Acqua pubblica e futuro di Publiacqua a Firenze

Una mozione approvata dalla maggioranza apre nuovi scenari sulla gestione del servizio idrico


 Approvazione in aula a Palazzo Vecchio di una mozione del Partito Democratico sul futuro della gestione del servizio idrico con la previsione di una società in house. 
L'opposizione replica facendo i conti su introiti, investimenti e perdite sulla rete dovute all'età dell'infrastruttura.

Miriam Amato, consigliera comunale aderente a Potere al Popolo commenta "Con l'atto si chiede di non aumentare le tariffe dall'annualità in corso e che i Comuni si attivino per rendere pubblica la gestione, prevedendo una società in house, una forma societaria: così non si escludono i profitti sull'acqua, in contrasto ancora una volta con l'esito referendario del 2011. Ciò potrebbe tradursi - sottolinea Amato - nella sostituzione di Acea in Publiacqua con un'altra società, Estra, attiva in Toscana nella vendita di gas naturale e di energia elettrica, dove però i sindaci hanno molte quote di partecipazione, una volontà di ripubblicizzare comunque legata a fini economici".

"In questa direzione andava il mio emendamento, bocciato dal PD - incalza la consigliera - con il quale proponevo di ricorrere ad un'azienda afferente al diritto pubblico, a conferma che il diritto ai beni essenziali della vita non debba essere fondato sulla loro rilevanza economica e imprenditoriale, in quanto l’acqua, come bene comune e diritto umano universale, non è assoggettabile ai meccanismi di mercato. Ovviamente nell'atto approvato manca qualsiasi riferimento ai meccanismi di concertazione con il Forum dei movimenti per lʼacqua e con la "cittadinanza attiva", al fine di attuare concretamente il principio della partecipazione. Non ho partecipato al voto sulla mozione - prosegue la consigliera - in quanto mi trovo di principio d’accordo, ma non con le soluzioni prospettate dalla mozione stessa: ci sono più aspetti che non convincono. Oltre alla già citata società in house anche il riferimento nel testo al management di Publiacqua per l'eventuale gestione futura, il che fa presupporre di ritrovarsi i soliti noti, con altre vesti, nella gestione dell'acqua. A mio avviso la gestione di Pubbliacqua è fallimentare, con le bollette più care d'Italia, investimenti non realizzati negli anni rispetto a quelli previsti, e infine perdite pari al 41% della risorsa idrica: nel bilancio societario del 2017 ci sono stati dividendi per ben 18 milioni di euro, aumentati su richiesta dei Comuni, mentre i tubi restano vetusti con almeno 50/60 anni. Ma a stabilire tariffe e investimenti sono proprio i sindaci, quindi se le tariffe sono alte e gli investimenti scarsi, la colpa non è solo del gestore, ma dei sindaci stessi, che oltre a deliberare hanno funzione di controllo sulla gestione e che oggi lamentano la loro stessa incapacità sia come controllati, in quanto soci, che come controllori, in quanto membri Autorità Idrica Toscana", conclude Amato.

Redazione Nove da Firenze