Diario elettorale: Nove da Firenze intervista Marco Carraresi

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
04 giugno 2009 15:40
Diario elettorale: Nove da Firenze intervista Marco Carraresi

Obiettivo ambizioso, ma che la dice lunga sull'impegno profuso in questi mesi, quello che Marco Carraresi, candidato sindaco per l'Udc di Pier Ferdinando Casini (a proposito, questo pomeriggio l'ex presidente della Camera sarà a Firenze per la chiusura della campagna elettorale), si è prefisso per questo week end di votazioni: “Far ottenere all’Udc il miglior risultato degli ultimi anni” così da “portare in Consiglio comunale una qualificata pattuglia di consiglieri, in grado di assicurare una presenza autorevole e capace di incidere sulle scelte di governo della città, chiunque vinca”.


Già, chiunque vinca, perché se nei mesi passati il partito del consigliere regionale era stato accostato al nome del candidato per il centrosinistra, in questa intervista concessa a Nove da Firenze è lo stesso Carraresi a fugare ogni dubbio precisando come “di fatto siamo sempre stati molto lontani da un accordo”, per di più non c'è mai stato un incontro ufficiale né a livello locale, né nazionale.
E poi via alle prime stoccate. Il programma di Renzi? Buono in un progetto di marketing.

Quello del Pdl? Semplicemente non c'è.

Quando arriveranno le prime percentuali di voto, un'occhiata ai numeri di Mario Razzanelli la butterà?
“Darò un’occhiata a tutti i risultati. E sicuramente quelli di Razzanelli non saranno i primi che attireranno la mia attenzione. Non è certo una gara fra me e lui…”
Obiettivi di Marco Carraresi?
“Far ottenere all’Udc il miglior risultato degli ultimi anni. E portare in Consiglio comunale una qualificata pattuglia di consiglieri, in grado di assicurare una presenza autorevole e capace di incidere sulle scelte di governo della città, chiunque vinca.

E’ un aspetto, questo, che spesso si sottovaluta. Non si vota solo per scegliere il sindaco, ma anche per eleggere i rappresentanti in consiglio comunale. E credo sia importante andare oltre i personalismi, e cercare di inviare nella massima istituzione comunale persone in grado di portare un contributo positivo per la crescita di Firenze”.
A questa tornata elettorale l'Udc, a differenza di quanto sta accadendo per Pd e Pdl, arriva priva di polemiche al suo interno e al riparo da attacchi esterni.

Un vantaggio sugli altri competitors o le amministrative sono una storia a parte?
“E’ vero. A differenza degli altri raggruppamenti non abbiamo problemi di litigiosità interna e conflitti intestini. Così come registro positivamente il rispetto, da parte di tutti gli avversari politici, e il riconoscimento della linearità e della coerenza con le nostre scelte e per il lavoro svolto in questi anni, nei vari livelli istituzionali. Fa piacere anche notare come il nostro programma, diversamente dagli altri, non ha ambiguità o argomenti rimossi, segno evidente di una forte coesione, che gli altri non possono vantare”.
Ma quanto siete stati vicini, come partito, ad un accordo con Matteo Renzi ed il centrosinistra cittadino?
“Sono sincero.

Al di là di quanto si è scritto e ricamato, di fatto siamo sempre stati molto lontani da un accordo. Da parte nostra abbiamo chiesto a Renzi di dimostrare concretamente che ciò che lui aveva sostenuto nel corso delle primarie del Pd, era qualcosa di più che un semplice modo di raccogliere consensi anche a destra. Abbiamo voluto vedere le carte, visto che si atteggiava a novità, e che si diceva contrario ai vecchi giochi, e diceva di non volersi far condizionare da quei rapporti politici a sinistra che finora hanno condannato Firenze alla paralisi e alle brutte figure.

Alla fine però non è stato in grado di scegliere in maniera autonoma, e ha preferito, forse per paura di perdere, farsi condizionare legandosi a una coalizione contraddittoria e litigiosa. E quanto ai suoi rapporti con l’Udc non c’è mai stato nessun incontro ufficiale, né a livello nazionale né locale. E’ un po’ difficile fare accordi, senza confrontarsi e senza fare le necessarie verifiche, soprattutto di carattere programmatico”.
Per molti commentatori politici il successore di Domenici sarà eletto solo al secondo turno.

