Clemente Biondetti pilota: una mostra in Palazzo Medici Riccardi


(14 dicembre 2005) – Nel cinquantesimo anniversario della scomparsa del grande pilota toscano Clemente Biondetti, la Provincia di Firenze, il Comune di Firenze, la Scuderia Biondetti ed il Camet (Club Auto Moto d’Epoca Toscano) ricorderanno Clemente Biondetti, l’uomo, il pilota, le sue vittorie e l’epoca eroica delle corse su strada, con una Commemorazione venerdì 16 dicembre alle ore 11, in Palazzo Medici Riccardi, in via Cavour, 1, Firenze. Verrà anche inaugurata una mostra dedicata al Pilota e alla sua epoca nello stesso palazzo, nei locali della Limonaia. La mostra resterà aperta fino all’8 Gennaio 2006, tutti i giorni dalle 10.30 alle 19 (domenica dalle 9 alle 12, chiuso il mercoledì). “Saranno esposte foto – spiega l’assessore provinciale allo Sport Alessandro Martini - cimeli ed alcune delle moto e delle vetture protagoniste delle corse su strada a cavallo della seconda guerra mondiale”.

Con l’occasione verrà presentato un libro su Clemente Biondetti, curato da Mario Baldi, per anni amico e collaboratore di Biondetti e dal nostro socio Alessandro Bruni che hanno raccolto testimonianze, ricordi, aneddoti e tante immagini inedite del pilota con una paziente ricerca tra i parenti, i suoi amici e i meccanici dell’epoca. Il progetto grafico e l’allestimento della mostra è stato curato dall’architetto Lorenzo Querci.

Chi era Clemente Biondetti ? La ricorrenza dei cinquant’anni della scomparsa di Clemente Biondetti dà l’occasione di far tornare indietro il calendario nel periodo a cavallo della seconda guerra mondiale, alla fine del periodo pionieristico della motorizzazione e agli albori dello sviluppo tecnologico attuale. Le origini di Clemente Biodetti sono sarde. Nell’isola era nato nel 1989 da padre veneto e madre fiorentina. Si trasferì giovanissimo in Toscana, dove iniziò la sua lunga ed avventurosa carriera motoristica partendo dalle moto per poi passare, ormai quasi trentenne, alle auto da corsa. Erano gli anni delle corse su strada, le Mille Miglia, la Targa Florio, il Circuito Stradale del Mugello, la Coppa della Toscana, la Consuma. La gente assiepata lungo le strade vedeva sfrecciare i bolidi a pochi metri, immergendosi nei rumori e negli odori della corsa. I più esperti riuscivano a riconoscere le auto nei pochi istanti del passaggio ed urlavano incitamenti ai piloti.
Più di tante parole, sono le foto in bianco e nero di Clemente Biondetti esposte nella mostra fiorentina che ci fanno respirare l’atmosfera di quel periodo. Al momento della partenza, con la semplice tuta da meccanico che utilizzava per correre e l’espressione concentrata mentre si allaccia il piccolo caschetto con la immancabile sigaretta tra le labbra. Durante la gara, con la fatica fisica che traspare dalle foto mentre manovra gli sterzi granitici nei tornanti. E poi l’arrivo, con il volto stravolto dalla fatica e sporcato dagli schizzi di fango e di olio del motore. Poi le tavolate per festeggiare una vittoria, con i meccanici e gli amici, con gli spaghetti e il fisco del chianti. Un mondo diverso, senza i colori e i soldi degli sponsor che pagavano il conto. C’era la passione, tanta, e i pochi premi di fine gara. La differenza tra i costi e le magre entrate veniva colmata con … le montagne di cambiali con cui “tappezzare le pareti della casa”, come scherzava Biondetti con gli amici.
Un mondo diverso anche perché le figure di meccanico, di pilota e di responsabile della scuderia spesso si confondevano. Basta pensare allo stesso Enzo Ferrari, pilota anch’egli prima di divenire costruttore. Ed in toscana, oltre al nostro Biondetti, ricordiamo altri due grandi piloti fiorentini, che erano anche i costruttori dei loro bolidi: Emilio Materassi con la sua scuderia al Campo di Marte e Pasquino Ermini che aveva l’officina in Viale Matteotti.

Una carriera lunghissima, con la interruzione tragica della guerra. Duecento le gare a cui ha partecipato, qualificandosi 138 volte, 12 le Mille Miglia in cui ha gareggiato vincendone quattro, nel 1938, 1947, 1948 e 1949. Biondetti era sardo di nascita, dicevamo, ma toscano e fiorentino d’adozione anche per il carattere, indipendente e talvolta rissoso, un caratteraccio che lo portò a scontrarsi con le case che gli fornivano le auto, Maserati, Alfa Romeo e la stessa Ferrari, anche se tante volte portò le loro vetture alla vittoria.

E così volle diventare anche costruttore, assemblando motori e telai diversi. Ed arrivò ancora alla vittoria. Le ultime foto, tristi, lo ritraggono con la fronte deturpata dalla cicatrice di un tremendo incidente da cui uscì miracolosamente vivo e con una ampia sciarpa per coprire l’evidenza del male che lo portò via dai suoi motori il 24 Febbraio del 1955.

Adesso Clemente Biondetti riposa nel cimitero di Trespiano, alla periferia di Firenze lungo la Bolognese, dove ogni primavera tornano a rombare i bolidi delle Mille Miglia, quella gara che dominò per quattro volte. Ci piace pensare che tra la gente che guarda oggi i bolidi di allora, ci sia anche lui, con la sua tuta col giglio di Firenze, il suo sorriso triste e la sigaretta tra le labbra.

Redazione Nove da Firenze