Sanità: il vicepresidente Gelli risponde sul trasferimento delle cartelle cliniche degli ospedali

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
20 marzo 2007 17:28
Sanità: il vicepresidente Gelli risponde sul trasferimento delle cartelle cliniche degli ospedali

Come mai sono stati spostati in sedi esterne gli archivi delle cartelle cliniche di Careggi, del Mayer, degli altri ospedali fiorentini e degli ospedali di Pisa e Prato? In caso di emergenza, il fatto di non poter avere un accesso immediato ai precedenti clinici dei pazienti non rappresenta un rischio? Questo il senso dell’interrogazione rivolta alla Giunta dai consiglieri regionali Marco Cellai e Maurizio Bianconi (An).

E’ stato il vicepresidente della Regione, Federico Gelli, a rispondere in Aula: “Una gestione degli archivi in spazi dedicati – ha detto – consente una migliore conservazione dei dati personali sensibili e rappresenta una maggiore sicurezza, ad esempio in caso di incendio, oltre a permettere un migliore utilizzo degli spazi propri delle aziende sanitarie per l’assistenza medica”. “La gestione dei servizi è diversa a seconda del contesto ospedalieri, ma in linea generale si basa su alcuni criteri condivisi: i dati più recenti, fino a due anni precedenti, sono mantenuti nei reparti di competenza, per una maggiore fruibilità; i dati più vecchi vengono spostati negli archivi decentrati e suddivisi in modo da garantire comunque una consultazione in tempi brevi, ove necessario.

Il tentativo è anche quello di far gestire i sistemi alle Aree vaste, per garantire una maggiore uniformità”. Quanto ai tempi di consegna dei dati, Gelli ha affermato che nei casi ordinari si tratta di due giorni, ma sono previste anche procedure prioritarie (tre ore) e urgenti (un’ora); per la consultazione dovuta a motivi di studio e ricerca, è prevista la possibilità di accedere direttamente agli archivi o avere il materiale in copia. “Ringraziamo il vicepresidente per la chiarezza, ma la risposta non ci soddisfa nel merito – ha replicato Cellai – Non capiamo i motivi che spingono a conservare in sedi così lontane, come a Parma nel caso del Meyer, un materiale tanto delicato ed importante; la preoccupazione vera rimane, ed è quella di evitare rischi per i pazienti, specie per i più piccoli, in caso di emergenza, quando bisogna garantire un riscontro immediato con i dati clinici precedenti”.(mr)

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