Turismo, Anselmi: “Trovare una via toscana alla fase due”

Oggi il dibattito nell'Aula regionale. In commissione Sviluppo economico, ascoltati ieri pomeriggio rappresentanti e lavoratori di oltre 40 tra associazioni del comparto turistico. Agriturismo: 60.000 posti letto in Toscana. Nel 2020 il settore subirà perdite di fatturato almeno dell’80%


Firenze– Situazione catastrofica, stagione fallimentare, stato di crisi di un intero settore da un lato; richiesta di liquidità immediata e regole certe per la riapertura dall’altro. Questa la voce unanime e i toni forti usciti dai rappresentanti delle associazioni di categoria e dei lavoratori del comparto turistico che, ieri pomeriggio, sono stati ascoltati in audizione via telematica in commissione Sviluppo economico e turismo, presieduta da Gianni Anselmi (Pd). “Il turismo, un settore che vive di aggregazione e convivialità e proprio per questo richiede un approccio ancora più specifico rispetto a quello necessario per le altre attività economiche", ha detto Anselmi. Sono state oltre quaranta le associazioni che hanno partecipato, portando il loro contributo, in rappresentanza di turismo verde, agriturismi, campeggi, guide turistiche, ambientali, alpine, agenzie immobiliari e di viaggio, locatori turistici, albergatori, discoteche e locali per l’intrattenimento, Confcommercio, Coldiretti e Confindustria, Anci.

Molte le problematiche evidenziate e le richieste avanzate dai vari rappresentanti del mondo del turismo, la maggior parte delle quali comuni a più comparti. Da Federalberghi, Daniele Barbetti parla di una perdita stimata di presenze “tra il 60 e il 75 per cento con un fatturato perso che si stima tra 6,5 e 8,5 miliardi di euro”. Per Confesercenti, Alessandro Olmi descrive “una fase due che a poco serve ai ristoratori. Riaprire così è un grosso rischio per gli imprenditori – ha detto - che si domandano quali saranno i ricavi con queste norme restrittive e come sarà possible far quadrare i bilanci mentre i costi corrono”.

Alessandro Trolese, in rappresentanza del settore discoteche e locali descrive un settore gravemente colpito, “che è stato il primo a chiudere e sarà l’ultimo a riaprire”. Francesco Bechi di Confcommercio sottolinea la necessità di avere “modelli e criteri unitari per dare un messaggio di omogeneità e sicurezza al turismo su tutto il territorio nazionale”.

Sul tema è intervenuto anche Anselmi “serve una cornice nazionale ma poi bisogna tener conto delle istanze territoriali – ha detto il presidente – il Governo deve fissare un’asticella rispetto al numero di contagi al di sotto della quale le regioni possano legiferare, mettendo in campo la loro visione del territorio anche a livello epidemiologico in modo da proporre una via Toscana al rilancio del turismo”.

Sul fronte delle richieste: liquidità, indennizzi a fondo perduto anche per soluzioni ponte verso il 2021, sostegno agli affitti e al reddito, sospensione delle imposte, sgravi fiscali. Richieste per lo più condivise nell’intervento di Francesco Palumbo direttore di Toscana Promozione: “In primis occorre dare liquidità al settore per garantire la sopravvivenza del settore, poi fare programmazione e promozione con scenari diversificati sulla base del confronto nazionale ed internazionale”.

Anche Simone Gheri di Anci ribadisce il “sostegno alla liquidità e al reddito in termini rapidi” e “protocolli nazionali per ogni settore affinché gli operatori sappiano quali sono le regole con cui si affronteranno i prossimi mesi".

Alessandro Gualtieri della Cisl chiede “un forte investimento per accompagnare aziende e lavoratori ad una riapertura in sicurezza e incentivi alle assunzioni per gli stagionali". I rappresentanti delle guide ambientali, alpine, escursionistiche fanno presente che lavorano “in ambienti naturali che non necessitano di sanificazione e le nostre sono attività culturali e fisiche benefiche” e per questo “occorre favorire una veloce ripartenza con incentivi legati a progetti”. Alberto Calamai parla della necessità di “una defiscalizzazione integrale per il 2020 e di bonus. Le guide si faranno garanti del rispetto delle misure di sicurezza previste”. Non meno grave la situazione dei campeggi, come ha sottolineato Michele Montemagni di Assocamping ricorda che in Toscana ci sono “220 campeggi e 21 villaggi, un settore che ha visto disdette del 100 per cento”. Davide Santetti per gli agenti immobiliari chiede “la sospensione dei canoni di locazione, demaniali e di occupazione del suolo pubblico e della tassa di soggiorno per il 2020 e il 2021” e poi “sostegno per gli operatori stagionali”, l’accesso gratuito e scontato ai vari musei, buoni vacanza.

