che noi dobbiamo porci e affrontare". E se Rossi spinge per dar vita ad un partito del lavoro, Orlando afferma: "Credo che il lavoro sia un tema fondamentale, ma non e' piu' soltanto quello il problema".

Per il Pd "e' necessario mettere in campo una leadership entro l'estate". Il timing lo fissa il ministro della Giustizia Andrea Orlando durante un'iniziativa politica organizzata dalla minoranza dem a Firenze. "Tutti quelli che ritengono che si debba aprire una stagione nuova nel Pd- spiega- si devono organizzare per individuare un riferimento da qui all'estate".

"Non commento le sentenze della magistratura". Cosi' il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, a margine di una iniziativa della minoranza Pd a Firenze, a proposito della sentenza sulla trattativa Stato-mafia.

"Nessuna ostilita'", solo "impegni gia' presi". Il sindaco di Firenze Dario Nardella, fedelissimo dell'ex segretario del Pd Matteo Renzi doveva fare un saluto al ministro della Giustizia Andrea Orlando, in apertura e prima del dibattito. L'occasione era l'iniziativa organizzata dalla minoranza dem fiorentina alla casa del popolo San Quirico di via Pisana e la visita era stata immediatamente notata e letta, da alcuni, come una sorta di mossa distensiva interna ai democratici. Invece, in mattinata, e' arrivato il dietrofront: il sindaco e' passato vicinissimo al circolo, ma non si e' fatto vedere. Da villa Vogel, infatti, dove Nardella ha presenziato alla festa per nonni e nipoti "Bella eta'", alla casa del popolo non servono cinque minuti in macchina. E qualcuno, tra i circa 150 orlandiani accorsi sotto un tendone rovente, dove la discussione politica si e' mischiata ad un'afa quasi estiva, non ha nascosto il mal di pancia per la scelta last minute. Incidente diplomatico? No, questioni di agenda. E' stato proprio il sindaco, a margine dell'iniziativa di villa Vogel, a smentire le ricostruzioni piu' maligne. "Mi e' stato detto ieri e come sindaco ho degli impegni in citta' fissati da tempo. Ma non ho nessuna ostilita' verso questa iniziativa". Concetto che ripete poco dopo: "Nessun tipo di ostilita'. Ben venga qualunque forma di dibattito e discussione sincera sul nostro partito, in citta' e nel Paese, per organizzare l'azione del Pd".

E se il tema e' come stare nel Pd, Nardella chiarisce subito il punto: "Faccio il sindaco e sono impegnato a governare bene questa citta', che non possiamo perdere l'anno prossimo. Gia' facendo questo credo di dare il massimo contributo possibile al Pd". Detto cio', prosegue con i giornalisti, "ho piu' volte ribadito che e' importate fare un'analisi seria, profonda e articolata su quello che e' successo al Pd e alla sinistra in generale. Non negli ultimi due anni, ma in questi 10 anni". Perche' "solo da questa analisi seria, profonda, possiamo intraprendere una nuova strada per una radicale rifondazione della nostra esperienza politica". (Dig/ Dire)

Redazione Nove da Firenze