Ancora morti sul lavoro

Dopo l'incidente di Livorno serve una svolta in materia di sicurezza in Toscana


Le cronache dei giorni scorsi hanno riportato in evidenza un fenomeno diffuso, ma spesso oscurato dai mezzi di informazione: le morti sul lavoro. Tre morti in Toscana, due a Livorno e uno ad Arezzo. Dall’inizio del 2018 sono cadute sul lavoro 151 persone con una media di 1,67 al giorno con un incremento dell’11% rispetto all’anno precedente, un numero che denota una scarsa applicazione delle norme vigenti in materia di sicurezza e che di fatto trasforma il lavoro in un campo di battaglia. Eppure nel nostro paese esiste una legge l’81/2008 “Testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro” che per altro sarebbe una “buona legge”, ma poi come sempre accade non si creano gli strumenti idonei per vigilare sulla sua applicazione.Se si osservano i dati forniti dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro, se ne evince che sul totale dei controlli effettuati sono state verificate irregolarità in oltre il 60% dei casi.

“Non possiamo che essere d'accordo con le parole del governatore Rossi: dobbiamo tornare a stringere una vite che si è allentata troppo. Ma per farlo serve una svolta decisa e concreta in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro in Toscana”. Queste le parole del Segretario Generale della UIL Toscana Annalisa Nocentini che giovedì ha partecipato alla riunione con Rossi e l'assessore Saccardi per fare il punto sui fatti tragici di Livorno. “Non bastano la buona volontà e le dichiarazioni di principio - aggiunge Nocentini - Occorre che quanti si occupano di sicurezza siano adeguatamente formati. Servono professionalità specifiche, oltre che un numero congruo di personale addetto ai controlli. Garantire la salute e la sicurezza dei lavoratori è un'emergenza non più rimandabile in Toscana. Siamo di fronte a un fenomeno che ha ampiamente superato ogni livello di guardia, e quindi devono essere messi in campo tutti i mezzi necessari per fronteggiarlo in maniera rapida ed efficace”.

"Si sono varate leggi a partire dalla Fornero che hanno fatto crescere a dismisura le morti e gli infortuni fra gli ultra sessantenni, perché volenti o nolenti a una certa età non è più consigliabile svolgere certi lavori, anche se poi per vivere uno è costretto a farli. Stesso discorso vale per il Jobs Act che ha precarizzato ulteriormente il lavoro, rendendo la licenziabilità del lavoratore estremamente facile e senza appello, rendendo i lavoratori ulteriormente ricattabili e quindi quasi impossibilitati ad opporsi a svolgere un attività potenzialmente pericolosa. Come scordare poi che oltre il 20% dei morti sul lavoro ha oltre 61 anni" commentano dall'Unione Sindacale di Base di Firenze.

Redazione Nove da Firenze