Tutti giù per terra: caduti ed abbattuti, c'erano una volta i pini di città

Quest'anno c'è stato una grande moria dei pini, come voi ben sapete!


 Anacronistici, pericolosi, hanno ramificato nel catrame, potevano essere potati meglio: un tempo erano la gioia dell'affaccio. Chiamiamoli pini ma ne esistono più di 100 specie diverse. "I più alti e folti sono anche i più pericolosi" hanno sentenziato gli agronomi che si sono occupati del caso nella capitale. A Roma l'area storica, nell'immaginario collettivo, è rappresentata da un rudere e da un pino.
  Proseguono in tutta Italia le cadute dei pini su strade e piazze urbane, seguono accertamenti alla pianta con un occhio all'ultimo esame Visual Tree Assessment, ovvero la valutazione visiva dell’albero su basi biomeccaniche, propedeutica all'inserimento della pianta nelle classi di propensione al cedimento.

Il fenomeno nel capoluogo toscano è stato particolarmente discusso, in tempi non sospetti. Erano i primi anni del 2000, quando veniva abbattuto il filare di pini che dall'Isolotto andava verso la periferia e la Firenze Pisa Livorno, quasi una pineta urbana che guardava il mare. "Ad interrompere la poesia" si disse, arrivava la prima linea della Tramvia Firenze - Scandicci.
 Altro abbattimento di gruppo è avvenuto in tempi recenti a Santa Maria Novella dove gli esemplari sopravvissuti alla Pensilina di Toraldo di Francia sono stati eliminati tra un'emergenza guano ed i cantieri per la Linea 3 della Tramvia.
In viale Guidoni è accaduto nell'estate 2017: non è la strada scelta per la Linea 2 della Tramvia, che passa da Novoli, ma gli esemplari erano tutti in terza classe tendente alla D, ovvero nel rischio crollo imminente.

 Il dibattito è proseguito fino ai giorni nostri tra cadute più o meno drammatiche e contestati abbattimenti: alcuni rientrati nella girandola delle Fake News dovute alla difesa di alberi sanissimi che poi sono rovinati al suolo.  Questo mentre sono ancora in discussione progetti quali la riqualificazione di piazza dei Ciompi caratterizzata da un unico pino, oppure di piazza della Vittoria caratterizzata proprio dalla presenza di tanti pini. Che fare? Chi si prende la responsabilità di difenderli, e chi di abbatterli? 

Nei nuovi progetti non ci sono più, troppe criticità: ramificazione superficiale ed orizzontale che rigonfia l'asfalto, con conseguente instabilità raggiunta una certa altezza, poi perdono facilmente i rami in caso di eventi meteorologici estremi come quelli che si sono intensificati negli ultimi tempi, ed infine per la processionaria, un insetto che uccide la pianta ma è dannoso anche per gli esseri umani e gli animali.

 Tirati, strattonati, per vedere se cedono. Ad inizio marzo a Firenze sono state effettuate delle prove di trazione meccanica sui pini del Lungarno Colombo, operazioni effettuate nelle ore notturne dalle 21 alle 6 della mattina, legando e tirando la pianta con un mezzo per verificarne la stabilità ed a seguire i Visual Tree Assessment.
 
Poche ore fa dei pini sono precipitati su alcune auto. Conseguenza: tre pini saranno abbattuti in via Mariti, perché la direzione ambiente sulla base degli approfondimenti eseguiti dai tecnici comunali, supportati da un esperto esterno, ha sancito che "I tre alberi non danno più garanzie di stabilità".

 Ma come ci siamo arrivati? Oggi se il caduto non era malato era comunque claudicante oppure in classe C, equivalente a "rivedibile". In ogni caso spetta a chi si assume la responsabilità del danno decidere per l'abbattimento oppure il transennamento a vita. Già perché c'è anche questo rimedio. Sicuro forse, ma esteticamente opinabile.

La transenna evergreen. Il 19 febbraio al Giardino dell'Orticoltura di Firenze si è ribaltato un pino in classe C che "sarebbe stato ricontrollato nei prossimi mesi", immediato il sopralluogo dei tecnici della direzione ambiente, e riaperto dopo 24 ore il giardino ma... per metà. Palazzo Vecchio spiega che "Verrà transennata tutta l'area del filare di pini, di cui faceva parte anche quello ribaltato. La prossima settimana verranno effettuate delle prove di trazione su tutto il filare di pini, sulla base delle cui risultanze verrà valutata un'opportunità o meno di procedere con le eventuali sostituzioni". Ad oggi però il Giardino è ancora fruibile per metà, quella non transennata.

Il monitoraggio continuo ha un costo, la responsabilità del danno, vista l'occupazione del suolo pubblico da parte di mezzi e persone, ha un valore sempre più alto in termini non solo economici.
L'abbattimento diventa dunque il primo passo verso un ricambio generazionale con uno sguardo malinconico al passato, a quando i filari ispiravano versi e producevano pinoli da staccare a sassate dalle pigne. 

Antonio Patruno