La messa in sicurezza del bacino dell'Arno


Regione Toscana e Autorita' di Bacino hanno infatti definito gli interventi per i quali, grazie ad una disponibilita' di oltre 27 miliardi di lire, sara' possibile passare in tempi rapidi alla fase di progettazione. Si tratta del programma annuale che, oggetto di uno specifico protocollo di intesa, e' stato definito sulla base di quanto previsto dal piano stralcio, tenendo conto anche della necessita' di garantire gradi omogenei di riduzione del rischio a scala di bacino, della perimetrazione delle aree a elevato rischio idraulico realizzata sulla base del cosiddetto Decreto Sarno, nonche' degli interventi gia' programmati, di quelli gia' realizzati e di quelli in corso di realizzazione. Le scelte sulla progettazione sono espressione anche delle priorita' individuate in relazione agli interventi per la messa in sicurezza dell'Arno, nell'ambito di un piano di bacino che nell'arco di 15 anni prevede di raggiungere l'obiettivo del contenimento di eventi di piena significativi, quale quello del 1982 e quello, ben piu' importante, del 1966. Inoltre in questi anni e' cresciuta la consapevolezza di quanto sia importante disporre di un portafoglio di opere cantierabili, grazie ad un preventivo lavoro di individuazione dei problemi e delle soluzioni, di messa a fuoco delle priorita', di progettazione. Infatti la difesa del suolo esige non solo cospicue dotazioni finanziarie, ma anche di essere "pronti" con progetti immediatamente attuabili nel caso di nuove disponibilita' di risorse. Risorse che per la Toscana, in questi ultimi anni, sono state gia' notevolmente superiori rispetto al passato, quando ogni legislatura regionale poteva disporre di poche decine di miliardi. Dal 1995 ad oggi, invece, i finanziamenti attivati in Toscana per la difesa del suolo e la prevenzione del rischio idraulico, compresi i fondi erogati dalla protezione civile a seguito di eventi calamitosi e finalizzati non al semplice ripristino dei danni, ma anche e soprattutto alla messa in sicurezza e alla mitigazione dei rischi, hanno superato quota 1.120 miliardi, tra risorse spese e risorse comunque disponibili, di fonte comunitaria, statale, regionale o degli enti locali. Disponibilita' che, tra l'altro, hanno consentito di creare circa 14 mila posti di lavoro temporanei e oltre 400 posti permanenti, senza contare l'indotto. E che, soprattutto, sono state utilizzate con una "filosofia" diversa, concentrandole sulla prevenzione, tanto che per la prima volta e' stata largamente superata la spesa a posteriori, ovvero quella per intervenire sui danni.
E' un impegno che l'amministrazione regionale intende proseguire e rafforzare, anche in riferimento all'accordo di programma che, nel marzo 1999, nell'ambito dell'intesa istituzionale Stato-Regione, ha individuato una copertura finanziaria di 348 miliardi - tra risorse statali, regionali e di altri enti pubblici - per 141 progetti relativi alla difesa del suolo e alla tutela delle risorse idriche.
Ritornando all'intesa Regione Toscana-Autorita' di bacino per la progettazione degli interventi, questo prevede verifiche nelle tre "aree vaste" in cui e' stato suddiviso il bacino (dalle sorgenti all'invaso Enel di Levane, da quest'ultimo alla confluenza dell'Ombrone pistoiese, e da questo alla foce dell'Arno, comprese le aree dei paduli di Fucecchio e di Bientina), con la progettazione preliminare degli interventi di mitigazione del rischio previsti dal piano.
Inoltre si prevede la progettazione di interventi gia' definiti. In particolare:
1. Gli interventi a Levane e La Penna, con l'adeguamento dello scarico di fondo, lo sfangamento degli invasi, la messa in sicurezza dell'abitato di Laterina;
2. La realizzazione delle casse di espansione previste dal piano di bacino lungo l'asta dell'Arno, tra le quali Pratovecchio, Campaldino, Poppi, Bibbiena, Corsalone, Rassina, Castelluccio, Buriano, Figline, Incisa, Rignano, Renai 1, Fibbiana, La Roffia, San Pierino, Montopoli;
3. La realizzazione di casse d'espansione sul fiume Elsa e su altri affluenti e gli interventi di sistemazione idraulica nei bacini montani del Bisenzio e dell'Ombrone pistoiese;
4. La realizzazione di interventi urgenti sui torrenti Marina e Tresa, con relative verifiche di sottobacino. Ricordiamo che per alcune delle opere in progettazione sono gia' disponibili risorse per il finanziamento, totale o parziale, della loro esecuzione. In particolare, per quanto riguarda le casse di espansione, le risorse ammontano a 4.5 miliardi per Pratovecchio, a 8 miliardi per i Renai, a 5 miliardi per la Roffia, a 5 miliardi per Santa Giulia sull'Elsa, a 2 miliardi e 200 milioni per il torrente Ciuffenna.
Oltre 5 miliardi sono disponibili per lo sfangamento delle dighe.

Redazione Nove da Firenze