Ipotesi ballottaggio Galli-Renzi, darà indicazioni di voto?
“Noi abbiamo condizionato ogni ipotesi di alleanza alla chiarezza politica e programmatica. Non ci sembra che oggi sia cambiato niente, rispetto alla situazione di partenza. Tanto più che quello di Renzi è un programma ricco di furbesche contraddizioni, buono in un progetto di marketing, assai meno per far governare una città da una coalizione litigiosa come quella che lo sostiene. Quanto al Pdl, il programma proprio non c’è.

E’ evidente perciò che nell’eventualità del ballottaggio ogni appoggio sarà legato a un chiarimento sulle linee programmatiche e politiche, un chiarimento che, almeno alla luce degli scenari odierni, risulta difficile intravedere e prevedere”.
Non c'è incompatibilità fra le due cariche ma affiancherà le attività di consigliere, comunale e regionale?
“Perché no? L’ho fatto per un anno a Campi Bisenzio, con buoni risultati, non vedo perché non possa mettermi a disposizione della mia città, portando nel Consiglio comunale le esperienze maturate in questi anni e la conoscenza delle problematiche fiorentine in una dimensione più ampia.

Tra la città e la Regione ci sono legami di grande rilevanza, e credo che la mia attività di consigliere regionale possa essere utilissima anche dentro Palazzo Vecchio”.
Nel suo programma si parla di una Firenze che deve tornare ad essere “capitale mondiale della cultura e dell'arte”. Vuole spiegare la sua ricetta?
“Rischio perfino di dire una cosa banale nel sottolineare che la tutela e la promozione dell’eccellenza fiorentina nel campo della cultura, dell’arte e della sua conservazione e restauro rappresenta sicuramente il più importante motore per la rinascita di Firenze.

Purtroppo però, negli ultimi anni, la nostra città non è riuscita a promuovere in maniera adeguata la sua immagine, anche perché in realtà non è mai esistita una politica capace di produrre un’efficace azione 'pubblicitaria', che unita a precise strategie di accoglienza e alla promozione di tutto il patrimonio, non solo dei tre o quattro musei che tutti conoscono, potrebbe fare la differenza proprio in un momento di crisi economica”.
Poi, aggiunge il candidato dell'Udc, “Firenze è la capitale mondiale dell’arte e non è concepibile la evidente incapacità di valorizzare in maniera adeguata lo straordinario patrimonio artistico a disposizione della città, ignorandone le enormi potenzialità anche di carattere economico e non investendo risorse sufficienti nella promozione dei tesori che ha a disposizione.

A tal proposito è paradossale ed inquietante il fatto che Firenze sia solo al quattordicesimo posto in Italia fra i capoluoghi di provincia per la spesa pro capite per la cultura”.
Quindi “per questo diciamo che occorrono più investimenti nella manutenzione e nel restauro, anche attraverso la idonea valorizzazione dell’Opificio delle pietre dure, da sostenere nelle sue esigenze di più ampi spazi e favorire nella sua crescita all’Italia e all’estero; la conclusione di tutte le opere ancora mancanti per l’apertura dei Grandi Uffizi; la definitiva scelta di destinazione dell’ex meccanotessile in modo da toglierlo dall’abbandono e dal degrado; il definitivo passaggio dei beni fra Stato ed Enti locali, in modo da garantire, attraverso l’acquisizione della Fortezza da Basso, il rilancio di Firenze Fiera e del polo espositivo e congressuale.

E sarà necessario anche intervenire in maniera risolutiva sulla situazione della Fondazione 'Teatro del Maggio Musicale Fiorentino', l’istituzione culturale fiorentina più famosa nel mondo, e più in crisi in questo momento. Con un’agonia che dura da anni e che si rischia, e si cerca, di procrastinare almeno fin dopo le elezioni. Le difficoltà, pur di fronte alla costante diminuzione dei trasferimenti statali, non sono solo di natura economica, ma derivano anche dalle pessime modalità di utilizzo dei consistenti contributi pubblici: disorganizzazione gestionale, incapacità di programmazione degli eventi, sudditanza nei confronti di certi sindacati nella gestione del personale, invadenza e prevaricazione della politica rispetto ad ogni ipotesi di conduzione di carattere aziendalistico.

