La crisi non ferma la plastica al seno

La crisi economica non intacca la chirurgia estetica: anche in tempi di recessione non si rinuncia alla bellezza. Società italiana di chirurgia plastica ed estetica (Sicpre). A naso e seno gli interventi più richiesti, soprattutto dai giovani.


BELLEZZA — Chi credeva che la crisi avrebbe frenato i consumi extra si sbagliava.
Nonostante l’aria di recessione, in Italia, tra le stime sui tagli, non c’è traccia di rinuncia ad interventi di chirurgia estetica che, al contrario, in questo 2009 conferma il trend in crescita degli ultimi anni.

La Società italiana di chirurgia plastica ed estetica (Sicpre) dichiara che ogni anno infatti sono 150 mila gli interventi di plastica additiva che vengono effettuati in Europa. Un settore quindi che non conosce crisi e che non fa più distinzione tra classi sociali. Oggi tutti desiderano curare la propria immagine anche a costo di indebitarsi.

“Non c’è stipendio che tenga, dall’impiegato all’infermiera, dalla studentessa alla donna dell’alta borghesia, - precisa il dottor Roberto d’Alessio direttore di chirurgia plastica dell’Ospedale Cardarelli di Napoli - chi con più sacrifici economici chi con meno, tutti non intendono rinunciare alla tentazione dell’essere più belli. Questo settore non rappresenta più solo un lusso per ricchi. Le persone sono disposte anche ad indebitarsi e in generale a ricorrere al credito al consumo pur di avere un naso nuovo o un seno più bello. Queste sono anche le plastiche più gettonate, nonché i miei cavalli di battaglia”.

In particolare si è registrato un boom di richieste per interventi di chirurgia estetica. Naso e seno i ritocchi più richiesti e aumenta il numero di giovani che chiedono come regalo un cambiamento ad una parte del viso o del corpo. Una mania che si riscontra soprattutto nelle grandi città. Nell’ordine Roma, Milano e Napoli sono in Italia le prime in classifica per vendita di protesi mammarie.

Secondo i sondaggi due italiani continueranno a tagliare su vacanze, arredamento, tempo libero, abbigliamento, auto e alimentari ma non nel settore dell’estetica. In tempi di crisi cambiano i consumi ma non il desiderio di perfezione della bellezza.

Redazione Nove da Firenze