Il 19 marzo, giorno di San Giuseppe patrono degli artigiani, via Guelfa è stata trasformata nel palcoscenico di una cerimonia celebrata in "pompa magna". L'obiettivo dichiarato restituire un pezzo di identità storica alla città attraverso la riattivazione di fondi sfitti, trasformandoli in un nuovo Polo Artigiano. Tra tagli del nastro e sorrisi d'ordinanza, la narrazione istituzionale ha dipinto l'evento come un momento di svolta per il centro storico fiorentino.
La Sindaca Sara Funaro ha parlato di un "nuovo respiro dell'artigianato" che si affianca al recupero dell'ex convento di Sant'Orsola, nel solco di un sedicente "Rinascimento metropolitano". Nelle parole dell'Assessore Jacopo Vicini, il polo dovrebbe rappresentare una "vetrina viva e dinamica"per le eccellenze locali.
Tuttavia, il passaggio più significativo è arrivato dai presidenti di categoria Francesco Amerighi e Serena Vavolo, che hanno dichiarato: "Firenze non può essere soltanto una città da guardare: deve tornare a produrre", promettendo che in via Guelfa l'artigianato sarebbe tornato a essere "lavoro quotidiano". Secondo il comunicato ufficiale, i locali ai civici 79/r, 83/r e 107–108/r dovevano tornare a vivere come laboratori aperti, non semplici esposizioni.
Eppure venerdì 20 marzo alla redazione Nove da Firenze i residenti della zona raccontano che le saracinesche sono ancora abbassate. A meno di 24 ore dalla festa, i fondi che dovevano essere "laboratori aperti" risultano desolatamente chiusi in quella che era stata annunciata come la prima giornata lavorativa. Il contrasto tra la "pompa magna" del giovedì e il silenzio del venerdì trasforma il "Rinascimento" promesso in un set cinematografico smontato troppo in fretta.
Come quotidiano online di Firenze dal 1997 sentiamo il dovere di chiedere conto di questa discrepanza tra annunci e realtà. Era davvero necessario forzare i tempi per una cerimonia il 19 marzo in omaggio al santo patrono degli artigiani, se i laboratori non erano effettivamente pronti per la piena operatività il giorno seguente?
Il rilancio del centro storico non può passare da inaugurazioni-lampo ad uso e consumo dei social media. Se via Guelfa deve essere il simbolo di una Firenze che "torna a produrre", non può permettersi di tenere le serrande abbassate il giorno dopo il debutto. La trasparenza dell'amministrazione si misura sulla continuità dei servizi e sulla reale operatività delle botteghe, non sulla coreografia dei tagli del nastro. Firenze ha bisogno di artigiani che lavorano, non di figuranti per una propaganda istituzionale che svanisce non appena si spengono i flash.