Oggi è morto Antonio Russo


Riceviamo dal collega Claudio Gherardini e volentieri pubblichiamo un ricordo personale del giornalista radicale scomparso: "Si trovava nel caucaso, in Georgia a Tblisi, è stato trovato cadavere sul bordo di una strada fuori città. Antonio Russo era la passione di informare su fatti e luoghi ignorati dai più senza paura di rischiare la pelle. L'ho conosciuto e frequentato per una settimana a Pristina nel dicembre del '98. Senza di lui non avrei capito quel che ho capito del Kosovo e non avrei conosciuto quei bambini di strada che lo seguivano per la citta¹e cenavano con lui che li considerava fratellini minori e per i quali era un barlume d¹affetto nella miseria delle loro famiglie. Antonio mi offrì il telefonino di Radio Radicale, del quale sino a oggi era inviato speciale, tanto con tutti i miliardi che hanno preso dallo Stato, una telefonata per te se la possono permettere. Accanto al cadavere non sono invece stati trovati il computer e il telefono satellitare.
Aveva iniziato a Radio Radicale per provare a fare il giornalista, lui che era esperto di diritto internazionale e volontario della cooperazione non governativa. Era un inviato molto speciale.
Per essere radicale era stato persino pestato da giovani di un centro sociale che lo avevano riconosciuto dopo la notorietà raggiunta rimanendo a Pristina durante in bombardamenti NATO ma schierato con la gente kosovara e non con la sinistra filo-Milosevic.
Tanto speciale da occuparsi dei ceceni. I Ceceni, che in Italia hanno meno simpatizzanti degli zingari e degli albanesi. Pensate che stava raccogliendo un elenco di famiglie profughe della Cecenia per cercare di organizzare aiuti dall¹Italia e dal Partito Radicale Transnazionale che da oggi annovera un altro militante assassinato e che nessuno in Italia si fila eccetto quei lebbrosi dei radicali stessi.
Un uomo libero, senza potere, altruista, appassionato, senza parrocchia è stato ucciso.
Non sentirete nemmeno i coccodrilli delle TV. I radicali ne parleranno come di uno dei loro anche giustamente, e poi il silenzio e il sogno che un giorno ci sarà qualcun altro che andrà come Antonio Russo a vivere nelle periferie del mondo per capire cosa raccontare poi a noi comodi in poltrona".

Redazione Nove da Firenze