Meyer: tre tecniche innovative di Neurochirurgia per salvare un ragazzino da una forma tumorale


Firenze – Il mattino dopo è sceso dal letto e a piedi è andato a fare la risonanza magnetica. Terminato l’esame diagnostico, ha raggiunto la Ludoteca dove ha giocato per un po’. Il protagonista è un ragazzino di 12 anni che soltanto il pomeriggio precedente era stato sottoposto a un complesso intervento di Neurochirurgia per una doppia formazione tumorale cistica in una zona delicatissima e molto profonda del cervello. E proprio questo è l’aspetto più stupefacente dell’operazione effettuata pochi giorni fa all’Ospedale Pediatrico Meyer di Firenze dall’équipe di Neurochirurgia Pediatrica diretta dal dottor Lorenzo Genitori: il recupero immediato di questo ragazzino alla normalità della vita di tutti i giorni.

Un successo dovuto alla combinazione della tecnologia endoscopica con il neuronavigatore e la stereotassi. Un avveniristico intervento di neurochirurgia che l’équipe di Lorenzo Genitori ha effettuato per rimuovere due tumori cistici localizzati nel mesencefalo e nel bulbo, ovvero nella parte alta e in quella bassa del tronco dell’encefalo. Una zona profondissima del cervello che presiede a funzioni vitali come il battito cardiaco, la respirazione, il movimento, il ritmo sonno-veglia. Il tronco encefalico è una vera e propria “centralina di comando” del cervello, quella che dà gli ordini alla corteccia cerebrale. In altri casi analoghi, si è proceduto con due distinti interventi chirurgici e con un approccio più tradizionale e invasivo.
All’Ospedale Pediatrico Meyer, come spiega il dottor Lorenzo Genitori, si è deciso di rimuovere le due formazioni tumorali in un solo momento, utilizzando una tecnica che ha pochissimi precedenti al mondo. “Per realizzare questo intervento che ha permesso di raggiungere questa profondissima zona del cervello senza ledere alcuna parte vitale – spiega il neurochirurgo – con l’ausilio del computer, abbiamo dapprima pianificato la traiettoria precisa. Siamo così riusciti a sovrapporre nello stesso spazio la testa del ragazzino, la risonanza magnetica e l’endoscopio”.

Praticando un forellino di un centimetro nella teca cranica e con il diretto controllo visivo della traiettoria, l’équipe di Neurochirurgia pediatrica con l’endoscopio (uno strumento con microtelecamera “grande” 2.02 millimetri che viene guidata da un navigatore tipo quello che utilizziamo sulle nostre automobili) è stata in grado di intervenire con precisione millimetrica in questa zona remota del cervello, altrimenti inaccessibile, e ha rimosso le formazioni tumorali. L’operazione, durata un’ora, è perfettamente riuscita. Tant’è che il mattino dopo il ragazzino ha deciso di fare quattro passi da solo. L’intervento, facile da descrivere, è in realtà molto complesso. Come sottolinea il primario Lorenzo Genitori richiede una preparazione molto minuziosa: “In questo caso abbiamo combinato la tecnica endoscopica con il neuronavigatore e la stereotassi – spiega -. Una combinazione complessa dall’esito vincente. La strategia di cura che in ogni caso mettiamo in atto è sempre quella di offrire al bambino la migliore qualità di vita possibile. Il ragazzino che abbiamo operato è già tornato a scuola, come tutti i ragazzi della sua età”. Nel caso specifico l’équipe era formata dai neurochirurghi Federico Mussa, Massimilano Sanzo, Giovanni Di Pietro, dall’anestesista Leonardo Bussolin e dagli infermieri della sala di Neurochirurgia.

Sinora il Centro di Neurochirurgia Pediatrica del Meyer di Firenze ha effettuato complessivamente 1.300 interventi neurochirurgici, di questi un centinaio sono avvenuti con la tecnica endoscopica. Numeri che salgono a 3 mila interventi compiuti sinora come Coordinamento Regionale di Neurochirurgia Pediatrica, comprendendo anche la sede del Policlinico Le Scotte di Siena.

Redazione Nove da Firenze