WWF in Italia, i primi 60 anni e l'impegno per le scuole

Il filo di questo lunghissimo percorso sarà ripercorso in occasione della Giornata Internazionale dell’Educazione

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
22 Gennaio 2026 16:48
WWF in Italia, i primi 60 anni e l'impegno per le scuole

Almeno un milione e mezzo di alunni e alunne coinvolti (solo con i Panda Club), decine di migliaia tra scuole e docenti in tutta la Penisola, decine di progetti di educazione ambientale realizzati. Oltre 860 volumi, dal 1966 al 2023, dedicati al mondo della scuola, del volontariato e della ricerca, oggi interamente catalogati e digitalizzati. Sessanta anni di WWF in Italia vogliono dire 60 anni di attività rivolta ai più giovani, nelle scuole ma anche in natura. Il WWF ripercorre il filo di questo lunghissimo percorso in occasione della Giornata Internazionale dell’Educazione, il 24 gennaio.

Un percorso che giunge fino a noi oggi con l’innovazione della piattaforma formativa One Planet School e le tante attività con le scuole che l’organizzazione continua a promuovere, tra cui l’esperienza di recupero e valorizzazione degli spazi verdi nelle scuole con le Aule Natura.

Per celebrare questa occasione il WWF lancia il Kit per educatrici e educatori WWF(disponibile da domani sulla piattaforma One Planet School) e il gioco online "Un'avventura sostenibile".

Il Kit nasce con l'obiettivo di fornire uno strumento condiviso di ampliamento delle competenze per far fronte alle nuove sfide nell'ambito dell'educazione ambientale e alla sostenibilità. Comprende 15 attività educative uniche e originali messe a disposizione per le attività educative nell'Oasi, nelle scuole e in qualsiasi altro ambito educativo e di confronto.

Fin dalla sua nascita (in Italia, nel 1966), il WWF Italia ha maturato la consapevolezza che la tutela della natura non potesse essere affidata esclusivamente all’azione di conservazione. In un Paese che usciva dal dopoguerra e si avviava rapidamente verso l’industrializzazione, e che, rispetto ai paesi del Nord Europa era caratterizzato da una scarsa alfabetizzazione naturalistica, l'educazione ambientale è apparsa da subito come una leva strategica per accompagnare il cambiamento, incidendo sui comportamenti, sulle scelte collettive e sulla cultura diffusa. Non un’attività collaterale, ma una funzione importante per la missione stessa dell’Associazione.

Anni Sessanta – Seminare in un terreno ancora inesplorato

Negli anni ’60 l’Italia vive il boom economico, con una fiducia quasi illimitata nel progresso tecnologico. In questo contesto parlare di limiti, di tutela della natura e di responsabilità ambientale appare controcorrente. È in questi anni che il WWF Italia, pur in un quadro internazionale inizialmente scettico rispetto all’efficacia dell’educazione, sceglie di investire sui giovani, fondando il Servizio Giovanile per la Natura.

L’intuizione è semplice e radicale: per proteggere la natura non basta spiegarla, bisogna viverla. Si afferma così un primo importante passaggio dall’educazione sull’ambiente all’educazione nell’ambiente, basata sull’esperienza diretta, sull’osservazione e sull’apprendimento attivo. Una scelta pedagogica innovativa per l’epoca, in un sistema scolastico ancora fortemente trasmissivo.

Anni Settanta – Imparare facendo, mentre cambia la società

Gli anni ’70 sono segnati da fermenti culturali, nuove istanze di partecipazione e dalla nascita dei movimenti ambientalisti. Il WWF intercetta questo clima e lo traduce in pratiche educative strutturate. Nel 1971 nascono infatti i Panda Club: gruppi di ragazzi che non si limitano a aderire simbolicamente all’Associazione, ma diventano protagonisti di attività concrete. Attivo fino al 2019, ha visto coinvolti in totale più di 72 mila classi, oltre 69 mila insegnanti e circa un milione e mezzo di alunni e alunne.

Per molte bambine e bambini, ragazze e ragazzi, il WWF è arrivato a scuola con il Kit Panda Club. L’attesa del Kit era un momento speciale: aprire la scatola, sfogliare i quaderni, appendere i poster e iniziare subito a sentirsi parte dell'Associazione e fare qualcosa.

Il Panda Club proponeva di imparare facendo, offrendo esperienze concrete: costruire, osservare, discutere, prendersi cura, insieme ad approfondimenti su argomenti che erano diversi di anno in anno. C'era il quaderno operativo riservato agli studenti e quello dedicato al docente, che, consentendogli di programmare percorsi didattici che includessero temi e metodologie di educazione ambientale, veniva incontro al docente per praticare una didattica innovativa.

Oggi molti di quei bambini sono adulti e conservano ancora l'immagine del panda sulla tessera, una rivista, un’attività fatta insieme. Il Panda Club ha lasciato soprattutto questo: un legame semplice e duraturo con la natura e con il WWF.

Il metodo del learning by doing, mutuato dalle esperienze anglosassoni, si diffonde così attraverso i kit didattici, i manuali pratici come Salvanatura (realizzato da Fulco Pratesi) e la figura dei Delegati Scolastici, insegnanti che fungono da ponte tra scuola e territorio. L’educazione ambientale si configura sempre più come un’esperienza collettiva, cooperativa e trasformativa.

