Autodromo del Mugello: la protesta si allarga a più di 50 famiglie


Lo scorso 15 dicembre più di 50 famiglie residenti nei Comuni di Borgo S. Lorenzo e di Scarperia si sono rivolte al Ministero dell’Ambiente per avere delucidazioni circa la legittimità delle emissioni rumorose emesse dall’attività motoristica dell’Autodromo del Mugello.
Quindi, dopo che alcuni nuclei familiari lo scorso settembre avevano chiesto l’aiuto del Difensore civico regionale, dott. Giorgio Morales, che aveva accolto e fatte proprie le loro richieste, adesso un gruppo ben più nutrito di cittadini interpella direttamente pure il Ministero. Destinataria della petizione è la Direzione Generale per la Salvaguardia Ambientale, alla quale i cittadini “che subiscono notevole disagio a causa delle emissioni rumorose provenienti dalle attività motoristiche e di altro tipo provenienti dall’Autodromo del Mugello, che nel recente passato sono andate intensificandosi” chiedono “l’intervento del Ministero dell’Ambiente al fine di verificare se le attività nell’impianto citato siano compatibili con le normative vigenti, comunitarie e nazionali, non ultimo col rispetto del Diritto Costituzionale”.
Oggetto della contestazione è l’art. 3, comma 7, del decreto 304 del 2001, che sembra poter dare ai gestori degli autodromi la possibilità di chiedere ai Comuni interessati deroghe assai generose rispetto alla legge quadro sull’inquinamento acustico, sia come intensità che come numero di giornate.
Nel frattempo il pressing dell’Associazione Idra sull’Amministrazione comunale di Scarperia perché tenga in maggior conto le esigenze di tranquillità e qualità della vita dei cittadini che abitano nell’area circostante l’autodromo (e non solo, come testimoniano le cronache delle proteste degli ultimi mesi), provoca una prima reazione all’insegna del nervosismo.
Il presidente dell’Associazione Girolamo Dell’Olio aveva scritto infatti al sindaco di Scarperia Sandra Galazzo evidenziando il contenuto di una lettera in cui l’ASL 10 così scriveva al Comune di Scarperia e all’ARPAT: “si ritiene che il disturbo provocato dall’attività dell’autodromo possa essere considerato e valutato sia all’interno dell’abitazione sia nei campi dell’azienda agricola coltivati a frutta biologica, uliveto etc, e pertanto a tal fine può essere utile installare una stazione di monitoraggio del rumore anche nei pressi o all’interno dei campi dell’azienda agricola “I Pianacci””. Copia della nota in questione, spiegava Idra al sindaco, era stata consegnata all’Associazione in occasione di un incontro col direttore del Dipartimento prevenzione della Azienda sanitaria di Firenze, dr. Giuseppe Petrioli, e col dr. Vincenzo Cordella, responsabile dell’Igiene e sanità pubblica dell’Azienda Sanitaria in Mugello. Un incontro al quale aveva partecipato anche uno dei cittadini direttamente interessati dall’inquinamento acustico dell’Autodromo. Idra chiedeva pertanto al sindaco di sapere se sia intendimento dell’Amministrazione comunale richiedere all’ARPAT di soddisfare la richiesta dell’ASL 10 e, in caso contrario, di sapere quali motivi abbiamo indotto l’Amministrazione comunale a decidere altrimenti.
Seccata, e apparentemente anche poco pertinente, la risposta del responsabile di settore del Comune di Scarperia, Marco Nardini, che così ha commentato l’incontro accordato dalla ASL: “Dobbiamo innanzitutto rilevare con rammarico che in questo paese ognuno fa quel che crede [sic!] con scarso rispetto per le funzioni istituzionali degli altri: i tecnici dell’Azienda Sanitaria che si incontrano con codesta associazione ed un cittadino e discutono di questioni che sono di competenza del Comune. Penso che si possa dire che questo è quantomeno insolito”.
Lesa maestà, dunque? L’esigenza di informare ed essere informati sulle conseguenze delle scelte attuate dalle “funzioni istituzionali” dà così tanto fastidio? Nessuna risposta invece - per quanto è possibile evincere dal resto della nota - alla domanda chiave: il Comune chiederà all’ARPAT di soddisfare la richiesta dell’ASL, che ha pensato bene di andare a verificare sul posto le condizioni in cui si vive e si lavora nelle campagne coltivate a biologico attorno all’autodromo, e di richiedere quindi una misurazione anche all’esterno delle case, visto che non è stata ancora inventata una tecnica per tele-coltivare stando tappati in casa per difendersi dai dolci boati dei motori, non mitigati? Idra attende una risposta diversa da quella fornita dall’Amministrazione comunale di Scarperia, secondo la quale il “procedimento comunale (...) si è concluso con l’obbligo per il gestore dell’autodromo di fare interventi sul ricettore (la casa) idonei a riportare il rumore entro i limiti del D.P.R. n. 304/2001”. È evidente che il rumore va riportato entro i limiti della sopportabilità umana alla fonte, non agli infissi, se non si vuole condannare chi deve lavorare (o magari desidera solo passeggiare o leggersi un libro) all’aperto a una segregazione forzata all’interno di quattro mura insonorizzate.

Redazione Nove da Firenze