La rintracciabilità come opportunità per lo sviluppo del settore agrolimentare

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
11 novembre 2006 22:45
La rintracciabilità come opportunità per lo sviluppo del settore agrolimentare

Grosseto, 11 novembre 2006- Si è tenuto ieri, venerdì 10 novembre 2006, presso la Sala Assemblee dell’Associazione Industriali Grosseto, a Grosseto, il convegno “Garantire la rintracciabilità dei prodotti alimentari”. Organizzato da Astolatte, Associazione Toscana Lattiero-Casearia e Associazione Industriali Grosseto, in collaborazione con EMSistemi S.r.l., il convegno ha rappresentato un’importante occasione di confronto su un tema, come quello della rintracciabilità, che riveste un ruolo sempre maggiore per tutto il settore agroalimentare.

Il convegno rappresenta idealmente la seconda tappa di un percorso già iniziato da Astolatte nel 2004, in concomitanza con una sempre maggiore specificità della normativa, e proseguirà con altre iniziative realizzate congiuntamente all’Associazione Industriali.

Nel suo intervento, in apertura del convegno, il presidente dell’Associazione Industriali Grosseto, Aristide Giannetti, ha evidenziato lo scopo fondamentale dell’incontro, ovvero fornire chiarimenti e indicazioni importanti e necessarie, soprattutto in virtù delle più recenti modifiche normative: “La rintracciabilità nei prodotti agroalimentari ha come obiettivo quello di dare trasparenza alla filiera e fornire più informazione ai consumatori, così da contribuire alla crescita di una cultura alimentare oggi più che mai necessaria, alla luce degli episodi, purtroppo sempre più numerosi, di contraffazione dei prodotti alimentari sino all’uso di sostanze nocive per la salute dell’uomo.

Un metodo virtuoso di influenzare il mercato, che sta ad indicare che si rispettano regole precise, nell’interesse e nella tutela degli interessi anche del consumatore finale.
Per questo un comportamento che dovrebbe essere ancora maggiormente apprezzato dalle Istituzioni, alla luce anche di modi di operare assai meno corretti per quanto concerne alimenti prodotti in altri Paesi, che però finisco ugualmente sugli scaffali dei nostri supermercati. Un impegno, quindi, che merita di essere riconosciuto e appoggiato dalle Istituzioni, anche economicamente, perché affrontare iniziative di trasformazione aziendale per sostenere i percorsi di filiera comporta per le imprese investimenti e oneri di adeguamento molto consistenti”.

Il Presidente degli Industriali ha concluso anticipando che è allo studio un progetto teso ad individuare soluzioni migliorative rispetto alle problematiche legate ai residui alimentari e ai vari processi di produzione che sarà approfondito da Associazione Industriali Grosseto e Astolatte nelle dovute sedi; intanto è stata stimolata in Regione una discussione con una Commissione apposita che dovrà interloquire con gli Assessorati interessati, per cercare, da un lato, di trovare forme di cofinanziamento per sostenere gli investimenti e dall’altro adottare un sistema di regole semplificato e di più facile attuazione, che consentano di sposare progetti nuovi per risolvere i problemi legati ai rifiuti alimentari.

“Credo di poter sintetizzare con una frase lo spirito con cui le nostre aziende affrontano questo argomento: la rintracciabilità non viene vissuta come una minaccia o un appesantimento burocratico – ha aggiunto Claudio Lorenzoni, presidente di Astolatte –, ma come una grande opportunità. Il vantaggio competitivo che deriva dall’essere trasformatori di un prodotto alimentare nella provincia di Grosseto, in una regione, come la Toscana, dove la qualità è un elemento fondamentale, quello che sicuramente vogliamo è fare in modo che si sappia quello che abbiamo prodotto, qual è l’origine della nostra materia prima e quello che è stato fatto.

