Tentato omicidio in carcere: le criticità del sistema segnalate al sottosegretario

Aggressione ieri alla Dogaia. La Fp Cgil scrive ai vertici dell’amministrazione e al sottosegretario: “E’ emergenza sicurezza, c’è carenza di personale”. Il sindaco di Prato: "Inaccettabile, dal Ministero servono interventi immediati"


Ieri a Prato un detenuto ha tentato di uccidere un poliziotto, uno dei responsabili del reparto, cercando di sgozzarlo con un rudimentale coltello. Proprio un anno fa fu discusso delle problematiche di sovraffollamento e delle difficili condizioni di lavoro degli agenti durante il consiglio Comunale straordinario, indetto per accendere i riflettori su una realtà importante come quella del carcere della Dogaia dove il personale è numericamente insufficiente rispetto alle esigenze.

"L'attenzione sugli istituti penitenziari deve essere altissima e dal ministero deve arrivare un segnale concreto anche per la Dogaia". Il sindaco Matteo Biffoni chiede un intervento del ministero della Giustizia volto a risolvere i problemi di sovraffollamemto del carcere pratese. "Quanto è accaduto è inaccettabile, la tutela e la sicurezza degli agenti di polizia penitenziaria e di tutti coloro che vi lavorano devono essere sempre garantiti. Il carcere è un luogo di detenzione e riabilitazione, per questo devono esserci le giuste condizioni nel rispetto dei diritti dei lavoratori e dei detenuti che vi scontano la pena".

Il Coordinatore Regionale FP CGIL Toscana-FP CGIL/Polizia Penitenziaria Donato Nolè e il Segretario delle Funzioni Centrali Fp Cgil Toscana Santi Bartuccio: "Abbiamo più volte segnalato, oltre che con documenti anche con manifestazioni pubbliche, quelle che secondo noi sono le principali criticità del Carcere di Prato, ad oggi irrisolte come: mancanza di “governo” della struttura; carenza estrema di personale della Polizia Penitenziaria (per fare un esempio, basti raffrontare il carcere pratese col carcere fiorentino di Sollicciano: entrambi hanno quasi lo stesso numero di detenuti, oltre 600, ma il primo ha circa la metà degli agenti, 230 contro oltre 500); sovraffollamento di detenuti, in modo particolare di soggetti di difficile gestione; mancanza di adeguati strumenti utili allo migliore svolgimento delle attività d’istituto, in particolare quelli collegati alla sicurezza degli operatori. A seguito di queste molteplici denunce nulla è stato fatto, nonostante le visite dei vertici dell’Amministrazione, compresa quella recente del Sottosegretario in indirizzo indicato. In queste visite nulla sembrerebbe essere emerso che potesse mettere in allarme i soggetti presenti e di ciò siamo profondamente preoccupati. Denunce, visite, incontri, manifestazioni, allarmi (espressi direttamente al Prap, al Dap, al Prefetto e coinvolgendo finanche il Consiglio Comunale di Prato e la Regione) non hanno trovato soluzione né la dovuta attenzione e considerazione e, oggi ci troviamo a manifestare la nostra rabbia e amarezza per quanto successo, insieme alla espressione di vera solidarietà al Poliziotto Penitenziario la cui vita è stata messa in pericolo e vicinanza nei confronti di tutti gli operatori della Dogaia. Ci dispiace che anche nell’ultima visita né il sottosegretario, né il Capo Dipartimento, non abbiano ritenuto necessario ascoltare la voce dei rappresentanti sindacali interni. Siamo “certi” che durante la visita sono stati rappresentati e verificati tutti i problemi del carcere di Prato. Non sarà certo sfuggito: che gli operatori presenti erano al di sotto dei livelli minimi di sicurezza; che gli addetti alle traduzioni e piantonamenti detenuti svolgevano doppi turni di servizio; che il gabbiotto di servizio dell’addetto A.V.O. nelle sezioni anziché essere in uso del poliziotto è utilizzato come locale per tenere un congelatore; che presso il reparto isolamento ci sono detenuti ristretti da anni; che ci sono detenuti che si sono distinti per comportamenti irregolari e violenti accumulando decine di giorni di E.A.C. mai scontati, aumentando il senso di impunità da parte di quegli stessi detenuti, rendendo inefficace l’azione disciplinare; che nonostante i tantissimi eventi critici riscontrabili, anche attraverso la sala situazioni, a Prato nessun detenuto è sottoposto a regime ex art. 14 O.P.; che la massiccia presenza di detenuti problematici ristretti nelle due sezioni a regime chiuso rende praticamente impossibile svolgere in modo accettabile e senza rischi il turno di servizio (8 ore); che sono notevolmente aumentate le assenze del personale a seguito dei ripetuti eventi critici e alle pessime condizioni di lavoro e ambientali cui gli stessi sono costretti ad operare.Stanchi dell’ennesima denuncia restiamo in attesa di urgenti azioni concrete che rendano nell’immediato sicurezza, dignità e decoro al personale penitenziario del Carcere di Prato, attenuando le criticità segnalate, in mancanza delle quali attiveremo ogni azione di rivendicazione e tutela dei lavoratori, anche eclatanti".

"I fatti della Dogaia riportano l’attenzione sulle difficoltà e i pericoli che gli agenti di Polizia penitenziaria sono costretti ad affrontare quotidianamente nello svolgimento del proprio lavoro, e sono l’ennesimo campanello di allarme di una situazione degenerata che abbiamo intenzione di affrontare quanto prima" afferma Jacopo Alberti, consigliere regionale della Lega e portavoce dell’opposizione in Consiglio. "Le costanti criticità del sistema penitenziario necessitano una riforma strutturale e non come fatto finora, di indulti, svuota-carceri e depenalizzazioni varie, utili solo a rimandare il problema e rimettere in giro potenziali criminali – prosegue il consigliere leghista – un errore costante è stato quello di affrontare il problema dal punto di vista del garantismo per i detenuti senza pensare a chi invece nelle carceri lavora, con rischi sempre maggiori per la propria incolumità e in situazioni ambientali, organiche e strutturali difficili. Nell’esprimere piena solidarietà agli agenti coinvolti a nome della Lega, anticipo che chiederemo al nostro Ministro degli Interni Matteo Salvini di interfacciarsi con Ministro della Giustizia Bonafede per l’invio degli ispettori ministeriali alla Dogaia e per dotare gli agenti penitenziari di strumenti quali taser e spray urticanti per prevenire e difendersi dalle aggressioni" conclude Alberti.

Redazione Nove da Firenze