2019-nCoV, il Coronavirus cinese che spaventa il mondo

Amcli (Associazioni Microbiologi Clinici Italiani): "Occorre informare l'opinione pubblica". La prima infezione sarebbe stata contratta in un mercato di pesce ed altri animali selvatici a Wuhan, città di oltre 11 milioni di abitanti con cui l'Italia ha molti contatti. Il virus ha già colpito circa 290 persone in 4 province della Cina, di cui 51 gravi e 6 decedute


(DIRE) Roma, 22 gen. - "Le linee guida in continua evoluzione diffuse dal WHO incoraggiano tutti i paesi a tenersi pronti per contenere l'epidemia, monitorando eventuali casi, prevenendo ulteriore trasmissione nosocomiale, e informando l'opinione pubblica. Le informazioni includono raccomandazioni su come applicare misure di igiene delle mani e di igiene respiratoria, e pratiche sicure per alimenti e mercati. Riguardo alle misure di protezione da adottare nel laboratorio per la manipolazione dei campioni clinici, attualmente il WHO raccomanda di utilizzare il livello 2 (BSL2) associato alle precauzioni standard, con particolare attenzione alla protezione delle vie respiratorie". È questo il commento di Amcli - Associazioni Microbiologi Clinici Italiani alla luce della nuova misteriosa epidemia che si sta sviluppando in Cina. "Occorre predisporre sistemi di monitoraggio per i flussi di passeggeri che arrivano dalle aree geografiche potenzialmente a rischio, allertando la rete locale nazionale di centri di diagnosi precoce senza tuttavia generare ansia e preoccupazione presso la popolazione, soprattutto quella più esposta a fenomeni respiratori", ha ricordato Pierangelo Clerici, Presidente AMCLI e Direttore U.O. Microbiologia A.S.S.T Ovest Milanese.

L'agente patogeno responsabile è stato identificato: si tratta di un nuovo coronavirus, denominato provvisoriamente 2019-nCoV. Il virus, isolato in tempi rapidissimi grazie all'esperienza maturata durante le epidemie di SARS, influenza aviaria e MERS, è un Betacoronavirus molto simile a quello della SARS. Per identificarlo sono stati utilizzati vecchi e nuovi metodi, e un team di scienziati cinesi, coadiuvato dal WHO, ha isolato e coltivato il virus ed ha ottenuto e messo a disposizione della comunità scientifica la sequenza dell'intero genoma. Grazie ad un lavoro di squadra che ha coinvolto i maggiori esperti mondiali è stato messo a punto un protocollo diagnostico specifico in real time RT-PCR, per il quale è in corso la validazione della metodica presso i laboratori internazionali di riferimento e che ha già permesso di evidenziare casi in anche fuori dal territorio cinese. Il contagio, anche in questo caso, sembrerebbe essere di tipo zoonotico, ovvero causato dalla trasmissione del virus da animale a uomo: la prima segnalazione risale a meno di un mese fa, e l'infezione sarebbe stata contratta in un mercato di pesce ed altri animali selvatici a Wuhan, città della Cina centrale di oltre 11 milioni di abitanti. È proprio delle ultime ore la notizia del contagio di alcuni operatori sanitari, il che farebbe ipotizzare che il virus possa trasmettersi anche da uomo a uomo. Attualmente il virus ha già colpito circa 290 persone in 4 province della Cina, di cui 51 gravi e 6 decedute; i numeri tuttavia continuano ad aumentare e molte indagini sono in corso in altre parti della Cina. Al momento sono stati segnalati 2 casi importati in Tailandia, 1 in Giappone, 1 in Sud Corea ed 1 negli Stati Uniti.

"Non si conosce abbastanza sul 2019-nCoV per trarre conclusioni definitive su epidemiologia, contagiosità, rischio di diffusione e patogenesi: non conosciamo la fonte animale, abbiamo scarse informazioni sulle modalità di trasmissione, sulle manifestazioni cliniche o sull'estensione della zona in cui si e' diffuso. Al momento non possiamo escludere la possibilità che il virus arrivi anche in Europa, E' quindi di cruciale importanza identificare, grazie ad una tempestiva diagnosi, i casi ed isolarli il più rapidamente possibile, visto che l'Italia ha diverse connessioni dirette con la città di Wuhan", aggiunge Concetta Castilletti, coordinatore del gruppo di lavoro sulle infezioni virali emergenti (GLIVE) dell'AMCLI, responsabile della UOS Virus Emergenti del Laboratorio di Virologia dell'Istituto Nazionale per le Malattie Infettive "L. Spallanzani". "Il laboratorio di microbiologia si rivela come sempre cruciale nell'eseguire la sorveglianza diagnostica per le infezioni emergenti. Queste rappresentano una minaccia in continuo agguato in un mondo sempre più globalizzato, dove i viaggi e gli scambi rapidi possono portare all'introduzione nel nostro paese di infezioni emergenti prima che le stesse siano addirittura identificate come potenziale minaccia. Nel passato la SARS è stata una formidabile palestra di esperienza in questo campo: la rapidità di risposta che si è osservata nel caso del 2019-nCoV è una forte indicazione che sono stati fatti enormi passi avanti nella capacità di risposta globale" conclude Clerici.

Redazione Nove da Firenze