Tra I più negativi il quadro delineato da Piercarlo Testa della federazione italiana associazioni imprese che immagina tre possibilità alquanto drammatiche per gli operatori del turismo “vendersi alle mafie, a competitor stranieri o la via del fallimento”. Secondo Marco Cassaroli, Assoviaggi, “le agenzie di viaggi vivono una crisi profonda e non sanno nemmeno cosa potranno vendere in futuro.” Per il comparto extralberghiero, Cesare Gherardi ricorda “i bed&breakfast, attività spesso a conduzione familiare delle quail non si è ancora detto niente”. Stefano Gabbrielli di Confindustria ricorda che “gli albergatori hanno l’80 per cento dei lavoratori in cassa integrazione” e “molti decideranno di non riaprire senza la presenza di mercato”, da qui la richiesta di uno “vero e proprio stato di crisi”. Gabbrielli ha chiesto chiarimenti su sanificazione e igienizzazione e un aiuto dalla regione per i costi che le aziende dovranno sostenere e affinché vigili sui tempi dei prestiti alla banche.
Secondo l'assessore regionale al turismo Stefano Ciuoffo, “il nostro sistema di accoglienza e ospitalità in Toscana offre garanzie a lavoratori e ospiti nel rispetto delle condizioni di sicurezza. Ci vorrebbero però linee guide nazionali per le specifiche attività con norme omogenee di comportamento". E sulla liquidità, "devo dire che il provvedimento del Governo ci è parso complicato e che la dilazione delle imposte e della fiscalità non sono soluzioni, occorre alleggerire il carico fiscale complessivo". Infine, dice Ciuoffo, "dobbiamo ripensare questa stagione, tracciando una promozione a medio e lungo termine, con strumenti di valutazione idonei che diano ad ogni territorio una risposta progressiva e modellata rispetto alle criticità che presentano".
In rappresentanza dei balneari ha parlato Stefano Gazzoli, sollevando due tematiche: nel caso di contagio e chiusura in uno stabilimento occorre fare chiarezza sulla responsabilità civile e penale, sulle eventuali responsabilità del datore di lavoro e prevedere un sostegno. E poi è stato il turno degli interventi dei consiglieri regionali. Luciana Bartolini (Lega) chiede per “le località termali un ruolo specifico post covid”. “Con un progetto ad hoc – ha detto la consigliera regionale - le terme potrebbero soddisfare le esigenze di salute e benessere dei cittadini che escono da un periodo di stress”. Preoccupazione esprime Marco Stella (Forza Italia): “Il turismo è uno tra i settori più colpiti ed è quello che ripartirà più tardi. Manca la programmazione, non sappiamo quando sarà consentita la mobilità tra Regioni e tra Stati e occorre mettere in capo azioni che permettano alle aziende di non chiudere serve liquidità”. Da Stella la richiesta di tenere vivo questo focus anche per settori specifici.
Tommaso Fattori (Sì-Toscana a sinistra) ha ribadito la necessità di riaprire in sicurezza. “Il turismo per essere di qualità ed efficace ha bisogno di programmazione e progettazione – ha detto Irene Galletti (M5S) - Il turismo va oltre l’economia, è un seme che dà linfa”. “Occorre agire in modo omogeneo su tutto il territorio”. Le parole d’ordine per Roberto Salvini (gruppo misto) sono “sinergia, turismo di prossimità e locale”.

«Il settore agriturismo toscano – sottolinea Giordano Pascucci – subirà delle perdite di fatturato dall’80 al 100 per cento a causa dell’emergenza sanitaria in corso. Positiva l’attivazione dell’Unità di crisi sul turismo da parte della Giunta regionale, chiediamo di essere coinvolti e di farne parte in quanto l’agriturismo rappresenta una componente di eccellenza dei flussi turistici, per l’attrattiva sul pubblico nazionale ed internazionale e per le risposte che negli anni ha saputo dare al comparto del turismo della Toscana in termini di numeri, di fatturato e di indotto. I nostri agriturismi sono pienamente consapevoli delle difficoltà in atto e pronti a fare la loro parte anche in fase di ripartenza, servono regole uniformi e chiare per lavorare in sicurezza e per poter riaccogliere gli ospiti non appena sarà possibile. Possiamo essere un motore per la ripartenza».

