Rubrica — Editoria Toscana

American reflections: la nuova edizione

Il volume ha la presentazione del console Wohlauer e della presidente Sanesi. Anche il racconto del regista James Ivory: “Santa Croce scenario essenziale per Camera con vista”


Un legame profondo e affettuoso unisce i visitatori americani di tutti i tempi a Santa Croce. Questo rapporto speciale viene raccontato dalla nuova edizione di American Reflections, pubblicazione dell’Opera di Santa Croce in lingua inglese, che raccoglie le testimonianze - memorie, articoli, poesie - di visitatori illustri degli ultimi duecentocinquant’anni, in larga parte protagonisti del classico Grand Tour: da Henry James a Ralph Waldo Emerson e Alfred R.Ferguson, da Virginia Carrol Pemberton a Mark Twain e poi Nathaniel Hawthorne, Rembrandt Peale e James Russel Lowell. Ad essi si aggiungono gli interventi del regista James Ivory, che in Santa Croce ha girato una delle scene di Camera con vista, e di Robert M. Edsel, lo studioso che ha messo in luce l’appassionato impegno dei Monuments Men che si sono spesi per la protezione del patrimonio artistico toscano durante la Seconda Guerra mondiale.

Gli interventi del console generale degli Stati Uniti, Benjamin Wohlauer e della presidente dell’Opera di Santa Croce, Irene Sanesi, aprono il volume, la cui pubblicazione si inserisce nelle celebrazioni per il bicentenario della rappresentanza consolare americana in Toscana. American Reflections, curato da Paola Vojnovic, è realizzato con il contributo di Donna Malin, avvocato di New York e amica speciale di Santa Croce. È edito da Polistampa.

Non manca l’emozione, legata al ricordo di uomini straordinari, nella testimonianza di Robert M. Edsel che è anche presidente della Monuments Men Foundation for the Conservation of Art. Riaffiora la cronaca, ormai divenuta storia, che vede protagonisti il capitano inglese Roger H. Ellis, il tenente Frederick Hartt e tutta la preziosa squadra dei Monuments men americani che si presero cura dei tesori d’arte di Firenze, Santa Croce compresa.

Il volume ha poi in serbo una vera sorpresa. E’ la confessione di James Ivory che nel 1985 in Santa Croce ha girato una scena centrale del suo Camera con vista, così come l’aveva immaginata Edgar Morgan Forster, l’autore del romanzo da cui il film è tratto. Lucy, la protagonista diciassettenne entra per la prima volta in Santa Croce con la sua guida Baedecker e incontra il giovane George con il padre. “Quando abbiamo esplorato Firenze nella primavera 1985 per individuare i set delle riprese cinematografiche - racconta Ivory - abbiamo capito che Santa Croce sarebbe stata una location fondamentale per il nostro film. Non eravamo dell’idea che ‘qualsiasi chiesa va bene’. L’ampio interno di Santa Croce è uno scenario unico, con le sue tombe e cappelle piene di tesori d’arte, dove i pellegrini della vita reale (e i nostri attori) sarebbero apparsi figure minuscole, viste attraverso una caligine flebile e calda”. Non solo. “Gli spazi imponenti e complessi di Michelangelo o del Brunelleschi non sarebbero stati adatti allo sbocciare dell’amore tra due giovani inglesi insicuri -prosegue Ivory - Santa Croce si mostra amichevole, invitandoti tra i suoi ceri tremolanti in lontananza, raggruppati quasi casualmente, in pozze d’intensa luce provenienti dalle finestre in alto”.

Il regista si sofferma poi sui problemi organizzativi, dai permessi alle luci che hanno molto impegnato la troupe. La scena è stata girata in un giorno. Il lavoro è partito alle cinque del mattino, alle otto sono cominciate le riprese. “Grazie alla straordinaria collaborazione delle autorità della basilica, degli elettricisti e dei macchinisti italiani, abbiamo terminato la sequenza in tempo e senza intralci per il lavoro dello staff della chiesa - conclude Ivory - Oserei dire che anche loro hanno apprezzato l’esperienza!”.

Redazione Nove da Firenze