Approvato il Piano delle attività estrattive in Consiglio Regionale


Firenze, 27 Febbraio 2007– Approvato in Consiglio il “Piano regionale delle attività estrattive, di recupero delle aree escavate e di riutilizzo dei residui recuperabili” (Praer) che tutela i beni e i luoghi preziosi del territorio. Atto di programmazione della Regione, il Praer stabilisce gli indirizzi e gli obiettivi di riferimento per la pianificazione di competenza delle Province e dei Comuni, ferme restando le competenze attribuite agli enti parco. Vittorio Bugli (Ds), presidente della commissione Attività produttive, ha sottolineato come le scelte che hanno condizionato il piano siano state nel rispetto delle aree soggette a vincoli per la presenza di rischio idraulico, i vincoli paesaggistici e archeologici, la tutela dei boschi, le aree carsiche.
“Va inoltre evidenziata l’importanza dell’azione del piano – ha detto Bugli - nei confronti di un percorso di raccordo con il piano regionale dei rifiuti. Le quantità inerti dovranno essere ridotte con il recupero e l’utilizzazione di quantità maggiori di materiali assimilabili”.
“Obiettivo del piano – ha aggiunto Bugli - è lo sviluppo sostenibile che deve tenere conto delle componenti economica, ambientale e sociale. Il piano vuole valorizzare la risorsa lapidea e ottimizzare il rapporto tra domanda e offerta; tutelare la componente ambientale; valorizzare le opportunità occupazionali per ambiti territoriali particolarmente vocati”. Bugli ha evidenziato i contenuti strutturali del Praer, organizzati prevedendo l’analisi dell’attività estrattiva, una stima del fabbisogno per ogni provincia e per entrambi i settori fino al 2012, il dimensionamento dei materiali lapidei per ciascuna provincia, l’individuazione sia delle risorse che dei giacimenti e dei materiali ornamentali storici. L’attuazione del Praer avviene attraverso le prescrizioni e i criteri per la redazione dei piani provinciali e per l’adeguamento degli strumenti urbanistici comunali. “Siamo arrivati a questo risultato – ha concluso Bugli - dopo un lavoro di approfondimento durato tre anni e mezzo. Le modifiche apportate al piano riguardano soprattutto le integrazioni che le province possono fare alla localizzazione delle aree di risorsa e di giacimento; l’aumento della tolleranza dal 5 al 10% rispetto al dimensionamento stabilito; l’aumento del quantitativo minimo da destinare alla trasformazione in blocchi e lastre e all’incentivo al recupero ambientale di cave dimesse”.
“Dopo 12 anni il Consiglio regionale è tornato finalmente a votare uno strumento così importante come la pianificazione dell’attività estrattiva. I principi di responsabilità e sostenibilità sono i criteri guida che hanno portato alla formazione di questo nuovo piano di settore in linea con le politiche di buon governo del territorio e di tutela del paesaggio, ma anche di sostegno all’occupazione e alle attività produttive. Si tratta di un piano complesso e delicato, arrivato dopo una lunga fase di incontri, discussioni, audizioni. Si tratta, senza dubbio, del più concertato e analizzato strumento di programmazione regionale, che avrà bisogno del monitoraggio continuo della Regione e della collaborazione di Province e Comuni”. Così Erasmo D’Angelis (Margherita), presidente della Commissione Ambiente e Territorio del Consiglio Regionale, ha presentato all’aula il Praer (il nuovo Piano Regionale delle Attività Estrattive), discusso e approvato nella seduta di oggi pomeriggio. “Non è stato facile – ha continuato D’Angelis – raggiungere questo obiettivo, considerando che le attività estrattive rappresentano uno dei settori a maggiore impatto sul territorio, con una ricchezza immensa di materiali, ma che al tempo stesso hanno modellato paesaggi straordinari, invidiati, ammirati e mitizzati nel mondo, che vanno tutelati. Il Piano tiene conto della conservazione delle risorse naturali e del paesaggio più tipico, ma anche dell’occupazione legata alle attività estrattive (la cava più discussa, quella di Malintoppo in Val d’Orcia, alimenta da oltre 100 anni una fornace con 200 occupati)”. Il Praer determina: fino al 2012 il fabbisogno del consumo e della produzione di inerti di pregio e non, di materiali ornamentali, di materiali da recupero e assimilati; individua un utilizzo equilibrato delle risorse di cava del territorio regionale; riduce gli impatti del trasporto dei materiali puntando sull’apporto dei materiali di recupero; recupera le cave dismesse e prescrive per province e comuni l’adozione di pianificazioni provinciali con criteri volti a valorizzare le risorse, al minor impatto territoriale e ambientale dell’escavazione, all’uso di fonti energetiche di basso impatto, delle migliori tecnologie di scavo per la sicurezza per i lavoratori; nel settore strategico delle Apuane, dove la commercializzazione dei materiali lapidei indica il progressivo aumento delle cosiddette ‘scaglie’ e la preoccupante diminuzione dei blocchi e delle lastre, il Piano fissa le quantità da estrarre con la garanzia che il 25% sia destinato proprio a blocchi e lastre.“In Toscana – ha spiegato il consigliere Dl – ci sono solo 3 province su 10 libere dal deficit produzione/domanda (Arezzo, Lucca e Massa Carrara), nelle altre c’è un aumento dei trasporti, calcolato in 2.600 viaggi al giorno, di camion con materiale. Il Piano punta a ridurre l’importazione da altre regioni, ipotizzando la copertura del fabbisogno regionale con l’attività di recupero ambientale e messa in sicurezza delle cave senza realizzarne di nuove. Ci sono forti incentivi affinché, entro sei anni, vengano recuperate le cave dismesse o abbandonate”. “Il Praer – ha concluso D’Angelis – contiene inoltre un elemento rivoluzionario: l’attività estrattiva in Toscana non è più considerata area industriale ma è un’area concessa ad uso transitorio e vincolata come area agricola o parco. Si scaverà solo per lotti e si passerà al lotto successivo solo dopo aver rinaturalizzato quello precedente. Si penalizzano i cavatori? Sicuramente no. Il motto del piano è, infatti, scavare meno e scavare meglio”.
«Bene la sostenibilità ambientale, meno la tempistica -ha affermato Andrea Agresti (An)- Oggi si approva un piano che doveva essere già attivo dal 2003. Siamo alla fine dell’iter di un importante strumento di individuazione delle risorse necessarie per un settore importante per la Toscana, qual il mondo dell’edilizia, che necessitava di ampia discussione. Il piano lascia molti scontenti perché solleva effettivamente qualche dubbio, ma è comunque necessario dal momento che mette alla prova la volontà politica del governo della Regione. Siamo tutti d’accordo sulla sostenibilità ambientale, e infatti emerge chiaramente una linea politica orientata in quella direzione».

Redazione Nove da Firenze