Thomas Demand a Pitti Immagine discovery: inaugurazione venerdì 21 settembre (ore 18)


L’artista tedesco Thomas Demand presenterà a Firenze sette lavori fotografici pensati appositamente per poter dialogare con lo straordinario contesto di Palazzo Pitti. Il progetto occuperà per la precisione tre sale del secondo piano: Sala Rosa, Sala del Fiorino, Sala della Musica. L’artista in questa occasione ha lavorato con gli architetti inglesi Adam Caruso e Peter St John (con cui aveva già collaborato per la sua personale alla Fondazione Cartier lo scorso anno). Insieme hanno elaborato un progetto in cui strutture esistenti, le nuove strutture e le opere diventano una nuova e riuscita sfida al continuo antagonismo tra memoria e contemporaneità. I semplici e grandiosi elementi progettati da Caruso e St John (una sorta di panche fuori scala) si inseriscono e dialogano perfettamente nelle antiche sale: non solo diventano base e prolungamento delle opere, ma inglobano il visitatore obbligandolo a un diverso punto di vista. Demand parlando di questo progetto, ancora in evoluzione, spiega che gli piacerebbe evocare le atmosfere dell’ultima scena del film di Kubrick, 2001. Odissea nello spazio. E da questa visione è nato uno dei nuovi e più significativi lavori della mostra Blue Gene: vuota attesa di un supercomputer dell’IBM che sarà pronto solo nel 2004. E ancora Constellation che proporrà un’immagine notturna del cielo sopra Firenze allestita nella Sala Rosa.
Un prezioso catalogo, progettato dal gruppo grafico di Francoforte Surface , documenterà la mostra, con una serie di fotografie, scattate con l’occhio dello spettatore che attraversa e contempla le tre splendide sale.
Thomas Demand è nato a Monaco nel 1964. Vive e lavora tra Londra e Berlino. Ha frequentato l’Akademie der bildenden Künste a Monaco, la Kunstakademie a Düsseldorf e il Goldsmith’s College a Londra. Nato originariamente come scultore con uno spiccato interesse per l’architettura, Demand utilizza la fotografia per fissare le sue costruzioni in carta, riflesso di una realtà simulata. L’artista ricostruisce i suoi spazi preferiti (uffici, mobili, facciate di edifici) con carta e cartone a grandezza naturale e li ricompone in un plastico che crea sulla foto un effetto rigonfio. “Un effetto di realtà” come viene definito. Sono le foto a diventare poi l’elemento principale della sua poetica. A un primo sguardo i lavori di Demand sono frammenti straniati di luoghi familiari. A una osservazione più attenta rivelano invece la loro reale natura: memoria di un simulacro.
Thomas Demand occupa con la sua opera una posizione unica nel panorama dell’arte contemporanea.

Redazione Nove da Firenze