Anni Ottanta – L’ambiente entra stabilmente a scuola

Con l’emergere di grandi crisi ambientali globali – da Chernobyl al buco dell’ozono, all’inquinamento dell’aria e dell’acqua – la questione ecologica e entra nel dibattito pubblico e nelle aule scolastiche. Il WWF risponde strutturando interventi educativi più sistematici e continuativi: materiali didattici dedicati, attività in classe integrate con esperienze all’aperto, percorsi pensati per diverse fasce d’età. In questi anni si consolida uno stile educativo che diventerà distintivo: rigore scientifico, linguaggio accessibile, centralità dell’esperienza. Il WWF porta le classi nei supermercati per educare al consumo critico e consapevole, in giro per il circondario della scuola, connettendo i temi ambientali al quotidiano dei più giovani.

Nel 1987, con l’apertura del primo Centro di Educazione Ambientale nell’Oasi di Orbetello, nasce un modello destinato a diffondersi su scala nazionale: luoghi pensati per l’educazione residenziale, dove il contatto continuativo con la natura diventa parte integrante del percorso formativo. Le Oasi WWF diventano laboratori di educazione ambientale a cielo aperto, anticipando quello che è oggi è l'Outdoor Education, riconosciuto e promosso sia da Indire che dal Ministero dell'Istruzione e del Merito, oltre che a livello internazionale con il quadro delle competenze europee (GreenComp). Nasce Panda Junior, la rivista del WWF pensata per i più giovani, piena di curiosità, giochi ed esperimenti per scoprire la natura e il nostro pianeta.

Anni Novanta – Dall’educazione dei bambini alla trasformazione delle comunità

Negli anni ’90, mentre si afferma il concetto di sviluppo sostenibile, il WWF amplia il proprio sguardo educativo anche agli adulti, gli insegnanti, le istituzioni. Nascono grandi campagne educative capaci di coinvolgere centinaia di scuole e persone su temi complessi: la biodiversità, il futuro delle città, il cambiamento climatico.

Progetti come La riconquista della città o Immaginare il futuro testimoniano un’educazione che non si limita alla conoscenza, ma stimola visione, partecipazione e cittadinanza attiva.

Il Congresso dei Bambini di Bologna (1994) rappresenta simbolicamente questo passaggio: i più giovani che contribuiscono a ripensare lo spazio urbano, chiedendo città “a misura di bambino”.

Sul piano istituzionale, il contributo del WWF alla Carta di Fiuggi (1997) segna un momento chiave: l’educazione ambientale viene riconosciuta come componente essenziale delle politiche pubbliche per lo sviluppo sostenibile. (1)

Anni Duemila – Strutturare e consolidare

Con l’inizio del nuovo millennio, l’educazione ambientale esce definitivamente dalla dimensione sperimentale. Il WWF viene accreditato come ente di formazione dal Ministero dell’Istruzione (allora MIUR), rafforza la formazione dei docenti e sistematizza il proprio patrimonio educativo attraverso strumenti come i Quaderni di educazione ambientale.

L’approccio si fa più complesso e interdisciplinare: alla tutela della natura si affiancano temi come l’economia, la giustizia sociale, l’impronta ecologica e la cittadinanza globale. Senza rinunciare alla dimensione esperienziale, l’educazione WWF accompagna una scuola chiamata a confrontarsi con le sfide della sostenibilità.

Dal 2010 a oggi – Innovare senza perdere il contatto con la natura

Negli ultimi quindici anni, in una società sempre più digitale e interconnessa, il WWF ha ampliato linguaggi e strumenti educativi, integrando piattaforme online, contenuti interattivi e formazione a distanza. Parallelamente, ha rafforzato il valore dell’esperienza diretta in natura, riconoscendone il ruolo fondamentale per l’apprendimento, il benessere e lo sviluppo delle competenze socio-emotive. Nasce così il progetto “Aule Natura WWF”: dalla consapevolezza che il contatto quotidiano con ambienti naturali, anche in contesti scolastici urbani, favorisca concentrazione, inclusione, apprendimento attivo e cura degli spazi comuni.

Oggi sono oltre 80 le Aule Natura realizzate nelle scuole italiane.

Le Oasi in Ospedale WWF estendono questa visione a contesti di fragilità, offrendo a bambini e famiglie spazi verdi pensati come luoghi di sollievo, relazione e continuità educativa, dove la natura diventa parte del percorso di cura e di benessere.

Lanciato nel 2022, con l’edizione di Urban Nature “La Natura si fa Cura”, il progetto Oasi in Ospedale nasce dalla consapevolezza del legame inscindibile tra salute umana e salute della natura. Ad oggi sono 6 le Oasi in Ospedale realizzate, con oltre 1.500 mq totali di spazio progettato e dedicato, per oltre 10mila possibili pazienti beneficiari/anno.

Tra gli ultimi contributi all’educazione ambientale di questi ultimi anni si inserisce anche One Planet School, l’innovativa piattaforma educativa e formativa del WWF che accompagna studenti, insegnanti e cittadini di tutte le età in percorsi di formazione continua sui temi della sostenibilità, del clima e della cittadinanza globale. L’educazione si allinea così agli obiettivi dell’Agenda 2030 in un ponte ideale che porta al futuro e ai bambini e alle bambine che domani scopriranno la natura con il WWF, così come lo hanno fatto ieri i loro genitori.

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