Toscana Arancione da domenica, la rabbia delle imprese

Tonini (Cna): "Ulteriore mazzata. L’inasprimento delle misure significa non solo staccare la spina alle attività produttive, ma anche gettarle nello sconforto e nella totale incertezza". Gronchi (Confesercenti): "Chiediamo provvedimenti straordinari"


"Ho parlato con il Ministro Speranza e mi ha comunicato la decisione della cabina di regia di portare in zona arancione Toscana, Liguria, Abruzzo e provincia autonoma di Trento". Così il presidente della Toscana Eugenio Giani che prosegue: "Sono trascorse 5 settimane in zona gialla ed è fisiologico un aumento dei contagi che non rappresenta un picco incontrollato, ma invece una progressione che occorre frenare per poter presto riportare condizioni sicure per la salute dei cittadini. Le Regioni non hanno la facoltà di modificare le decisioni delle autorità governative. Sottolineo comunque come il nostro sistema sanitario stia gestendo in sicurezza la pandemia, perché i numeri dei posti occupati in terapia intensiva e nelle postazioni Covid sono solo un terzo rispetto a quelli di novembre. Cerchiamo di tenere comportamenti virtuosi e responsabili perché con i vaccini stiamo innalzando il fronte di contrasto al Covid. Ad oggi abbiamo somministrato 176.060 vaccini, più lo Stato ne trasmette e più rapidamente li somministreremo. Ho chiesto al Governo di fare di tutto per acquistare più vaccini e consentirci di somministrarli velocemente, la vaccinazione è la vera arma contro la pandemia".

Il ritorno della Toscana in zona arancione rischia di trasformarsi in un dramma economico e sociale per le imprese toscane, costrette a vivere nell’incertezza, senza la possibilità di programmare il futuro. È questo il parere di CNA Toscana, che attraverso il presidente Luca Tonini analizza l’inasprimento delle misure anti-contagio, che a partire da domenica 14 febbraio colpiranno la nostra regione. “Purtroppo i timori di inizio settimana si sono concretizzati - afferma Tonini - la Toscana da domenica tornerà in zona arancione e questa sarà un’ulteriore mazzata per le imprese. L’inasprimento delle misure significa non solo staccare la spina alle attività produttive, ma anche gettarle nello sconforto e nella totale incertezza. Questo valzer estenuante di colori non permette di programmare l’attività e rappresenta un ulteriore grave danno economico per tutti i settori. La decisione arriva poi dopo un periodo durante il quale si iniziava ad intravedere qualche timido segnale di ripresa”.

“Adesso, invece, si torna nell’incertezza di non sapere cosa si potrà fare domani – prosegue Tonini - alla quale si aggiunge l’incapacità di capire cosa potranno fare alcune categorie economiche che si apprestavano a ripartire, come gli operatori del settore sciistico e delle palestre. Ormai non è più neanche una questione di ristori, ma è necessario che ci siano regole chiare e precise perché questa situazione non è più tollerabile. Occorre dare una risposta chiara, precisa e rapida, anche perché ci sono molti lavoratori che aspettano la cassa integrazione di novembre, dicembre e gennaio e non possono attendere oltre”.

CONFESERCENTI.  Il passaggio della nostra Regione in zona arancione, proprio nel giorno della Festa di San Valentino, rappresenta l’ennesimo duro colpo al settore dei pubblici esercizi che in questo fine settimana avevano già raccolto le prenotazioni, acquistato la merce e pianificato il personale.

"Il sistema dei colori e delle misure diversificate tra territori è fondamentale, ma le misure di contenimento sono diventate incomprensibili - afferma Nico Gronchi Presidente Confesercenti Toscana - I contagi aumentano nelle RSA e negli ospedali; per i trasporti non si sono trovate misure efficaci, e la soluzione è chiudere bar e ristoranti e fermare lo spostamento tra Comuni? Comunicare a 30.000 aziende che dovranno stare chiuse, a solo ventiquattro ore da un giorno da quasi tutto esaurito come domenica prossima. È una situazione troppo pesante e molti clienti stanno chiedendo di anticipare al sabato il pranzo di San Valentino, chi può lo faccia".

“E’ inaccettabile continuare a lavorare in un clima di incertezza costante e senza programmazione: questa situazione è diventata insostenibile. – afferma Franco Brogi Presidente Fiepet Toscana - Senza voler dare giudizi sulle valutazioni scientifiche che non ci competono, non possiamo che constatare la necessità di mettere in campo nuovi strumenti normativi che non possono limitarsi a divieti e limitazioni all’attività di impresa, ma che concilino la salvaguardia della salute pubblica, del lavoro e della convivenza civile e sociale.”

Senza regole chiare e semplici, diventa difficile promuovere “comportamenti corretti”, che di fatto rappresentano l’unica soluzione per uscire da questa crisi. È necessario conciliare salute e lavoro, che, però, non può tradursi sempre e solamente in “chiudiamo le sole attività legate alla ristorazione e all’intrattenimento”. Chiediamo di definire in tempi rapidi un nuovo piano che affianchi la campagna vaccinale e superi la logica delle sole restrizioni, specificando cosa è possibile fare e quali le regole da seguire. Serve coerenza, tenendo conto che l’attuale sistema di insicurezza sta destabilizzando non solo le imprese ma anche i cittadini.

Non a caso, oggi, sono in aumento le manifestazioni di insofferenza e protesta; fino agli episodi di disobbedienza civile con iniziative, perlopiù scomposte, ma nondimeno da considerare avvisaglie di una situazione sempre più esasperata.

È fondamentale restituire la dignità al settore dei pubblici esercizi, attraverso un piano ben definito che conduca a una riapertura in sicurezza dei locali. Le nuove considerazioni del CTS, sollecitato dalla nostra attività sindacale, rappresentano un cambiamento importante nell’approccio alla questione sicurezza nei pubblici esercizi. Dobbiamo ripartire da lì.

“Le nostre imprese necessitano di misure di sostegno adeguate, e ben più consistenti di quelle messe in campo fino ad oggi, altrimenti migliaia di aziende falliranno. – prosegue Brogi – È essenziale rafforzare le misure economiche a sostegno del settore, a cominciare dal decreto ristori Quinques, ancora purtroppo in standby, rivedendo i meccanismi di calcolo dei contributi a fondo perduto su base annua.”

Chiediamo provvedimenti straordinari per far fronte a un’emergenza straordinaria, che rischia di far scomparire un settore che dà lavoro a oltre 1 milione di persone – conclude Gronchi – Sono necessarie scelte coerenti nelle riaperture e risposte chiare e immediate in termini di indennizzi. Le nostre imprese non sono interruttori, ma da sempre tengono accesa la luce in tutto il Paese".

Redazione Nove da Firenze