Accademia e Museo di San Marco: Schmidt prepara la rivoluzione

Il super direttore dei musei fiorentini vuole farne un centro culturale: "Ci stiamo mettendo tanta energia. Se resterò? Va chiesto al nuovo ministro, che potrebbe essere il vecchio ministro...". Grandi elogi alla riforma Bonisoli, "massima solidarietà umana" ma nessuna firma a favore di Hollberg ex direttrice dell'Accademia


(DIRE) Firenze, 29 ago. - "Faremo dell'Accademia e del museo di San Marco un centro culturale. Ci stiamo mettendo tanta energia, perché abbiamo in mente una vera e propria rivoluzione. Già nelle prossime settimane potremo illustrare nel dettaglio quello che faremo". Lo sottolinea a margine di una conferenza stampa convocata a palazzo Pitti il direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike Schmidt, da qualche giorno al vertice anche del museo che custodisce il David di Michelangelo. Negli ultimi dieci giorni, aggiunge, "abbiamo lavorato con i funzionari dell'Accademia per poter realizzare, come prescritto dalla nuova norma, quella che è una riunificazione, perché Accademia e Uffizi sono stati insieme dal 1882 fino a tre anni fa".

E il processo per la nuova unione, dal punto di vista amministrativo "è già concluso", dice. All'Accademia, prosegue, "sono tutti al lavoro su tanti progetti", perché quello della nuova aria condizionata, criticità che Schmidt vuol risolvere entro la prossima estate, "è solo una delle problematiche".

Stessa cosa per il museo di San Marco che "purtroppo ha solo 130.000 visitatori l'anno. La colpa non è dei funzionari o dei dirigenti, però adesso c'è l'opportunità di fare qualcosa per rendere il museo degno della sua importanza. Stiamo parlando di un museo unico al mondo, che dovrà avere adeguati sevizi per il pubblico". Proprio per questo il direttore, a quanto si apprende, ha già avviato una prima discussione con i sindacati, visto che è intenzionato ad ampliarne gli orari di apertura. Schmidt, poi, si sofferma ancora sull'Accademia (dove oltre l'aria condizionata, il lavoro si focalizzerà anche sulla nuova illuminazione delle sale e sul rinnovamento delle didascalie): "Le criticità non mancano, basta andare in via Ricasoli. Problemi vissuti anche agli Uffizi e su cui utilizzeremo gli stessi strumenti per risolverli". Su questo fronte "siamo al lavoro, giorno e notte".

"Resterò a Firenze? E' una domanda che dovete fare al nuovo ministro, che potrebbe essere il vecchio ministro", risponde a domanda sorridendo Schmidt. "La posizione è esattamente questa, la stessa che ho manifestato alcune centinaia di volte in questi ultimi anni", aggiunge. Schmidt si sofferma anche su Cecilie Hollberg, l'ex direttrice dell'Accademia licenziata dal ministero dei Beni e attività culturali dopo la creazione di un unico polo statale fiorentino e l'ingresso del museo sotto l'ala degli Uffizi. "Naturalmente - spiega- c'è la massima solidarietà umana. Per quanto riguarda l'aspetto istituzionale, dato che noi come Uffizi siamo coinvolti al 100% in questa decisione del governo, è chiaro che non sono nella posizione di firmare lettere", quella di solidarietà che l'ex direttrice dell'Accademia ha ricevuto da altri colleghi nei giorni scorsi.

Schmidt poi si sofferma sulla riforma del ministro dei Beni e delle attività culturali Alberto Bonisoli: "è molto articolata e ci saranno centinaia di pagine tra decreti attuativi e circolari ministeriali. Non sarebbe serio dare ora un'opinione semplificata". Ma se uno dei temi riguarda l'autonomia dei direttori, il vertice delle Gallerie degli Uffizi, sottolinea: "A quanto pare le funzioni dei cda dei musei non saranno trasferite a Roma, ma messe sulle spalle dei direttori. La responsabilità dei direttori, quindi, sarà molto più elevata: di questo però sono sereno, anche se in futuro ci saranno delle circolari che definiranno meglio" quest'aspetto. Certo della riforma, o 'controriforma' come definita da alcuni, "ci sono alcuni punti che vanno chiariti e capiti meglio, come il problema dei prestiti internazionali, peraltro non nuovo ma decennale e strutturale". Per Schmidt resta importante, infatti, "che i capolavori assoluti non siano spostati, tranne che per motivi eccezionali, magari una volta ogni cento anni. Ma forse nemmeno così, perché oggi con le tecnologie digitali non è più necessario".
Detto questo, la riforma Bonisoli presenta aspetti "che giudico estremamente positivi, tra cui l'istituzione di un ufficio centralizzato per l'esportazione" delle opere d'arte. Una misura che il direttore definisce "anti furbetti" e "un bene per il mercato serio. Così ci sarà più trasparenza per i trasferimenti di proprietà e sarà possibile costruire una banca dati, come quella dei carabinieri". In questo modo "il personale del ministero sarà coinvolto nel determinare se un'opera debba restare all'interno dei confini, oppure se potrà lasciare il Paese". Inoltre Schmidt promuove anche "l'aumento del 5% del contributo in favore dei musei più piccoli. E' un segnale molto positivo, così le risorse generate dai pochi musei di grandi successo vengono veramente utilizzate per quelli più piccoli".
(Dig/ Dire)

Redazione Nove da Firenze