Al di là della urgente e necessaria riorganizzazione dell’Ente, andranno comunque immediatamente introdotti nuovi meccanismi di controllo gestionale, sia per quanto riguarda il bilancio che sulla stessa attività di programmazione. Un’attività di controllo che non ci risulta sia mai stata seriamente attivata”.
E per quanto riguarda la viabilità? I temi di discussione sono tanti: tramvia, alta velocità, pedonalizzazione del centro, migliori collegamenti con i quartieri periferici...
“E’ un tema di grande rilievo, tanto che nel nostro programma parliamo della necessità di una 'Rivoluzione della mobilità cittadina'.

Consapevoli che la soluzione al problema dei trasporti in Firenze e nell’area metropolitana non può prescindere dal Piano Strutturale, dalla decisione sulla localizzazione del nuovo Stadio, dal potenziamento dell’aerostazione di Peretola, dai nuovi svincoli e raccordi alla Firenze-Mare e all’Autostrada A1, inclusa la terza corsia. Le nostre soluzioni per il trasporto pubblico? Pedonalizzazione dell’area intorno al Duomo, revisione delle attuali linee urbane da rendere più brevi (e di conseguenza con autobus più puntuali), minore penetrazione del centro da parte degli autobus, verso i cosiddetti 'nodi di scambio' - Piazza Stazione e, soprattutto, Piazza Duomo e Piazza San Marco (di fatto non luoghi di destinazione, bensì luoghi dove si scende da un autobus per prenderne un altro) - da sostituire con bussini elettrici che attraversino 'a raggiera' il centro e garantiscano il collegamento con altre e meno centrali piattaforme di destinazione/scambio lungo i viali di circonvallazione (ad esempio piazza della Libertà).

Al divieto della circolazione dei mezzi privati nel centro storico antico di Firenze, devono corrispondere il rafforzamento del servizio di trasporto pubblico e la creazione di parcheggi di zona per i residenti, di parcheggi fuoriterra (a silos) al limite della 'zona blu', di parcheggi scambiatori e di autoparchi attrezzati per limitare la penetrazione degli automezzi pesanti”.
“Quanto alla questione tramvia – prosegue Carraresi -, il passaggio della linea due nel centro antico è inaccettabile per l’impatto su un tessuto di valore unico al mondo.

Ma inaccettabile è anche il laccio che si indurrebbe attorno a piazza della Libertà, il nodo già oggi più congestionato di tutti i viali ottocenteschi. E non si dica che la tramvia ridurrebbe la quantità del traffico veicolare, perché tutti gli studi fin qui condotti dimostrano che tale riduzione sarebbe minima. Togliendo al traffico veicolare sedi stradali insostituibili si aggraverebbe la congestione in modo assolutamente inaccettabile. Non siamo però contrari a priori. Anzi, io penso che la linea due sia necessaria come infrastruttura moderna a servizio dello sviluppo lineare della città verso nord ovest.

E’ questa la linea che si doveva costruire prioritariamente e non quella da Scandicci, inutile se non per scopi di propaganda politica. Ma la linea due dovrà fermarsi a Santa Maria Novella. Con i soldi risparmiati dell’attraversamento del centro, si dovrà pensare piuttosto al prolungamento della linea verso Sesto e Calenzano. Quanto alla linea tre, da Careggi al centro attraverso lo Statuto, la delicatezza e fragilità delle zone attraversate inducono ad un ripensamento di un progetto che appare troppo frettoloso e superficiale”.


Chiunque siederà sulla poltrona di sindaco dovrà immediatamente fare i conti con un piano strutturale che la maggioranza uscente non ha saputo approvare ed il successivo strumento del regolamento urbanistico. Un'eredità che rischia di pesare sulle prime mosse del futuro sindaco?
“Non c’è dubbio. Anche se realisticamente sarà assai difficile arrivare, come ha promesso Renzi, all’approvazione entro il luglio 2010, del nuovo piano strutturale e del Regolamento Urbanistico.

A meno che non si voglia riprendere quasi interamente il vecchio piano, magari con qualche piccola toppa. Ma è evidente che qualsiasi ipotesi di discontinuità con il passato, peraltro auspicabile e necessaria, visto il fallimento della politica urbanistica delle giunte Domenici, richiederà ben più che qualche mero aggiustamento di facciata”.
In futuro Marco Carraresi e Mario Razzanelli faranno nuovamente parte dello stesso partito?
“E’ un problema che non mi appassiona.

Anche perché è stato Razzanelli a scegliere di uscire dall’Udc”.

Stefano Romagnoli
Si ringrazia per la collaborazione Alessandro Vanni, Ufficio stampa Marco Carraresi

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