Il presidente Anselmi che si è detto d’accordo sulla necessità di avere certezze sulle varie fasi e sulle riaperture. "Un lavoro va fatto, almeno che non si consideri già persa la stagione - ha detto il presidente - Vedrei delittuoso rinunciare alla sfida, occorre mettere insieme tanti aspetti sanitari, mobilità, tracciabilità delle persone, promozione del territorio e accoglienza". "Sulle spiagge - ha aggiunto Anselmi - c'è bisogno di un progetto pubblico privato per sostegno al monitoraggio dei litorali". Infine, sulla liquidità "è mia opinione che l'intervento statale sul credito non sia stato apprezzato dalle imprese per indebitamento, tempi lunghi e burocrazia, occorrono risorse vere, iniezioni dirette sui conti correnti e poi chiedere alle aziende di certificare i ricavi 2019 da febbraio a maggio e rimborsare una parte di quel fatturato in ragione della complessità aziendale".

Oggi Jacopo Alberti (portavoce dell'opposizione) ha rappresentato all'aula "la preoccupazione che mi viene manifestata da parte di imprenditori che lavorano al 100 per cento con il turismo straniero: le loro attività potranno riacquistare la normalità tra un anno, come faranno a sopravvivere nel frattempo? Serve un provvedimento nazionale e mi auguro che la Regione Toscana sia in grado di dare risposte".

Leonardo Marras (capogruppo Pd) ha fatto il punto sulla situazione tra i provvedimenti nazionali e il livello mantenuto dalla Regione, alla quale rivolge il "plauso e incoraggiamento in questa fase". Da una parte la tenuta del servizio sanitario, la concertazione con categorie economiche e i sindacati, che hanno di fatto "messo la Toscana avanti nel quadro delle regioni in termini di risposte, proposte e interventi". Se è chiaro che le ordinanze hanno un carattere di immediatezza e contingenza, tuttavia ciò deve avvenire "in un quadro di legalità: a me non piacciono le fughe autonome e propagandistiche di certe regioni". L'ultimo decreto governativo, dice Marras, "non ci ha soddisfatto in pieno: non ha considerato soluzioni diverse per territori che hanno condizioni diverse". In questo senso il capogruppo chiede a Enrico Rossi di invitare il Governo a "riconoscere autonomia e tenere in conto le differenze rispetto alle condizioni reali di salute", augurandosi che "il monitoraggio che ci è richiesto serva a questo riconoscimento". Tra i grandi temi da affrontate nella Fase 2, quello della scuola e dei genitori che rientrano a lavoro con bambini che, nella fascia 0-6 anni, non hanno possibilità di vivere minimamente la vita sociale; e quello della sicurezza, su cui la Toscana deve continuare "con al prontezza che ha mostrato finora".

Monica Pecori (gruppo misto), precisa che "anche la Regione Toscana si è mossa in ritardo" e comunque "le ordinanze che si susseguono giorno per giorno mostrano come presidente e Giunta si stiano muovendo in piena autonomia": "Magari quando le forze politiche danno indicazioni rispetto alle ordinanze dovrebbe esserci lo spazio per parlarne, e invece questo manca", commenta. Critiche anche su alcune delle disposizioni assunte dal presidente Rossi nell'ordinanza 38, come ad esempio sull'uso delle due mascherine chirurgiche: "se si deve puntare sulla sicurezza dei lavoratori, bisogna che questa sicurezza sia certa", afferma Pecori. La consigliera, dichiarando "molte perplessità", invita tutti ad aprire gli occhi sulla realtà: "Ci sono code di persone davanti alla Caritas ed altre associazioni, e fortuna che i toscani hanno il cuore più grande della loro capacità di spesa". Pecori conclude chiedendo se "c'è la possibilità di raschiare il fondo del barile nel bilancio, così da andare incontro a queste situazioni".

