Ad Arezzo nuovo piano strutturale e operativo

Un piano vecchio secondo i gruppi consiliari Pd e Arezzo in Comune


Un percorso che ha caratterizzato il mandato amministrativo della giunta Ghinelli. Cominciato nel 2016 con il coinvolgimento dei cittadini, quando gli stessi furono chiamati a dare il loro apporto con la formulazione di contributi e proposte. Poi con l’approvazione delle linee guida da parte del Consiglio Comunale, su proposta della giunta, si è dato avvio nel 2017 all’iter tecnico-amministrativo che ha portato prima all’individuazione del gruppo di progettazione, un raggruppamento di professionisti di rilevanza nazionale esperti del settore, e poi alla progettazione vera e propria dei nuovi strumenti di pianificazione: la variante al piano strutturale e il nuovo piano operativo, lo strumento che ha preso il posto del vecchio regolamento urbanistico e che entra nel dettaglio delle previsioni strategiche del piano strutturale. La progettazione dei nuovi strumenti ha seguito gli obiettivi strategici contenuti nelle linee guida approvate nel 2017 e nell’avvio del procedimento avvenuto nell’estate del 2018 e ha visto gli uffici tecnici comunali lavorare assieme e in sinergia con i suddetti professionisti. A fine 2018 le prime idee di piano sono state dibattute con i cittadini in tre forum pubblici, all’ex casa delle culture, i quali hanno fornito interessanti spunti per la progettazione e per la stesura dei documenti definitivi oggetto di adozione. Su proposta dell’assessore Marco Sacchetti, la delibera relativa ai nuovi strumenti di pianificazione incassa il primo sì del Consiglio Comunale: variante al piano strutturale e nuovo piano operativo risultano quindi adottati. Spazio poi alle osservazioni, 60 giorni di tempo per presentarle dopo la pubblicazione nel Bollettino ufficiale della regione Toscana, a cui seguirà l’approvazione definitiva che è prevista entro la fine del mandato. L’Arezzo degli anni Venti del XXI secolo sarà dunque disegnata.

“I tempi che l’amministrazione comunale si era data – ha rilevato l’assessore – sono stati rispettati: esattamente tre anni fa era stato indicato nel giugno 2019 il mese e l’anno per il varo di entrambi i nuovi piani”.

I principi cardine, in sintesi, sono: stop al consumo di nuovo suolo, recupero e valorizzazione del patrimonio edilizio esistente, attenzione agli interventi di ricucitura dei margini del territorio urbanizzato, salvaguardia del territorio rurale, semplificazione delle procedure. I nuovi strumenti urbanistici sono caratterizzati da una cospicua riduzione delle aree di espansione rispetto a quelle individuate dal precedente regolamento urbanistico, passando da 160 a 54. Fra queste ultime 9 sono considerate aree di particolare rilevanza e complessità e che pertanto per la loro attuazione necessiteranno di un ulteriore strumento di pianificazione il cosiddetto PUA: piano urbanistico attuativo. Ecco le 9 aree soggette a PUA: l’area ex Cadorna, da trasformare in una sorta di cerniera tra centro storico e sistema viario di accessibilità esterno alle mura; l’ex scalo merci e l’asse ferroviario, dalla stazione fino all’area ex Lebole per dare a questa parte di città una configurazione unitaria caratterizzata da spazi collettivi e pubblici e da funzioni commerciali e di servizio; i magazzini comunali, un intervento di riqualificazione dell’area posta al limite orientale del quartiere di Saione con l’obiettivo di realizzare uno spazio pubblico disposto lungo via Tagliamento, caratterizzato in parte come giardino urbano e in parte come sequenza di piccole piazzette commerciali e per servizi; l’area di via Carlo Pisacane con la riqualificazione dell’area dell’ex mercato ortofrutticolo e la realizzazione di un piccolo giardino pubblico interno; l’area ex Unoaerre, da destinare a nuova edificazione residenziale da collocare in un grande parco e privilegiando la tipologia edilizia a torre in quanto caratterizzata da una minore occupazione di suolo; le aree Catona 1 e Catona 2 con valorizzazione delle zone da destinare a verde e realizzazione del tracciato viario con funzione di circonvallazione interna; l’area Catona 3, con intervento di riqualificazione e bonifica della dismessa fabbrica Icienne; l’area Madonna di Mezzastrada, con la riqualificazione e l’ampliamento dei servizi, collegamenti ciclopedonali e un’area a parcheggio in prossimità del campo da calcio.

I nuovi strumenti prevedono poi l’apertura anche alla destinazione commerciale della Carbonia e l’apertura anche alla destinazione produttiva dell’interporto di Indicatore: “entrambe le scelte – ha precisato Marco Sacchetti – sulle destinazioni d’uso sono finalizzate al rilancio di due importanti ed estese aree urbanizzate del territorio che si trovano in grave sofferenza”.

