Protagonisti beckettiani in Italia sabato 11 febbraio (alle ore 21.15) al Teatro Studio di Scandicci


Senza dubbio una delle più eleganti e delicate attrice italiane, Giulia Lazzarini ha lavorato con importanti compagnie private (Bosetti, De Lullo, Falk, Valli, Adani, Benassi, Calindri) ed ha iniziato giovanissima una lunga collaborazione con il Piccolo Teatro di Milano, ora Teatro d'Europa, diretto da Giorgio Strehler, che la ha portata a partecipare ad allestimenti prestigiosi di testi che spaziano da Goldoni a Bertolazzi, da Cechov a Balzac, da Brecht a Genet, da Shakespeare a Bontempelli, da Giradoux a Jouvet, da Norman a Botho Strauss, da Natalia Ginzburg a Goethe, da Pirandello a Miller.

Nel 1982 ha interpretato il personaggio di Winnie nello spettacolo Giorni Felici di Beckett per la regia di Strehler: il primo e unico incontro di Strehler con Beckett, l’ennesima incandescente scintilla artistica scoccata tra regista e attrice, un capolavoro di regia e recitazione, una emozionante prova che toccava le corde del riso e del pianto. L’allestimento del grande regista scomparso si distaccava sensibilmente da ogni interpretazione precedente, tanto da incuriosire lo stesso drammaturgo: senza intervenire sul testo, ma agendo in profondità sul sottotesto, sui gesti e sull'ampia gamma espressiva dell'interprete, Giorni felici perdeva l'indifferenza che pareva cantare rispetto ad un'esistenza che va spegnendosi in giorni sempre uguali e diventava uno struggente, disperato addio alla vita. Nella maniacale ripetitività dei gesti quotidiani la Winnie di Giulia Lazzarini raccontava la tenace volontà di vivere sino all'ultima istante, assaporando ogni briciola concessale, aggrappandosi agli oggetti quotidiani, ritrovati e riposti ogni volta nella borsetta, come in un rito che preserva dalla morte, che dilata il tempo regalandone ancora un po’. Una prova d'attrice indimenticabile, che rivoluzionò e segnò la storia di tutte le successive messinscene del testo di Beckett, da chiunque fossero realizzate. Uno storico spettacolo che, proprio quest’anno, si è potuto riassaporare nella riedizione della regia strehleriana resa da Carlo Battistorni.

Così scrive di lei Franco Cordelli, critico del “Corriere della Sera: “È l’esorcistica arte di allontanare il male, di duellare con esso a colpi di fioretto. Il cappellino rosso, le possenti spalle, le braccia robuste, le meravigliose, petulanti, parlanti mani. Guardatela. Giulia Lazzarini. Si capirà cos’è il teatro: come sia un esercizio di memoria per abbattere il tempo, per non arrendersi mai”.

Redazione Nove da Firenze