Vediamo quindi con molto interesse la possibilità di studiare e approfondire quei meccanismi che ci consentono di trasmettere al consumatore, come alle Istituzioni, il valore del nostro lavoro. Per questo riteniamo sia fondamentale dare la massima visibilità a quanto stiamo facendo, all’impegno delle nostre aziende per un prodotto di qualità, qualità che accompagna il processo in ogni sua fase, dalla materia prima al prodotto finito”. Si sono quindi susseguiti gli interventi dei vari relatori, che hanno affrontato l’argomento sotto tutti i punti di vista, da quello legislativo a quello pratico.
Sono quindi seguiti gli interventi degli esperti: la d.ssa Alessandra Bisdomini, dell’Azienda U.S.L.

Grosseto ha osservato che “Grazie al sistema di rintracciabilità nei periodi di ‘allerta sanitario’ si può risalire alle informazioni necessarie nel minor tempo possibile, garantendo la sicurezza del consumatore a cui questo alimento ero destinato. La rintracciabilità non è soltanto da vedersi come un obbligo di legge, ma come un’opportunità per migliorare la propria immagine sul mercato, rendendo più solide le garanzie di igienicità e sicurezza dei prodotti”.
“La rintracciabilità – ha proseguito il dr.

Alberigo Nardi, Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Regioni Lazio e Toscana – consente quindi l’identificazione di tutte le aziende che hanno contribuito alla formazione di un dato prodotto alimentare, identificazione basata sul monitoraggio dei flussi di materiali, cioè dal produttore della materia prima al consumatore finale. Il regolamento 178 pone il concetto della rintracciabilità a livello orizzontale il tutto il settore agroalimentare. Il controllo della filiera, infatti, diventa credibile solamente se è documentabile.

Per questo la rintracciabilità è efficace come garanzia solo se è estesa a tutta la filiera, non ad una parte di essa. Il soggetto protagonista della tracciabilità di filiera non è una singola azienda, ma l’insieme delle aziende che contribuiscono alla realizzazione di un prodotto, dalla materia prima alla trasformazione alla commercializzazione. Presuppone quindi la responsabilità di tutte le aziende che vi concorrono. Una responsabilità che comporta oneri per le imprese, ma che consente di evidenziare le specificità dei prodotti, dal legame con il territorio all’uso di particolari tecnologia all’assenza di prodotti OGM e così via”.

Sono quindi seguiti gli interventi del dr. Giovanni Brajon, direttore dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana, sede di Firenze, del dr. Andrea Nunziati, dell’Azienda U.S.L. 11 Empoli, della d.ssa Maria Concetta Campagna, Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Regioni Lazio e Toscana e della d.ssa Jennifer Santoro Gca Solutions-EMSistemi S.r.l. “La tradizione gastronomica italiana – ha osservato la d.ssa Santoro – è famosa per la qualità, la specificità territoriale e la raffinatezza delle proprie produzioni: dalle materie prime alle ricette più elaborate, dal settore caseario al salumificio, passando per il vino, l’olio e le produzioni agricole tipiche, l’Italia si caratterizza per sapienza artigiana e tradizione agricola.

Per questo motivo i dettami normativi inerenti la rintracciabilità, volti soprattutto alla salvaguardia della sicurezza del consumatore, risultano essere uno strumento di semplice censimento e controllo, se non sono accompagnati da una specifica attenzione per la valorizzazione della qualità”. A conclusione del convegno si è tenuto l’intervento del dr. Stefano Sgherri che ha presentato un interessante progetto di Power Green S.r.l., legata alla produzione di energia da biomasse, che favorisce la valorizzazione dei prodotti agricoli (scarti e residui filiere) e dei reflui zootecnici, lo sviluppo ed incentivazione filiere agricole, alimentari e zootecniche e la riduzione delle emissioni da combustibile fossile, in linea con i parametri di Kyoto.

Ampia la partecipazione da parte degli imprenditori e degli addetti al settore, che hanno seguito il convegno con grande interesse.

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