Per quanto riguarda le infrastrutture stradali la variante al piano strutturale traccia con chiarezza la conformazione planimetrica dei due assi di completamento a servizio della Due Mari e del raccordo Arezzo – Battifolle, di cui è peraltro previsto il raddoppio, ma anche della variante alla SR 71, il nuovo tracciato della SR 73 e la bretella urbana di nord-est. Infine: l’ampliamento dell’aeroporto di Molin Bianco con la previsione dell’allungamento della pista esistente. Trasferendoci poi su un piano prettamente edilizio, sono state individuate nell’ottica di favorire processi di recupero e riqualificazione del patrimonio esistente, forme di incentivazione e modalità per il trasferimento volumetrico che configurano il cosiddetto “credito edilizio”: a tutti gli edifici privi di valore in stato di abbandono o di degrado è riconosciuta una capacità edificatoria, ovvero parte del volume esistente, una volta demolito, diventa spendibile per l’ampliamento di edifici esistenti anche in ambito rurale e per le nuove costruzioni residenziali in ambito urbano.

“Questa misura di compensazione urbanistica – sempre Sacchetti – oltre che favorire i processi di recupero edilizio è stata pensata anche per ottenere una riqualificazione ambientale e paesaggistica del territorio rurale troppo spesso deturpato dalla presenza di unità edilizie fatiscenti che alterano negativamente il contesto ambientale in cui si trovano”.

Sono infine previsti alcuni istituti per la cessione gratuita all’amministrazione comunale da parte dei privati di aree su cui realizzare infrastrutture e servizi pubblici. Tali istituti si accompagnano a misure di perequazione e all’offerta di superficie utile lorda per il miglioramento della qualità urbana ed edilizia, anche nei contesti rurali, e per la riduzione del rischio sismico o idrogeologico.

“Il prodotto finale proposto in Consiglio è anche frutto di grande indecisione e continui ripensamenti - dichiara il consigliere Alessandro Caneschi del Pd- e sono stati persi 4 anni. Prima l'annunciata variante anticipatoria mai portata avanti e per la quale l’amministrazione comunale ha chiesto contributi ai cittadini, contributi che non sono stati presi in considerazione, e poi solo un anno fa l'avvio del procedimento del nuovo piano. Perché si è perso tempo? Perché non si è partiti a inizio consiliatura con il nuovo piano?” Un piano vago, annebbiato, frettoloso e confuso - prosegue Caneschi - in cui la filosofia, a detta anche dei progettisti, è quella di non decidere ora, di rimandare in quanto non in grado di decidere, un piano che non dà nessuna prospettiva di sviluppo alla città e nessun incentivo a chi vuol creare lavoro, un piano 'di condominio'. Inoltre, il periodo delle osservazioni coinciderà con le ferie estive. Come si pensa di favorire il coinvolgimento della città che è mancato fino a ora?”

“Un piano strutturale privo di visione e di strategia nel medio e lungo termine - dichiara il capogruppo di Arezzo in Comune Francesco Romizi - che non ha coinvolto i cittadini aretini e le associazioni professionali. Insomma l’ennesimo pasticcio targato Ghinelli, con il solo obiettivo di portare un po’ di consenso elettorale il prossimo anno”.“Aldilà dello strumento in sé - dichiara il consigliere Matteo Bracciali - non è stata fatta alcuna scelta strategica e l’unica opera significativa, la chiusura a nord, è stata tolta perché non adeguatamente approfondita. Inoltre si è scelto di assurgere a filosofia del piano strutturale l’incertezza e l’indeterminatezza al costo di oltre 450.000 euro, tanto è quello sostenuto dall’amministrazione e che si tradurrà in un danno, basti pensare all’edificazione di nuove case a Saione”.

Come rileva l’esponente Pd Paolo Sisi “sono state fatte alcune giornate di coinvolgimento dei cittadini, sicuramente interessanti, ma insufficienti. La questione del non consumo di suolo limiterà in modo estremamente rigido le possibilità edificatorie di tutte le zone immediatamente periferiche della città. Sono sparite le aree di trasformazione non ancora realizzate presenti all'interno del territorio urbanizzato, alcune in realtà con caratteristiche di lotti di completamento e, infine, il previsto allungamento della pista dell’aeroporto comporterà dei vincoli importanti sulle aree limitrofe già urbanizzate e sulle quali sono stati fatti investimenti”.

Altre criticità che emergono dal documento le rileva il consigliere Pd Donato Caporali: “si ripropone l'anello a nord, opera faraonica, che nulla risolve, è cancellata la variante esterna all'abitato di Case Nuove di Ceciliano soffocata dal traffico, spuntano la variante S.R. 71 Piscinale - San Zeno, un tunnel sotto Quarata di cui era meglio fare a meno, si poteva e si doveva prediligere il tracciato lungo l'Arno con tanto di cassa di espansione e un ponte nuovo in sostituzione di Ponte Buriano. Frazioni considerate fantasma, non definite come perimetro urbanizzato ma territorio rurale, e nessuna previsione di infrastrutture che permettano di superare le strozzature causate dai passaggi a livello di via Fiorentina, Pescaiola, zona Multisala e Giovi”.

Il Partito democratico e Arezzo in Comune avviano un confronto con i cittadini: inizia il tour nel territorio con l'assemblea a Villa Severi di giovedì 4 luglio alle 21,15. Il tema sarà: bretella a nord, si o no?

Redazione Nove da Firenze