Gianni Anselmi (Pd) è intervenuto in quanto presidente della commissione sviluppo economico, tracciando un punto sull'attività portata avanti in queste settimane e anche nella seduta di ieri, con particolare attenzione ai settori del commercio e del turismo, drammaticamente esposti nella situazione presente. La discussione si è svolta in due sedute, con una platea molto vasta di categorie e sigle, spiega Anselmi, per i comparti del commercio, del turismo, dei servizi, e con la partecipazione dell'assessore Stefano Ciuoffo, dell'Anci, del direttore di Toscana promozione (Francesco Palumbo). In cima alle considerazioni del presidente il tema della liquidità e la moltitudine di proposte contenute negli atti presentati dai gruppi consiliari: si attende il decreto di aprile per "comporre un documento il più possibile condiviso" in seno al Consiglio. Bisogna in ogni caso "tentare una via Toscana alla Fase 2, e costruirla nelle settimane che precedono la riapertura" afferma; e su questa articolazione territoriale bisogna "confrontarsi con il governo in modo molto serio, ma sempre "stando nel perimetro del percorso previsto a livello nazionale".

Il presidente della Regione, Enrico Rossi, ha apprezzato il confronto in consiglio perché, "pur nella diversità di posizioni", si è mantenuto "la correttezza del ragionamento e del confronto di cui c'è bisogno; il momento è tale che i litigi rischiano di generare scoramento nei cittadini". In primo piano anche il prossimo ritorno del Consiglio regionale a riunirsi con la presenza fisica dei consiglieri, annunciata oggi dal presidente Eugenio Giani: "Ho stima e apprezzamento per il ruolo svolto dal presidente Giani - ha detto Rossi - e per come sia riuscito a mantenere continuità nel lavoro, cosa che non era né scontata né facile. Ma naturalmente l'attività dovrà intensificarsi".

Nel lungo intervento del presidente le considerazioni si sono concentrate sugli aspetti economici. Rossi non crede "che le Regioni possano essere trattate tutte allo stesso modo", anche perché "la ripresa deve avvenire nel massimo della cautela e della prudenza, in sicurezza". Il presidente ha ricordato l'impegno speso nei vari settori, e passato in rassegna le varie ordinanze: la riapertura del settore esposto sul versante internazionale - "la locomotiva della Toscana, produce il 33 per cento del nostro pil" -; i temi del trasporto pubblico; il turismo e il commercio; la libertà per gli anziani di andare negli orti - "oggi metterei un limite comunale" -; l'attenzione per i centri commerciali - "mascherine, gel, guanti" -. "Per noi il fatto è sempre stata la ripartenza in sicurezza", ha ribadito il presidente, e in questo senso "sarà fondamentale il monitoraggio", cosicché alcuni settori, se necessario, "possano essere rallentati o fermati", perché "basta un focolaio da una parte per riaccendere i contagi".
Rossi è "molto preoccupato per la vicenda economica": accanto ad alcuni ritardi per le partite Iva ci sono le difficoltà sul piano della liquidità: "ma basterà?", si chiede Rossi. Il presidente guarda a "un rilancio che veda le istituzioni pubbliche svolgere una funzione trainante", parla di "una ripartenza keynesiana". La crisi si concentrerà in pochi mesi e "sarà una crisi con conseguenze drammatiche"; accanto alle misure per le famiglie, come il reddito di emergenza , "ci vuole intanto un intervento pubblico che porti ad accelerare le opere pubbliche: a luglio avevamo fatto un piano per la crescita che prevedeva di mettere in campo 6 miliardi di investimenti; ora dobbiamo chiedere un modello Genova". Lo Stato, ricorda Rossi, "può mettere in campo grandi piani; oltre alla liquidità occorre che sia assicurato a questa Regione un flusso di risorse intorno ai 4,5 miliardi, altrimenti rischiamo di andare verso una crisi sociale che potrebbe avere effetti devastanti. Spero di sbagliarmi".
Tra le indicazioni anche la necessità di "un grande progetto per assistere ed educare in sicurezza i nostri ragazzi", perché "noi dobbiamo garantire la ripresa dell'attività educativa". La soluzione potrebbe stare nelle scuole con piccoli numeri, dice Rossi, o ricorrendo ad educatori, micro nidi, associazioni sportive.
Quanto al tema della ripartenza, "occorrerà guardare attentamente ciò che accade il 4 maggio, con la ripresa"; meglio "tenere il perimetro regionale".

Redazione Nove da Firenze