Toscana, cimiteri e infrastrutture: il forno crematorio è diventato indispensabile

La cremazione ridurrebbe i costi di gestione rispetto all'inumazione a terra e alla tumulazione in loculo


 Il forno crematorio sarebbe diventato una infrastruttura cimiteriale indispensabile, "con costi inferiori rispetto all'inumazione a terra e alla tumulazione in loculo, accanto al vantaggio in termini di riduzione nell’uso di terreno cimiteriale", ma gli impianti attualmente attivi non sarebbero sufficienti a soddisfare la richiesta di servizio davanti ad un aumento delle domande e il necessario fermo tecnico periodico degli impianti, per ordinaria e straordinaria manutenzione.

La Toscana si interroga dunque sul futuro dei servizi di cremazione sul territorio e sulla piena attuazione della legge regionale 29 del 2004 in materia di “affidamento, conservazione e dispersione delle ceneri derivanti dalla cremazione dei defunti”.
Una interrogazione della maggioranza, prima firmataria Serena Spinelli (Articolo 1 – Movimento democratico e progressista) insieme a Nicola Ciolini (Pd), partendo dall’attuale situazione invita a definire regole chiare per la pianificazione, la realizzazione e il funzionamento degli impianti crematori, superando la disomogeneità territoriale, determinata da fattori come la presenza e la capacità degli impianti disponibili.

Questi gli impianti di cremazione presenti in Toscana: 1 ad Arezzo, 1 a Bagno a Ripoli, 1 a Carrara, 2 a Firenze, 3 a Livorno, 1 a Massa (in uso solo per i residenti), 1 a Pisa, 1 a Pistoia, 1 a Siena (in uso due soli giorni alla settimana). 

Da qui le richieste all’esecutivo per sapere quali azioni si intendano intraprendere e la relativa tempistica prevista per giungere all’approvazione del primo piano regionale di coordinamento dei crematori, come previsto dalla normativa; e per conoscere quali Comuni hanno aggiornato il proprio regolamento di polizia mortuaria alla legge regionale del 2004 e se la Giunta ritenga di attivare azioni di sollecitazione verso quelle amministrazioni che non abbiano ancora realizzato le Sale del Commiato e individuato “le aree per la dispersione delle ceneri in natura e dei ‘Giardini delle Rimembranze’ all’interno dei perimetri cimiteriali dove costruire il giusto luogo per lo spargimento delle ceneri”.

Nel rispondere all’interrogazione, l’assessore alla sanità Stefania Saccardi ha sottolineato – con normativa alla mano – che la titolarità degli impianti e la gestione dei crematori è in capo ai Comuni; e “vista la mancanza di una norma nazionale unitaria in materia, la Toscana è tenuta a considerare una serie di elementi – ha affermato – a partire dal rispetto delle esigenze ambientali, accanto alla previsione di superamento della dimensione comunale per tutti i servizi cimiteriali, compresa la cremazione”. “Direi che possiamo attivare la procedura per la realizzazione di un piano regionale sugli impianti di cremazione – ha concluso – ribadendo che, in ordine ai regolamenti di polizia mortuaria, il controllo preventivo obbligatorio è dell’azienda sanitaria territorialmente competente”.

“Soddisfatta per l’apertura dell’assessore e per la risposta” si è dichiarata la consigliera Spinelli, parlando anche a nome del collega Ciolini. “Questa è una importante scelta di civiltà – ha affermato – che va incontro ai cittadini toscani: invito di nuovo Saccardi ad avviare questo percorso complicato in commissione, guardando anche alla messa in rete e al coordinamento dei crematori”.

Redazione Nove da Firenze